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Mister Parisella a TLP: "Orgoglioso di allenare il Fondi"TUTTOmercatoWEB
© foto di Anto.Abbate/TuttoLegaPro.com
giovedì 5 gennaio 2012, 13:00Interviste TC
di Daniele Mosconi
per Tuttoc.com

Mister Parisella a TLP: "Orgoglioso di allenare il Fondi"

Arrivati a Fondi, ci accoglie un clima umido che ti entra nei vestiti. Ci avevano avvisato di questo problema dell'umidità, però non immmaginavamo a questo livello. Siamo arrivati fin nel basso Lazio perchè avevamo appuntamento con l'allenatore del Fondi, Alessandro Parisella per una intervista esclusiva a TuttoLegaPro.com. Avevamo letto dai dati in nostro possesso, la sua età. Quando lo incontriamo stentiamo a credere che abbia 46 anni. Persona distinta, molto cordiale. Ci accoglie in uno studio privato. Ci ritempriamo dall'umidità presa con il calore del climatizzatore. Il "cobra" come è amorevolmente chiamato da tutti mister Parisella, è persona mite. Raramente nella conversazione, ha alzato il tono della voce. Alla sua prima esperienza su una panchina professionistica ci racconta parecchi aneddoti, sia quando era in campo -ha giocato quasi tutta la sua carriera nel Fondi- che adesso da allenatore.

Con lui il dialogo è senza filtri, senza tante manfrine. Gli chiediamo cosa ne pensa del campionato: "Francamente mi aspettavo più qualità. Molte partite si decidono su un episodio e non perchè una delle due giochi meglio. Tranne qualche elemento di livello superiore, il resto non mi ha destato un impressione notevole". Mentre parla gli squilla spesso il telefono per lavoro. Ci parla della sua prima esperienza da allenatore: "E' la mia prima esperienza, ed ho la fortuna, da fondano e tifoso del Fondi sono estremamente orgoglioso di allenare questa squadra. Sono tutti ragazzi giovani e hanno voglia di fare. Quando ci si allena il clima, nonostante la nostra posizione di classifica, è sempre cordiale. I ragazzi nonostante l'età che hanno, sono consapevoli della responsabilità che grava sulle loro spalle. Io li difendo sempre quando qualcuno osa criticarli. Se una critica va fatta, c'è il sottoscritto, loro vanno preservati. Sono io che li gestisco e so come comportarmi con loro. Se c'è un problema, loro lo sanno, c'è lo spogliatoio".

Con tutti i giovani che si ritrova, mister Parisella sa di avere l'ingrato ruolo di essere anche padre severo con loro. Però ci tiene a precisare una cosa: "Nessuno e dico nessuno, si è mai permesso di alzare la voce nei miei confronti oppure di mancarmi di rispetto. Sono ragazzi che vanno preservati, perchè alle prime esperienze, dopo la trafila nei settori giovanili". Su questo punto lui batte molto, perchè ha un'idea molto chiara su questo problema: "Purtroppo spesso, passare dalle giovanili ad una squadra professionistica, comporta delle assunzioni di responsabilità enormi. Devi gestirti in maniera diversa. C'è una società, una tifoseria, un ambiente da rispettare. Sono situazioni inedite per loro, ecco perchè io batto molto sul tasto del dialogo. Non posso rischiare di mortificare un giocatore, perchè loro sono un po come i vasi di cristallo". Lui vuol bene a questi ragazzi, crede nella squadra, sa bene che la classifica è quella che è, ma anche su questo ha la risposta pronta: "Purtroppo -questa non vuol essere una scusante- paghiamo i tanti infortuni subiti. A Chieti, di mercoledì pomeriggio -c'erano quasi 40°, cose da matti- si fa male Gigli. Lo abbiamo perso per un girone intero. Quando stai per far giocare Conte, si fa male anche lui. Palumbo è un ragazzo generoso, si è trovato a sentire addosso una responsabilità enorme, pagando spesso dazio anche più dei suoi eventuali errori". Si spazia su molti campi con lui. Ad un certo punto della nostra chiacchierata, si parla del fatto che lui, nato a Fondi, cittadino di Fondi, sia allenatore della sua squadra della sua città. Gli occhi gli brillano quando gliene facciamo cenno: "E' un onore non da poco allenare la squadra della mia città. E' una sensazione indescrivibile sentire il coro degli Old Fans che mi chiamano con il soprannome che mi fu affibiato anni fa: cobra".

