Del Neri è convinto: "Abbiamo le caratteristiche per arrivare al quarto posto"
Il derby è stato vinto. E bene. Uno degli obiettivi stagionali della Sampdoria, dunque, è stato raggiunto nel migliore dei modi; ma sarebbe decisamente riduttivo pensare che alla stracittadina vinta come la ciliegina sulla torta della stagione blucerchiata. Perché, con ogni probabilità, la sfida decisiva comincia proprio adesso, da domenica prossima con il Milan che verrà ospite a “Marassi” in cerca di punti-Scudetto. Se i rossoneri vogliono il titolo, la Sampdoria però vuole raggiungere la Champions League; un obiettivo impronosticabile alla vigilia del campionato, ma che, domenica dopo domenica, si è fatto via via spazio nei cuori e nelle menti dei tifosi. E inevitabilmente, anche dei giocatori e di mister Del Neri, che, oggi, in conferenza stampa, ha parlato, e a lungo, del grande momento che sta vivendo la sua truppa nelle ultime settimane. Momento che può e, si spera debba, continuare fino alla fine del campionato. «Ci vorrà la giusta convinzione per raggiungere l'obiettivo» ha specificato il tecnico di Aquileia.
Quando avete smesso di pensare al derby per pensare alla sfida contro il Milan di domenica prossima?
«Beh, il derby è sempre un fatto particolare, ma è senz'altro meglio pensarci così rispetto che come abbiamo fatto all'andata: ora, infatti, il pensiero da smaltire è positivo. Attorno a noi e dentro di noi c'è grande entusiasmo, ed affrontare una grande squadra come il Milan, in questo momento, è un'ottima cosa: incontrare ora una compagine di alto livello farà sì che il nostro slancio emotivo non finisca. E le motivazioni entreranno in noi in modo veloce».
Alla sconfitta nella gara di andata contro il Milan aveva contribuito anche l'effetto derby?
«A Milano ci hanno messo sotto dopo venti minuti, ed è chiaro che quelli furono anche effetto di quello che ci aveva lasciato il derby. Oltre a questo, però, va detto che in quella gara ci mancavano elementi come Palombo, Zauri, Lucchini e Semioli; la squadra di ora è un po' modificata rispetto a quella scesa in campo al “Meazza”; sia dal punto di vista mentale, perché l'esito del derby è stato diverso, sia proprio dal punto di vista degli uomini che andranno in campo. Ora abbiamo più giocatori a disposizione, e la possibilità di avere degli elementi da poter interscambiare durante la partita fa sì che la squadra sia più consapevole di poter combattere alla pari con l'avversario. Il che non è poco».
Prima del derby aveva detto che sarebbero state sei finali. La prima, la stracittadina, è andata. Sarebbe scontato dire: “ora sotto con la prossima”?
«Adesso i punti contano tanto, è innegabile, ed è chiaro che ogni partita sia importante. Quella di domenica sarà fondamentale sia per il Milan, che vuole ottenere punti per lo Scudetto, sia per noi che li vogliamo per la Champions. Dal punto di vista della classifica non sarà uno scontro diretto, ma conterà molto, anche come entusiasmo per cercare di raggiungere poi l'obiettivo a fine stagione».
E se il derby era una doppia finale, sia per i tifosi che per la classifica, questa sfida contro il Milan che cosa rappresenta?
«Rappresenta una conseguenza; una vittoria infatti ci darebbe la certezza matematica di mantenere il quarto posto. In questa lotta, però, saremmo soddisfatti di qualunque cosa otterremo. Saremmo tranquilli anche in caso non ci riuscissimo, perchè sapremo comunque di aver fatto tutto il possibile per arrivarci. Noi non siamo stati costruiti per essere lì, sono gli altri che hanno il dovere di arrivare quarti, non noi. Noi abbiamo solo costruito un qualcosa che aveva l'obiettivo di far bene in campionato. E questa mancanza di pressione può proprio essere la nostra arma in più, così come l'aggressività e il mantenimento di un ritmo alto per tutti i novanta minuti. Non siamo stati costruiti per raggiungere il quarto posto, ma con queste caratteristiche possiamo raggiungerlo».
Il Milan che affronterete domenica ha nel suo DNA quello di segnare sempre, ma allo stesso tempo, presenta diversi problemi difensivi. Come pensa di affrontare i rossoneri?
«Toccando ferro, mi sembra che in casa la Samp conceda molto poco e, peraltro, un golletto riesce sempre a buttarlo dentro. Domenica affronteremo una squadra con giocatori di grande spessore la cui qualità tecnica è indiscutibile e, per questo, dovremo fare attenzione ai movimenti difensivi ed essere costantemente al top, non facendoli giocare, concedendogli poche occasioni e, ovviamente, sperando che loro abbiano qualche problema. Perché per battere le grandi squadre, come ho già più volte ribadito, occorre che ci siano tutte queste componenti».
Nella Samp però c'è il problema legato alle condizioni di Poli...
«Noi non abbiamo nessun problema, perché chiunque vada in campo darà il massimo. Sappiamo che chiunque manchi può essere sostituito da un altro elemento di valore e, in questo senso, Tissone ha senz'altro le qualità giuste per sopperire all'eventuale assenza di Poli. Così come Rossi, o chi per lui, a quella di Gastaldello».
La Sampdoria, come ha detto giustamente lei, non é stata costruita per trovarsi in questa posizione di classifica. Non pensa che in questo ci possa essere un rischio? Nessuno dei giocatori è abituato a compete per certi obiettivi...
«Ultimamente abbiamo dimostrato di saper convivere bene con questo; é infatti tutta questione di abitudine. Una volta acquisitva la mentalità giusta, di giocare la partita cercando sempre la vittoria, è difficile mantenerla: bisogna dimostrare di avere nervi saldi e trovare energie ed entusiamso in quello che si fa. Noi ci siamo riusciti, ma è chiaro che abbiamo speso molte energie, perché, ricordiamolo, non è stata un'annata costellata di rose rosse. Al giorno d'oggi il calcio è fatto di credibilità, ma anche e soprattutto di convinzione. Nella finale di Champions, infatti, contano sì molto la tecnica e la tattica, ma la convizione è fondamentale»
Sampdoria-Milan, per molti media, è anche il duello tra Pazzini e Borriello, due attaccanti di razza che si contendono, tra l'altro, un posto al Mondiale in Sudafrica...
«Pazzini-Borriello non è la sola sfida. Ce ne sono anche altre, come Cassano-Ronaldinhno, Dida-Storari, o Lucchini-Thiago Silva. Sia noi che il Milan siamo squadre composte da giocatori di grande importanza, ed è ovvio che nascano questi duelli. Tuttavia, per me il più bravo è sempre il mio giocatore. Pur rispettando i talenti degli avversari, ogni allenatore deve considerare infatti i propri elementi come i migliori in assoluto. O almeno, io la penso così».
Chiudiamo con una domanda particolare. Proprio in questi giorni Giampiero Ventura ha rinnovato il proprio sodalizio col Bari. Conosce qualche altro suo collega che in questi giorni sta trattando per il rinnovo del contratto?
«No (ride). Scherzi a parte, per il rinnovo tra me e la Sampdoria c'è tempo; adesso abbiamo altre situazioni su cui guardare. Quando si deciderà, comunque, sarà per il “sì” o per il “no”. Non ci sarà, insomma, nessun “nì”, anche per rispetto del rapporto di grande onestà che ho con la società per cui lavoro. Quando succederà, si parlerà tra la Sampdoria e Del Neri. E così come io non sto parlando con altre squadre, la Sampdoria penso non stia trattando con nessun altro allenatore. In ogni caso, sarà una trattativa veloce, perché ci conosciamo già, e, in questo caso, ognuno dei due sa già a cosa va incontro. Se ci saranno quindi le giuste premesse, penso che il sodalizio si potrà fare senza nessun problema».


