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tmw / sampdoria / News Doria
Pensieri blucerchiati dopo il derby: ricetta per un disastroTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca
domenica 29 novembre 2009, 08:00News Doria
di Stefano Orengo
per Sampdorianews.net

Pensieri blucerchiati dopo il derby: ricetta per un disastro

In questo momento, chi vi scrive è davanti a un PC, che nell'angolino in basso a destra dello schermo mostra delle piccole cifre bianche su sfondo blu. Vi si può leggere 3:15, il che significa che sono le tre di notte passate e non ho sonno. Da qualche ora si è ormai - fortunatamente - chiuso il sipario sul derby della Lanterna numero 101, terminato, come purtroppo sapete, 3-0 per i rossoblù. Alla partita sto ancora pensando ora e, a parte la bruciante sconfitta, penso al fatto che ora noi tifosi della Sampdoria siamo attesi da una settimana non facile; piena di sfottò e scherni da parte dei cugini che incontreremo nei prossimi giorni a scuola, al lavoro, all'università. Sfottò che per molti di noi tra l'altro sono già iniziati, probabilmente con qualche SMS galeotto o qualche chiamata ricevuta ad hoc per l'occasione. Il “menaggio” fa parte del derby comunque; lo si accetta e ci può stare. Se il risultato fosse stato lo stesso a parti invertite probabilmente la parte del leone l'avremmo recitata noi, ma nessuno può negare, né dall'una né dall'altra parte, che ciò dia fastidio ai riceventi di tali attenzioni. Ed è essenzialmente questo il motivo per cui le riceviamo.

Una sconfitta così è difficile da digerire, ma, nonostante questo, l'espressione leivmotiv della mia serata è stata un semplice “Sono cose che càpitano”. Questa frase mi è stata ripetuta più volte nella Sala Stampa dello Stadio Luigi Ferraris, luogo dove sono rimasto quasi fino all'una di notte e da dove ho scritto i miei articoli per SampdoriaNews.net. Mi è stata detta da giornalisti ben più esperti di me, giornalisti magari più professionali ed imparziali del sottoscritto e, forse proprio per questo, la mia risposta a loro non è andata oltre un amaro sorriso mostrato senza neppure alzare lo sguardo.

Io non sono un giornalista, vorrei sì diventarlo, ma sono ancora lontano dal compimento del mio sogno. Nell'ambiente sono ancora un signor nessuno e, fino a ieri sera, tutti gli altri derby a cui avevo assistito li avevo sempre visti in mezzo ai miei colleghi di tifo, in Gradinata Sud o, alla peggio, nei Distinti o in Tribuna. Ieri sera però per la prima volta non è stato così: non ero circondato solo da Sampdoriani. Certo, vicino a me in Tribuna Stampa c'erano gli ottimi e soprattutto blucerchiatissimi Federico Berlingheri e Alessandro Pintimalli, compagni delle mie avventure “stadiesche” in questa stagione, ma l'ambiente là respirato era ben diverso rispetto alla consueta Gradinata, impreziosita da tutti i colori e le bandiere presenti in gran numero anche ieri sera.

Sarà per questa mia mancanza di abitudine che forse ho sofferto la partita più degli altri. Probabilmente in Gradinata Sud, in mezzo ad altri 8.000 e più Sampdoriani, l'avrei sentita meno individualmente e avrei condiviso con molte più persone le mie tensioni, ma comunque ho visto tutto ciò come un esame di maturità. (Oddio, l'esame direi che l'ho miseramente fallito visto che uno dei motivi per cui sono stato l'ultimo a lasciare il “Ferraris” è stato il non voler incrociare i tifosi del Genoa festanti; ma comunque è stata un'esperienza per me importante)

Perché però la sconfitta in questo derby mi ha fatto riflettere più di tutte le altre che sono arrivate finora alla mia memoria? In questi “momenti pensierosi” ho provato a capirlo, e sono motivi che non possono essere ricondotti solamente alla mia “nostalgia da Gradinata”. Subito ho pensato che potesse essere perché quella di ieri è stata la terza sconfitta di fila, che va idealmente a pareggiare la nostra tripletta dell'anno di Grazia 2002/03, ma neppure questo può bastare per spiegare il perché della mia insonnia.

