Pellegrini: "Per vincere non occorre essere più bravi, ma più forti"
Luca Pellegrini, storico ex capitano della Sampd'oro targata Paolo Mantovani che stupì l'Italia e l'Europa per più di una decade, ha parlato dell'imminente sfida fra i blucerchiati di Vincenzo Montella e la Juventus ai microfoni di TuttoJuve.com:
Buongiorno Luca, volevo chiederle il suo punto di vista riguardo Sampdoria-Juventus... "E' il momento peggiore per incontrare la Juventus perchè, al di là delle otto vittorie consecutive, è sempre convincente in campo. Dal Palermo in avanti e con la vittoria nel derby, la Samp sta metabolizzando i metodi del nuovo allenatore. Probabilmente non ci sono giocatori con le caratteristiche spumeggianti a cui è abituato Montella, ma la sua intelligenza fa sì che al centro del progetto ci siano le loro qualità e non la sua idea di calcio".
Se fosse ancora capitano della Sampdoria, come motiverebbe Eder e compagni? "Quando giochi contro la Juventus, le motivazioni si moltiplicano senza bisogno che ci sia uno stimolo in particolare. Ma c'è una differenza: la mia Samp aveva una personalità da vendere e non avevamo paura di nessuno. Non bisogna aver paura di un avversario, altrimenti si cambia lavoro. Qui, invece, non conosco bene la personalità della squadra ma non è ai livelli massimali. E nel calcio moderno, è stato dimostrato che non bisogna esser i più bravi ma i più forti e anche il più debole può riuscire a prevalere".
Che ricordo ha di quello Scudetto conquistato da capitano di quella Samp? "E' l'ultimo Scudetto vinto da una provinciale, perchè era successo anche a Cagliari e Verona. Da allora vincono sempre le solite note: Juventus, Milan, Inter, Roma e Lazio. Queste ultime due, nello specifico, hanno un blasone diverso rispetto a quelle che citavo all'inizio. Ho un ricordo bello perchè è stata una cavalcata fantastica, tutto frutto da una progettazione. Non penso fu mirata alla conquista del campionato perchè lo chiesi al ds dell'epoca, il dottor Borea. Ogni anno la Samp acquistava il talento migliore della b e della c, a parte Roberto Mancini che venne acquistato giovanissimo dopo che esplose nel Bologna. Questa cosa è cresciuta con la maturazione di tutti noi, perchè meno male è un gruppo che coeso in 6-7 anni e riuscivamo a rimanere competitivi fino alla fine".


