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tmw / sampdoria / News Doria
Una passione nata in televisioneTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico de Luca
giovedì 10 settembre 2009, 08:52News Doria
di Gianluca Pantò
per Sampdorianews.net

Una passione nata in televisione

Essere Sampdoriani come si sa, è un qualcosa di speciale. Esserlo in città o paesi fuori Genova e fuori Liguria lo è ancora di più. Un fascino d’altri tempi. Nel periodo delle scuole elementari ricordo che tutti tifavano per le tre big del calcio Juventus, Milan e Inter. Era di moda, così come lo è ora. E la moda, come ha affermato lo storico francese Daniel Roche in suo libro “ è tutto ciò che muta nel tempo e nello spazio: oggetti, luoghi e abitudini”.


Avevo appena 8 anni, seguivo il mondo del calcio da poco e un giorno la mia attenzione fu richiamata da quattro magnifici colori sfoggiati dalle magliette di alcuni giocatori durante una partita. Solo in questi ultimi dieci anni, avvalendomi di statistiche e news, ricordo che quella partita era un Sampdoria - Dinamo Bucarest di Coppa delle Coppe. Da quel giorno fu amore a prima vista. Una passione che gelosamente conservo ancor oggi. Una passione che non ha ceduto alle effimere tentazioni della moda.


Personalmente devo molto ai miei miti che oggi non giocano più, quei due “dei” etichettati come “gemelli del goal”: Gianluca Vialli e Roberto Mancini. Tengo a precisare che sono stati assolutamente decisivi per il mio “bildungsroman” calcistico-amoroso per quella “ballerina che danzava” in epici e rinomati teatri italiani ed europei. Una squadra che allora iniziava a scalare vette su vette fino ad arrivare a quel magico scudetto del maggio '91, da me goduto soprattutto per radio, grazie alla voce dell’indimenticabile radiocronista rai Enrico Ameri. L’anno dello scudetto coincise col mio ultimo anno delle elementari. Cresceva la Sampdoria e crescevo anche io. Un binomio perfetto, anche se in quell’anno morì uno dei miei miti di sempre, ovvero il leader dei Queen, Freddie Mercury.


Tuttavia, la delusione più grossa da me patita, è e resterà sempre la finale di Coppa dei Campioni nel '92, persa contro il Barcellona di Koeman e compagni. Una spada di damocle, un sogno spezzato. Un efebo col cuore affranto e lacrime versate davanti a un televisore. Un nome, quello dell’olandese, che resterà ben a lungo impresso nella mia mente come a molti altri colleghi di tifo. E la passione ora diminuiva? Proprio per niente, perché c’era sempre quel numero 10 a rallegrarmi le numerose domeniche passate con i boys-scouts.

Venne poi il tempo di un altro olandese. Questa volta nel segno del bene. L’olandese volante, il tulipano nero Ruud Gullit sbocciato nuovamente sotto la lanterna dopo le delusioni meneghine. Grazie al “cervo che esce di foresta” ritornai ad assaporare incredibili emozioni che non potevo condividere con nessuno. L’ammirazione per i calciatori che vestivano la casacca blucerchiata era sempre più consolidata, e ricordo molto volentieri Platt, Lombardo, Vierchowood, Jugovic, Karembeu, Mihajlovic, Chiesa, Seedorf, Veron, Montella, Laigle... gente a cui m’ispiravo, gente che ha contraddistinto notevolmente la mia adolescenza.


Una menzione speciale va anche a quel Francesco Flachi, eroe del periodo più buio e che con le sue magie è stato capace di tenere sempre a galla la mia passione per i colori blucerchiati. Gli anni di B hanno coinciso con gli anni delle mie più grandi sofferenze amorose, ed è anche per questo che il nostro ex numero 10 è in cima alla lista dei miei giocatori preferiti. Per fortuna che non ci sono solo radio e televisione. La Samp dal vivo, la vidi per la prima volta nel lontano 1989 a Udine. Un ricordo ancora vivo, ma nettamente diverso da quello vissuto in quella curva ospiti di Treviso, in un lontano novembre del 2000.

Tempi da girone dantesco sì, ma anche tempi in cui feci moltissime conoscenze con persone che coltivano la mia stessa passione, senza dimenticare il grande merito di Internet. Un sogno che diventa realtà, stare lì nel nel mezzo a gente che tifa Samp. Un sogno ancora più regale e per fortuna non shakespeariano vissuto in quell’onirico 15 maggio 2005 nella mia terra dove avrei voluto fermare il tempo, proprio come in quel 17 maggio 2003 vissuto in prima linea nella gradinata nord a festeggiare ciò che il destino aveva ingiustamente rubato alcuni anni prima.


Se ieri c’erano Vialli e Mancini, oggi ci sono Cassano e Pazzini...e come direbbe Goethe “L’età non ci rende di nuovo bambini, come si dice. Scopre soltanto che siamo ancora veri bambini”. E allora un domani un qualcosa si vincerà!

 

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