Per fare un esempio, la punizione di Francioso ai tempi non mi fece questo effetto: si vince e si perde; fosse solo quello, il “Cose che càpitano” ci potrebbe benissimo stare.
No. La causa deve essere ben diversa. Ed io la identifico proprio nel modo in cui la nostra sconfitta di ieri sera è arrivata. Il nostro Direttore Diego Anelli mi trova d'accordo quando scrive VERGOGNOSA DISFATTA, ma non tanto per il punteggio – che ha comunque contribuito, un 3-0 non l'avevo mai visto e mi auguro di non rivederlo più – quanto per la mancanza di grinta e agonismo mostrata dai nostri giocatori.

Per questo non mi voglio addentrare nei particolari tecnici di come è arrivata. Frasi come Accardi doveva giocare dall'inizio” e Delneri ha sbagliato a mettere Pozzi sono considerazioni che, pur magari condividendole, preferisco lasciare ad altri. Io qui mi voglio limitare a dire che ieri sera si è perso, e male, a causa dell'atteggiamento generale tenuto da tutta la squadra per intero. Nessuno escluso. Non si possono addossare le colpe della batosta subìta solamente ai cosiddetti “giovani” schierati in campo nel derby. Pur essendo vero che non hanno giocato una grande partita forse fermati anche dall'emozione tipica della loro età – ma mi piace pensare che gli errori serviranno a crescere – non ho visto comunque grandi differenze tra le prestazioni loro e quelle di giocatori più esperti come Mannini, Pazzini o Palombo. Delneri lo ha detto che ieri “siamo mancati tutti” e analisi non poteva essere più azzeccata. Si poteva anche perdere, ma si poteva e si doveva uscire dal campo a testa alta, non in questa maniera.

È stato un copione come quello già amaramente visto a Torino. Con l'unica, grande, differenza che mentre contro la Juventus di perdere subendo in quel modo lo si può accettare un po' più facilmente, farlo in una partita sentita come il derby, dove si pretendeva molto di più, non è un'impresa da poco. I nostri avversari correvano il triplo di noi, hanno giocato la partita della vita e hanno meritato ampiamente una vittoria che poteva anche essere anche di scarto maggiore. Per gli amanti del cinema e non, in questa partita si può citare tranquillamente un grande classico come Rocky e il suo “occhio della tigre”. Noi, gli Apollo Creed della situazione, evidentemente ci siamo adagiati sui nostri allori (quali poi?) e questo sguardo, che ad inizio stagione avevamo eccome, in questo periodo lo abbiamo perso. Ora siamo chiamati a ritrovarlo. E per farlo servirà anche tutto l'aiuto possibile da parte nostra, di noi tifosi.

Girovagando qua e là su vari forum sulla Samp, leggo di gente che insulta, gente che chiede le addirittura le dimissioni di Delneri, gente che definisce alcuni nostri calciatori non da Serie A. Io non sono nessuno per dare giudizi, ma a loro mi sento di rispondere che non ci può essere atteggiamento più sbagliato da parte di chi si professa amante dei colori blucerchiati. Eravamo a vedere Sampdoria-Crotone 0-2, eravamo presenti al quasi spareggio salvezza col Messina, così come siamo accorsi a Roma in Maggio: non ha senso mollare adesso cadendo in isterismi del tutto fuori luogo, visti anche la posizione di classifica attuale e il progetto giovani ben avviato dalla società. Da un mese a questa parte siamo decisamente appannati, anche un cieco lo vedrebbe, ma chi vuole il bene della Sampdoria la sostiene in ogni situazione; magari a volte si può arrabbiare con Lei per il troppo amore nei suoi confronti, ma poi con Lei fa sempre pace.

Ora, più di prima, la squadra ha bisogno di sentire l'appoggio della nostra tifoseria. Nei momenti più complicati, una ragazza ha bisogno di conforto, di aiuto e di sostegno da parte dei suoi amici e dei suoi famigliari per uscirne. Se questa ragazza poi si chiama Sampdoria, allora, come amava dire Paolo Mantovani, la sua unica grande famiglia siamo proprio noi...

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