Obiang: "A Ferrara devo l'intuizione di avermi cambiato collocazione"
Nel corso dell'intervista che Pedro Obiang ha rilasciato ai taccuini del Corriere Mercantile, di cui vi abbiamo già proposto alcuni estratti, il giovane spagnolo ha ripercorso anche la stagione appena conclusa.
In A, sei passato da Ferrara a Rossi.
"Al primo devo comunque l'intuizione di avermi cambiato collocazione, riportandomi da centromediano a interno. Avevo così l'opportunità di giocare un po' più alto. Rossi è un perfezionista, chiede moltissimo e dà altrettanto: so benissimo di dover migliorare molto, sia in fase di possesso che di non possesso. Il tempo passa anche per permetterti di crescere".
Quale il momento più brutto della stagione?
Senz'altro il fallo patito da Frey a Verona, anche perché sul prosieguo dell'azione avremmo preso il gol della sconfitta. Avevo rischiato di farmi davvero molto male".
Il più bello?
"Il primo gol. Era una partita particolare, dopo la morte del presidente Riccardo Garrone, in settimana avevo parlato con suo figlio Edoardo e gli avevo promesso che ci avrei provato. Anche Maresca lo aveva... previsto. Ma il bello è un'altra cosa".
Quale?
"La maglietta con la scritta "Grazie". L'avevo fatta preparare, ma poi nel primo tempo non l'avevo indossata. L'ho messa nell'intervallo".
E ti sei preso un'ammonizione.
"Il cartellino più bello e giusto, fin qui, della mia carriera".
Pochi mesi e a gennaio eri già uomo-mercato.
"Certo non me l'aspettavo, anche se mi faceva piacere che si parlasse di me. Ma vorrà pur dire qualcosa che sono ancora qui".
Da piccolo a chi volevi assomigliare?
"Non farci il titolo, tanto più che è ovvio che se sogni, sogni in grande: non speri certo di diventare uno scarso. Mi piacevano Zidane, Valeròn, Xabi Alonso, ma anche Yaya Tourè e Vieira".
Tu non sei mai stato bersagliato di cori razzisti. Perchè Balotelli sì?
"Lui è più in vista, attira sentimenti forti in un senso come nell'altro. Quando uno è un campione, idolo della Nazionale, è anche un simbolo. Ma che lui talvolta vada sopra le righe non può essere un alibi per lo squallore".
A proposito di Nazionale...
"Io credo che possa giocare per l'Italia solo chi si senta davvero italiano, non chi scelga una Nazionale alternativa a quella "naturale" in base alle possibilità di giocare. Non mi sento italiano ma rispetto l'Italia, che non potrebbe mai per me essere un ripiego".


