Novellino ricorda il "tre su tre": "Fu il modo migliore di cominciare l'esperienza finora più importante della mia carriera"
La stagione 2002/2003 è una stagione storica per la Sampdoria: oltre alla promozione in serie A con tre giornate di anticipo, i blucerchiati riuscirono a vincere tutti e tre i derby giocati nell'arco dell'anno. Si cominciò infatti in una piovosa serata di settembre, quando fu la coppia gol Flachi-Bazzani a regolare i rossoblù (per cui segnò invece De Francesco), per poi proseguire con i due derby di campionato: 2 a 1 all'andata (ancora Flachi e Bazzani) e 2 a 0 al ritorno (Zivkovic e Conte).
E a ricordare quella stagione e quelle vittorie, ci ha pensato, ai microfoni del Corriere Mercantile, l'allenatore di allora Walter Alfredo Novellino.
Novellino, che cosa ti rimane di quel "Tre su tre"?
"Fu il modo migliore di cominciare l'esperienza finora più importante della mia carriera da allenatore. Ero arrivato alla Sampdoria su chiamata dell'indimenticabile presidente Riccardo Garrone e del ds Beppe Marotta, che avevano appena salvato società e squadra dal fallimento e dalla retrocessione in C1. Con il mio curriculum e con il gruppo che mi era stato messo a disposizione, non potevo avere altro obiettivo che la Serie A".
Missione compiuta. Ma prima...
"E compiuta con tre turni di anticipo sulla fine del torneo. Certo, aver vinto tutti e tre i derby, nella mia prima stagione doriana, nel cuore dei tifosi fu altrettanto importante del ritorno in serie A dopo quattro anni. E' un regalo che ho fatto molto volentieri alla Gradinata Sud, che ricordo con grande affetto. Ora ho una Sud anche a Modena, come se quei termini fossero nel mio destino".
Di quelle tre partite di undici anni fa, quale ricordi con più emozione?
"Sicuramente la prima. Da giocatore del Milan avevo vissuto parecchi derby con l'Inter, ma da allenatore prima di arrivare alla Sampdoria avevo sempre guidato squadre senza rivale diretta cittadina. Era ancora piena estate, si giocò sotto un diluvio incredibile, eravamo più forti ma facemmo un po' di fatica, cosa che avrebbe reso ancor più bello quel successo. Poi in Coppa Italia ci saremmo fermati proprio nella mia Perugia, ma vincere il derby ci permise di cominciare la stagione con il piede giustissimo".
E le due stracittadine di campionato?
"Belle e intense anche quelle, senz'altro, ma col passare del tempo il divario tra noi e il Genoa si era fatto troppo ampio, in quella stagione la consistenza dei rispettivi organici era talmente differente che non avremmo potuto non vincere, pur sapendo che nelle singole partite, e specialmente nei derby, carattere e agonismo possono sopperire alle carenze tecniche. Ma i miei ragazzi seppero prevalere anche sotto questo profilo".
Cosa che non accadeva spesso ai tempi della Sampdoria più forte si sempre, che dal 1990 al 1992, mentre conquistava Coppa delle Coppe e Scudetto, non riuscì a vincere un derby.
"Sicuramente si tratta di una partita a sé, specie a Genova, dove i valori del campo possono essere rovesciati dall'atteggiamento agonistico. Per questo preparai le partite con grande attenzione anche sotto questo profilo, per non avere sorprese".
Per te era un'occasione particolare: non eri molto amato dai tifosi rossoblù.
"Vecchie storie. Sono sempre stato un professionista serio, prima in campo e poi in panchina, e ho sempre giocato per vincere. Le chiacchiere, come mi piace ripetere, le porta il vento".
Non facesti chiacchiere, in quei derby.
"Avevo la fortuna di avere una squadra di uomini veri, oltre che di giocatori eccellenti, ma soprattutto di ragazzi che avevano saputo capire rapidamente quel che significa il derby di Genova. Con elementi come Conte, Volpi, Bazzani, Palombo e Flachi, per fare solo i primi nomi che mi vengono in mente, il mio compito fu molto facilitato".
Del tuo gruppo storico, è rimasto solo Palombo.
"Credo che sia tra i più motivati. Ma soprattutto è rimasta la famiglia Garrone. I giocatori vanno e vengono, così come noi allenatori, ma nelle società le figure di vertice sono le più importanti. Non c'è più il presidente Riccardo, ma il figlio Edoardo ha saputo garantire la prosecuzione della sua esperienza, sotto il profilo dei contenuti e dello stile. Sarò loro sempre grato per l'opportunità che mi hanno dato".


