Krsticic: "Spero di diventare un giorno il capitano della Sampdoria. E di restarlo a lungo"
Giovani blucerchiati crescono. Sembrava ieri quando, quella gelida sera del 16 dicembre 2010, Nenad Krsticic ha debuttato nella prima squadra della Samp targata Domenico Di Carlo.
Adesso questo ragazzo di Belgrado si appresta a diventare uomo. Un bebè in arrivo e una bellissima novità per il centrocampista che, ai taccuini del Corriere Mercantile, ha dichiarato:
Krsticic, congratulazioni, bel modo però di far sapere al mondo che diventerai papà.
"Ero riuscito a tener nascosta la cosa a quasi tutti, anche noi avevamo saputo da poco, però la gioia in quel momento era troppo grande, era un gol che poteva cambiarci la partita e quindi la stagione. E' stato un gesto istintivo, sono davvero contento".
La tua fidanzata?
"Felice anche lei. Jelena è di Belgrado come me, ha finito l'università e lavora come modella, stiamo insieme da un anno, diventeremo genitori a settembre. Bambino o bambina? Ci hanno detto che al novanta per cento sarà un maschietto".
Che cosa cambierà, adesso?
"A giugno ci sposiamo".
A Genova?
"Certo, se sarà possibile si, dobbiamo ancora capire, chiedere informazioni al consolato di Milano. Jelena finora mi è stata accanto con gli intervalli legati alla sua condizione, non ha il permess di soggiorno stabile e quindi ogni tre mesi deve tornare a Belgrado, con il matrimonio la situazione cambierà".
La tua prima vita alla Sampdoria è cominciata a...Budapest.
"Eravamo già fuori dall'Europa League ma c'era subito dopo il derby, Di Carlo schierò molti Primavera tra cui me, era l'esordio ufficiale in prima squadra, perdemmo con il Debrecen ma per me era comunque una vittoria, visto quel che avevo affrontato".
Se ne è parlato talmente tanto...
"Posso solo dire, ormai, che sarò per sempre grato alla famiglia Garrone. Non so se tutti si sarebbero comportati come loro, per come si erano messe le cose; avrebbero potuto rescindere il contratto, invece mi sono stati vicini in tutto e per tutto in un momento difficilissimo. I Garrone saranno per sempre la ia seconda famiglia".
Poi tutto è ricominciato. Una stagione da protagonista, in B.
"Credo che la notte di Varese, con quella gente allo stadio sotto il diluvio, gli altri ad aspettarci all'autogrill e la folla alle tre del mattino alla Foce, sia finora il ricordo più bello della mia carriera. Tutta quella stagione, la mia prima da professionista, è stata stupenda".
L'esordio in A, con vittoria, a San Siro.
"Una grande emozione, in uno stadio tra i più belli del mondo. Ma sentivo che ero solo agli inizi".
In gol a Firenze, a dicembre, il primo tra i grandi.
"Che soddisfazione, anche perchè sento sempre dire che dovrei fare qualche gol e purtroppo finora ci sono riuscito poco".
Il numero 10, arrivato la scorsa estate.
"Avevo chiesto a Eder, lui ha detto che gli andava bene tenere il 23, a quel punto mi sono fatto avanti".
E' il numero dei grandi: Mancini, Flachi, Pazzini, per esempio.
"Non gioco esattamente nel loro ruolo, tanto per cominciare".
Più che altro, da Atzori in poi, hai giocato quasi dappertutto.
"Io avevo sempre detto dove mi sarei sentito più utile, cioè dove gioco adesso, poi sono sempre a disposizione. Il 10 è un grande onore ma anche una grande responsabilità".
Garrone vede in te il capitano dell'avvenire.
"Anche le sue parole sono un onore e una responsabilità. Ma senza voglia di migliorarsi si resta fermi. Io spero di diventare un giorno il capitano della Sampdoria. E di restarlo a lungo".


