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Dini: "Chiesa non era un simbolo di Firenze. La Fiorentina a cosa punta?"

TMW RADIO - Dini: "Chiesa non era un simbolo di Firenze. La Fiorentina a cosa punta?"
martedì 06 ottobre 2020 18:51Serie A
di Dimitri Conti

L'avvocato Giulio Dini si è collegato in diretta con i microfoni di Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini: "Il mercato della Fiorentina, se devo scegliere un colore, lo definisco pastello. Passata la nottata, si può riconoscere che la squadra è buona, si partiva dalla base dello scorso anno e ritenevo, come ora, che ci siano elementi e varietà tali che la squadra possa cercare di avvicinarsi a un posto in Europa. Certo è che al di là dell'indubbia qualità di chi è arrivato in questa sessione, non si è capito bene quale fosse la direzione. Ho l'impressione che si sia guardato all'offerta del giorno, all'ipotesi più praticabile e la soluzione più seducente che non ad un obiettivo preciso: il play davanti alla difesa era un obiettivo".

Manca la punta centrale?
"Sono dell'avviso che si possa trovare un sistema per far giocare le punte che hai al meglio. Se devi far giocare Kouame, ma anche Cutrone, spalle alla porta o a far da sostegno a centrocampo, non è il loro gioco. Si può trovare il sistema di valorizzare chi hai a disposizione, e penso che i calciatori della rosa della Fiorentina abbiano buone qualità, che possono essere ottime. Manca però l'elasticità nel mezzo: Amrabat fa il vertice, ma lui ha caratteristiche da box-to box come forza, corsa e tecnica, non essendo abituato a giocare con l'uomo addosso. Quando c'è lui, le mezzali Castrovilli e Bonaventura, con tutto il sacrificio che gli si può richiedere, non possono far filtrare il centrocampo come ci sarebbe bisogno. Trovo che abbia poco equilibrio, e mi piacerebbe che passassero a quattro, per non dire di più".

Cosa dire della questione Chiesa?
"Se il ragazzo non rinnova, non c'è nulla da fare, non esistono condizioni economiche per trattenerlo e sei con l'acqua alla gola. La Juventus, che ha fatto un mercato diciamo al risparmio, lo sa e fa valere il proprio disagio a cascata anche sulle casse della Fiorentina. La Fiorentina poteva provare a portare 60 milioni nei propri bilanci futuri o niente, e sarebbe stato un danno anche tecnico. La questione Chiesa è coincisa con un periodo particolarmente triste, da tempo a Firenze eravamo abituati a vedere la squadra in alto con continuità. Ora la dimensione è inferiore, e due anni fa addirittura la Fiorentina ha lottato per non retrocedere fino all'ultima giornata. C'è il dispiacere di vedere andar via un potenziale, ed una realtà che poteva crescere, ma non va via un simbolo di Firenze. Questo legame con viscerale, che magari c'è stato con campioni stranieri che si sono riconosciuti nella città in pochi anni, io con Chiesa non l'ho visto. Era più un volersi bene ma senza strapparsi i capelli".

Iachini è l'allenatore giusto? Spalletti, Mazzarri o Sarri come ci starebbero?
"Io ricordo tutti quelli che a fine luglio hanno ammesso che la squadra dopo il lockdown avesse reagito bene, facendo punti ed uscendo dal pantano. I nomi più avvincenti non erano affrontabili, e dopo tre giornate non si può mettere in discussione tutto dopo tre giornate. La mia risposta è una domanda: quali sono gli obiettivi della Fiorentina?".

Iachini a quel punto sarebbe l'allenatore giusto?
"Alla risposta alla mia domanda si trova la risposta. Altrimenti c'è da trascorrere giornata dopo giornata sperando che qualcosa cambi. Io dico che, secondo me, la squadra è buona. Può far divertire la gente, e basta poco per riportare l'entusiasmo a livelli di nuovo accettabili. Una settimana dopo la partita ben giocata con l'Inter si discute l'allenatore e si criticano le scelte del club: se arrivano un po' di risultati, tutto si normalizza. Se l'obiettivo è migliorare il decimo posto, va bene tutto: ci sono gli strumenti per raggiungere l'obiettivo dichiarato".


Giulio Dini intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini
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