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Colantuoni ricorda Mugnaini: "Era un tifoso eccezionale, aveva sempre una parola d'incoraggiamento, a maggior ragione nei momenti di difficoltà"
giovedì 11 ottobre 2012, 17:30News Doria
di Lorenzo Montaldo
per Sampdorianews.net

Colantuoni ricorda Mugnaini: "Era un tifoso eccezionale, aveva sempre una parola d'incoraggiamento, a maggior ragione nei momenti di difficoltà"

Dopo il centro sportivo di Bogliasco che porta il suo nome, a Gloriano Mugnaini verrà intitolato un largo a Certosa lunedì prossimo.  Sampdoria.it  ha deciso di ricordarlo tramite le parole di un tifoso d'eccezione: Enrico Colantuoni, figlio di Mario, l'Avvocato di campagna che fu presidente del club dal '68 al '73; Enrico, dirigente ormai da un decennio nel Settore Giovanile della Samp, è un vero e proprio archivio di aneddoti e racconti del mondo blucerchiato, e di testimonianze di un epoca che fu:

«Mugnaini l'ho conosciuto bene e di lui non posso che avere un bel ricordo - racconta -. Era una persona simpaticissima, di grande arguzia e umanità. Sono felice per questa intitolazione dovuta non soltanto ai suoi meriti di sampdoriano ma soprattutto alla sua attività di medico amato in tutta la delegazione».

"Se non soffro non mi diverto". Che sampdoriano era Gloriano Mugnaini?
«Era un tifoso eccezionale, aveva sempre una parola d'incoraggiamento, a maggior ragione nei momenti di difficoltà e a quei tempi ce n'erano parecchi. Aveva una grande amicizia con mio padre, erano legati da un rapporto di grande stima reciproca. Lo stesso che lo legava a Paolo Mantovani, che ebbe l'intuizione e il merito di dedicargli il centro sportivo di Bogliasco».

Un ricordo personale?
«Mugnaini non guidava e aveva una paura folle di andare in macchina. Qualche volta mi capitava di riaccompagnarlo a casa. Io ho sempre guidato piano ma lui, spaventatissimo, continuava a ripetermi: "Nu te pa' de ana' un po' troppu forte". Così lo invitavo scherzosamente a scendere, lui ovviamente si rifiutava e poi finiva sempre tutto con una risata».

Mancano certe risate - e certi uomini - a questo calcio?
«All'epoca tutto era più semplice. Non che non ci fossero problemi economici, anzi. Ci si doveva arrangiare: noi puntavamo a restare in Serie A e a mantenere buoni rapporti con i grandi club. Nel '66/67, ad esempio, quando giocavamo in trasferta, mio padre, allora vicepresidente, regalava Lanterne alle squadre ospitanti. Era una sorta di operazione simpatia che tutti ci riconoscevano. Allora le relazioni erano più vere, sincere. I calciatori trattavano i contratti direttamente col presidente e lo facevano durante il ritiro. Ne ricordo uno a Cuneo, con Frustalupi e Salvi a scherzare dopo gli incontri sui compensi con mio padre».

Ruoli istituzionali a parte, da dove nasce la passione blucerchiata di Enrico Colantuoni?
«Sinceramente non ho avuto alternative. I miei nonni materni erano di Sampierdarena e i miei cugini sono stati soci fondatori della Sampdoria. Sono nato sampdoriano: questi colori hanno sempre fatto parte di me, della mia vita e della mia famiglia. Sarò tifoso sempre e comunque, come lo sono stato soprattutto nelle difficoltà».

Tifoso, d'accordo, ma non solo...
«Sono anni, ormai, che faccio parte della dirigenza del Settore Giovanile e per questo devo ringraziare il presidente Garrone. Avere a che fare con i giovani è un qualcosa di entusiasmante perché ti rendi conto della risorsa che possono diventare per la società. In questo senso credo che un aspetto fondamentale sia l'affezione per la Samp da parte di chi ci lavora: con Invernizzi e Massola possiamo andare sul sicuro, così come su chi opera in sede dietro le scrivanie. Di sicuro bisogna lavorare molto, ma sono convinto che il nuovo organigramma tecnico possa darci delle grosse soddisfazioni».

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