Quella sensazione che non provavo da mesi...
Al fischio finale ad Udine ho tirato un grosso sospiro di sollievo e ho provato una sensazione che non sentivo da tempo: il gusto della vittoria, che mancava dalla partita di Genova contro il Chievo. Immediatamente ho voluto guardare la classifica: era più di un mese che la sbirciavo controvoglia. Mi sembrava che non fossimo piazzati tanto male, con la zona Uefa (sono romanticamente attaccato ai vecchi nomi) lì a tre lunghezze e tutte quelle “squadrone” che ci precedono ammassate in tre-quattro punti.
Ho realizzato in quel momento l’effetto benefico che una vittoria può dare al morale, come un solo successo, nemmeno troppo entusiasmante, possa lenire la sofferenza di due interi mesi di prestazioni non all’altezza. Quindici punti nelle prime sei partite, ancora quindici in altrettante partite: il paragone è impietoso, la nostra cara Sampdoria (e forse anche noi tifosi) soffre di sbalzi d’umore e non ha saputo dare continuità all’ottimo avvio di campionato.
Erano anni che non mi ricordavo una partenza del genere, erano anni che l’aspettavo, invidiando l’avvio fulminante della provinciale di turno, convinto che la nostra Samp, al suo posto, avrebbe saputo gestire meglio il vantaggio. D’accordo, non pretendevo che mantenessimo quel ritmo, ci mancherebbe, ma la crisi senz’altro andava contenuta e il vantaggio sulle concorrenti, un autentico tesoretto, amministrato meglio.
Ora un pochino me ne pento e mi rendo conto solo adesso delle ricadute psicologiche che una partenza fulminante può avere avuto su un gruppo ancora giovane e impreparato per giocare a certi livelli, nonostante le dichiarazioni prudenti e i retorici “gettiamo acqua sul fuoco” da parte di tutti e di chi, soprattutto, una crisi simile l’aveva già vissuta in altre stagioni, in un’altra città, trattasi sempre di una splendida città di mare…
Fortunatamente quest’anno un momento di crisi, più o meno lungo, è toccato a quasi tutte le squadre e la classifica si presenta molto corta e ancora incerta. Sì, a vederla non sembra poi così male e forse l’obiettivo di inizio stagione non ci è ancora precluso, a patto di continuare sulla strada della guarigione. Intanto in me si riaffaccia un timido ottimismo, timido, appunto, come il bambino che torna a giocare col fuoco dopo essersi bruciato.


