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tmw / sampdoria / News Doria
"Il Prestigiatore": creatività allo stato puro. Dove Fernando ricorda Cerezo
martedì 27 ottobre 2015, 18:02News Doria
di Giuseppe Viscardi
per Sampdorianews.net

"Il Prestigiatore": creatività allo stato puro. Dove Fernando ricorda Cerezo

La rubrica tra presente e passato. Giuseppe Viscardi, giornalista di Radio Nostalgia ed esperto di storia blucerchiata. Opinionista di lusso per Sampdorianews.net.

Certo, è facile dirlo dopo una vittoria facile su un Verona apparso inferiore alla somma dei suoi fattori e con una difesa e una psiche da registrare (e forse, lo dico agli amici dell’Hellas, un urlatore da panchina oggi sarebbe la soluzione migliore).

Però il Fernando che sta salendo di tono partita dopo partita ha passi, movenze e calci che ai tifosi blucerchiati di più lunga militanza non può non ricordare un altro brasiliano dal cervello fino e dal tocco sopraffino: il Toninho della Samp d’oro.

Mi irrita un po’, francamente, leggere commenti e pagelle in cui il ragazzo (classe ’92, non dimentichiamolo) prelevato dallo Shakhtar viene definito il “metronomo” del centrocampo blucerchiato. Anzi, per essere preciso, dirò che tutte le volte che vedo definire “metronomo” il regista di una squadra penso di avere a che fare con qualcuno che il calcio lo conosce poco. Il regista è un architetto, un fine dicitore, un piede raffinato che crea il calcio che poi i fantasisti decorano, i laterali propongono e le punte finalizzano.

Ecco, in questo Fernando ricorda molto Cerezo. Creatività allo stato puro, guardare a destra e cambiare il gioco a sinistra, ricevere palla dal difensore nel traffico e far ripartire l'azione, caracollare col fisico e addomesticare palloni difficili, ripulirli e far risalire la propria squadra.

Dopo l'esordio choc di coppa, ho sentito tanti brontolare: è lento, è prevedibile, è scontato. “Lo vedremo”, pensavo io. Oppure “non” lo vedremo, come al Matusa, dove la sua assenza è costata ordine e fosforo nel centrocampo di Zenga.
Come Toninho? Qualche volta. Per essere come il brasileiro dei grandi trionfi gli mancano esperienza, colpo di testa e inserimenti chirurgici – chi non ricorda il goal proprio al malcapitato Zenga, trascinandosi dietro per mezzo campo sette undicesimi dell'Inter invano protesi – ma in più c'è un destro educato che batte con sapienza anche i calci da fermo.

Ora che ci penso, anche quello di Toninho non era poi male: quel goal tutto di prima nella San Siro milanista, o quel cesello nella domenica di maggio e di gloria al Lecce, e chi se li scorda?

© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport