Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroeSportsFormazioniCalendari
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A AtalantaBolognaCremoneseEmpoliFiorentinaHellas VeronaInterJuventusLazioLecceMilanMonzaNapoliRomaSalernitanaSampdoriaSassuoloSpeziaTorinoUdinese
Canali altre squadre AlessandriaAscoliAvellinoBariBeneventoBresciaCagliariCasertanaCesenaFrosinoneGenoaLatinaLivornoMonzaNocerinaPalermoParmaPerugiaPescaraPordenonePotenzaRegginaTernanaTurrisVenezia
Altri canali Serie BSerie CChampions LeagueFantacalcioNazionalieSportsStatisticheStazione di sosta
esclusiva

Vito Mannone racconta la sua incredibile carriera: "Ora sogno l'esordio in Serie A"

ESCLUSIVA TMW - Vito Mannone racconta la sua incredibile carriera: "Ora sogno l'esordio in Serie A"
giovedì 3 settembre 2020, 13:36Serie A
di Raimondo De Magistris

Quella di Vito Mannone è una storia di un italiano che ce l'ha fatta ma che in Italia è stata relegata solo a qualche trafiletto. Una storia fuori dagli schemi perché le sue scelte non sono state scelte banali, comuni. A 17 anni, dopo aver vinto il campionato Allievi con l'Atalanta, riceve la chiamata dall'Arsenal per entrare subito in prima squadra come terzo portiere, e decide di lasciare la strada sicura della trafila in Primavera per un mondo in quel momento inesplorato. "Avevo 17 anni e un mese prima della chiamata dell'Arsenal morì mio padre. Ero solo con mia mamma e abbiamo fatto una scelta che sembrava caduta da cielo...", ha raccontato ai nostri microfoni. Aggiungendo poi di non essersi mai pentito, nonostante il suo trasferimento in Inghilterra l'abbia penalizzato, soprattutto in chiave nazionale. "Qualcuno negli anni se l'è legata al dito. Sono stato penalizzato perché ho fatto scelte diverse a 16 anni e già nella trafila delle nazionali giovanili sono stato escluso. Avrei dovuto fare il percorso che fanno tutti, ma io in quel momento sentivo di dover prendere un'altra vita. Ed è stata la scelta giusta: ho più di cento partite in Premier e ho vissuto emozioni incredibili. Solo una volta sono stato vicino al ritorno in Nazionale..."

Quando?
"Con Conte in panchina. Prima dell'Europeo, lui già sapeva di dover andare al Chelsea dalla stagione successiva ed era spesso in Inghilterra per vedere partite. Io ero al Sunderland e lì mi vide in azione diverse volte: grazie a quelle partite arrivò la pre-convocazione, poi però arrivarono le convocazioni per l'Europeo e Conte fece altre scelte".

Al Sunderland nella prima stagione si creo una piccola little Italy.
"Si, c'era Paolo Di Canio in panchina e oltre a me c'erano Giaccherini, Borini e Dossena. Fu una stagione incredibile, la mia migliore stagione. Ci salvammo in maniera miracolosa, parai più rigori col Manchester United in semifinale di coppa di Lega (oggi Carabao Cup, ndr). Io che ero tifoso del Milan sembravo Dida nel 2003 all'Old Trafford, con novemila tifosi alle mie spalle. Dopo quella notte lì sono diventato una leggenda, fui nominato miglior giocatore del Sunderland 2013/14, e arrivarono offerte da tantissimi club. Ma feci una scelta di cuore e decisi di restare al Sunderland, di continuare a lottare e a soffrire con loro".

Anche dalla Serie A arrivarono offerte.
"Si, dal Napoli e non solo. In quella stagione, statistiche alla mano, fui il migliore della Premier e avevo 26 anni... Pensa che dopo la gara all'Emirates mi chiamò anche Wenger nel suo studio".

Per dirti?
"Per complimentarsi con me per il portiere che ero diventato. Fu anche un modo per scusarsi per non avermi dato mai una vera opportunità all'Arsenal. Lo ringrazierò sempre, è stato un ottimo allenatore per me, mi ha fatto debuttare in Premier e in Champions, però aveva in rosa Szczesny e Fabianski oltre a me e doveva fare delle scelte: scelse Szczesny".

In Serie A potresti arrivarci questa estate.
"Sarebbe il coronamento della mia carriera. E' il mio sogno da bambino e anche se la vita mi ha portato altrove a 32 anni penso ancora di poterlo realizzare. Spero di poter giocare in Italia, ho ancora voglia di mangiare il campo".

E se non arriva?
"Continuo a girare, come ho sempre fatto..."

Nell'ultimo anno dopo il Reading sei andato in MLS per giocare col Minnesota United e poi in Danimarca, all'Esbjerg.
"Sono state due esperienze diverse. Quella negli Stati Uniti è stata un'avventura bellissima, che volevo fare e non me ne pento affatto. Anzi: in 9 mesi ho girato tutti gli Stati Uniti perché lì le trasferte sono lunghe, durano quattro giorni e hai modo tra un allenamento e l'altro di girare anche la città. Sono stato nominato miglior portiere della MLS 2019 e sono stato inserito nella migliore top 11 con giocatori come Vela e Ibrahimovic".

In Danimarca invece?
"Il campionato americano è finito a novembre, quello di gennaio è stato un campionato complicato: i portieri in genere li scegli in estate, a meno di infortuni difficilmente si spostano. A gennaio ci fu qualche contatto con l'Aston Villa, poi scelsero Pepe Reina. Sono arrivato al punto che non volevo stare fermo, avevo giocato 50 partite tra Reading e Minnesota ed è stata una scelta mia quella di andare in un club che mi garantisse minuti e partite. Mi sono tolto dei soldi per andare in Danimarca, non sono voluto stare sul divano a prendere lo stipendio. Nonostante la pandemia, mi sono trovato un buon paese gestito bene e ho chiuso l'avventura in Danimarca con 14 partite. Nell'ultimo anno e mezzo ho giocato 60 partite, sto bene".

E ora sei in attesa della chiamata giusta?
"Finora ho voluto aspettare, non sono voluto saltare sul primo treno e rimettermi in gioco in giro per l'Europa. Sono svincolato per la prima volta in 14 anni, però sono veramente affamato. Dopo grandi sogni che mi sono tolto potrei sedermi ma non è il mio caso. Sogno di tornare in Italia". E questa potrebbe essere l'estate giusta

© Riproduzione riservata