Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club
tmw / sampdoria / News Doria
Delneri sulla Samp: "Fu un errore lasciare il lavoro a metà"
mercoledì 3 ottobre 2012, 13:00News Doria
di Lorenzo Montaldo
per Sampdorianews.net

Delneri sulla Samp: "Fu un errore lasciare il lavoro a metà"

Chievo-Sampdoria è, inevitabilmente, la partita di Luigi Delneri. Il tecnico ha vissuto le due esperienze sin qui più esaltanti della sua carriera a Verona e a Genova. In pochi anni però sono cambiate tantissime cose: il suo allievo Corini ora siede sulla panchina clivense, su quella blucerchiata c'è Ciro Ferrara e suoi vecchi giocatori, a Bogliasco, ne sono rimasti pochi. Il mister di Aquileia perciò si abbandona ai dolci ricordi delle stagioni passate, di quella della Champions e di quelle del "Chievo dei miracoli", e anche a qualche piccolo rimpianto insieme al cronista del Corriere Mercantile:

Del Neri, non ci si può perdere di vista un attimo che succede di tutto.
«In effetti. Per fortuna adesso la Sampdoria è tornata nella sua categoria. Non è ancora al livello raggiunto quando ci eravamo lasciati, ma può tornarci».

Tornassi indietro, te ne andresti ancora?
«Oggi è facile dire che fu un errore lasciare il lavoro a metà. Avevo una grande squadra, alle spalle una società molto bene organizzata, avremmo potuto toglierci ancora molte soddisfazioni. Certo, se ci ripenso non fu un affare, visto quel che successe subito dopo a me e alla Sampdoria».

Perché successe?
«Perché nessuno avrebbe potuto dire di no alla Juventus e chi sostiene il contrario sarà meglio che si inventi una bugia più grossa. Ora penso: se da Torino non mi avessero cercato, con una proposta di un certo tipo, di quelle che arrivano una volta nella vita, forse sarei ancora alla Sampdoria. Chissà, magari finirebbe che, a poterci riprovare, rifaremmo tutti gli stessi errori».

Che cosa ti rimane di quel periodo?
«La consapevolezza di aver fatto un buon lavoro, in una società esemplare, con un gruppo di grande qualità. A Genova infatti conservo molti amici, in società come in città, mi sento spesso con il presidente Garrone con cui ho un rapporto franco, leale e trasparente, di reciproca stima e amicizia. A volte ci sentiamo anche soltanto per salutarci. E’ importante per me sapere di aver costruito una serie di legami solidi e autentici, in qualsiasi posto sia stato».

Della “tua” Sampdoria, oggi, è rimasto poco.
«Penso a Gastaldello, a Pozzi, allo stesso Poli. Alcuni dei ragazzi che allora si allenavano ogni tanto con la prima squadra sono cresciuti, come per esempio Obiang, già allora lasciava intravedere grandi qualità potenziali. E poi c’è Angelo Palombo, resta da vedere come si possa riproporre: non si sa mai, i giocatori a volte perdono la strada e poi la ritrovano, se ricordi bene accadde anche durante la mia gestione».

Ricordo. C’è un episodio, un dettaglio più importante, nella tua esperienza doriana?
«Verrebbe da dire tutto il finale di stagione, sei vittorie su sette, il successo a Roma in undici contro ottantamila, il pari a Palermo in una città che aveva vinto quella partita prima di giocarla, il trionfo con il Napoli. Ma io devo restare fedele
a me stesso».

Quindi?
«Quando arrivai da allenatore, tutti ricordavate ancora il mio unico gol da calciatore».

Come dimenticarlo. Direttamente su corner.
«Più che per il corner, ve lo ricordavate per il derby. Ecco che allora mi piace ricordare, di tutte le partite del finale di stagione, la vittoria nel derby. Era un successo importante per la classifica, ma anche perché interrompeva, nel momento più importante, una sequenza negativa nelle stracittadine che ci dava non poco fastidio.Tra l’altro quell’1-0 col gol di testa di Antonio Cassano è finora l’ultima nostra vittoria nel derby. Spero naturalmente che Ferrara e i suoi ragazzi riescano alla prima occasione a togliermi
questo record».

A proposito di Ferrara. Che te ne pare del suo avvio?
«Credo che stia dimostrando ottime qualità. Lo dimostrano il gioco espresso e i risultati. C’è stata sì la battuta d’arresto con il Napoli, ma sono cose che possono capitare in un percorso di crescita. Ferrara ha tutto per primeggiare anche da allenatore, come gli era riuscito da giocatore».

Ora c’è Chievo-Sampdoria, il “tuo” derby.
«Sono contento per Eugenio, che potrà dimostrare le sue doti, al tempo stesso mi spiace per Di Carlo perché è un’ottima persona e un grande professionista, purtroppo conosco benissimo certe dinamiche anche perché mi è capitato di sperimentarle in prima persona. Spero sia una bella partita, dovreicommentarla dalla tv. Mi auguro naturalmente che sia il Chievo che la Sampdoria riescano, a fine stagione, a raggiungere i rispettivi obiettivi».

Ma entrambe si propongono la salvezza.
«Credo che la Sampdoria sia attrezzata per qualcosa di più. Comunque anche io, tre anni fa, non avevo fatto la minima promessa. Poi non sai mai come vadano le cose».

Vuoi dire?
«Io spero che la Sampdoria arrivi in altissimo. Ma se pensoal 2010, non parlerei di miracolo. Il vero miracolo fu al Chievo, un quartiere che arrivava in A a dare spettacolo e fare risultati. Quella sì che fu una favola, solo che era vera».

Altre notizie