Perchè proprio cobra?

Prima di rispondere a questa domanda sul suo volto nasce un sorriso compiaciuto: "Il mio ruolo era quello di attaccante. Spesso non toccavo palla per quasi tutta la partita, però come il cobra, attaccavo e facevo male alle difese avversarie". Gli chiediamo quanti gol ha fatto nella sua lunga carriera da dilettante. Lui per non esagerare va per difetto, dicendo almeno 100 gol. Ci siamo informati e possiamo dirvi che è rimasto molto stretto sul numero, però giocando nei dilettanti, è difficile stilare dei dati ben precisi. Ci parla di come si vive a Fondi. Quando cammina per il centro, raramente qualcuno non lo ferma. Però questo particolare fa nascere in lui un risentimento su cose che non gli scendono giù: "Purtroppo la città non vuol crescere come sta facendo la società".

Si spieghi meglio mister

"Semplice. La società, partendo dal presidente Pili, passando per Lanzillo fino al nostro storico custode Alessandro, sta compiendo enormi sforzi, a cui va dato atto e va ringraziata per quel che sta facendo, ma intorno a loro c'è una città sorda che non riconosce -vorrei dire non apprezza ma non me la sento- quanto sia importante che un paese come Fondi -di appena 30 mila abitanti- sia in un campionato professionistico. Lei deve sapere che fra quasi nove anni, farà cento anni di storia. Questo per noi è il secondo anno nella storia che giochiamo in Lega Pro. Sarebbe importante creare una sinergia tra la città e la società. Qui la mentalità è sempre molto limitata a come vanno i risultati della squadra. Se vince il Fondi tutti a dire il Fondi ha vinto, se invece perde, tutti scendono dal carro del vincitore dicendo: ecco, non siete buoni, avete perso. Mi creda fa male sentire certe cose".

Le sue parole si fanno amare. L'allenatore ci tiene molto alla sua città, di conseguenza alla sua squadra. Vive un rapporto meraviglioso con la tifoseria: "Loro sono quelli più maturi da questo punto di vista -tornando al discorso di prima- non ci abbandonano mai. Pochi o tanti, ci sono sempre. Quando non li vedi, perchè c'è questo problema enorme della tessera del tifoso, li senti che sono fuori dallo stadio. Io provo un profondo rispetto per loro. Quest'anno poi, capito le difficoltà della squadra, piena di giovani com'è, ci sostengono anche nei momenti di difficoltà. Uso un paradosso: se la città fosse come gli Old Fans, avremmo ogni domenica lo stadio pieno".

Si tocca questo tasto ed anche qui il volto di Parisella si abbassa. Cerca parole mediate dentro di se per non far vincere il disappunto che gli sale dal cuore. Vive con estremo disagio lo stadio vuoto: "E' un grosso problema. Fa davvero male vedere lo stadio così, semideserto. Spesso quando passeggio in centro sembra che tutti abbiano visto la partita. Allora in quei momenti mi chiedo: cento persone che mi fermano, allo stadio però c'erano si e no trenta persone. Com'è possibile?!"

Parlare con lui è piacevole. Ti fa sentire a tuo agio, quasi tu fossi un cittadino di Fondi. Gli chiediamo un giudizio su questo campionato: "Mi ha impressionato L'Aquila, come squadra e come gioco. Una delle poche squadre che gioca a calcio. Noi quella volta al "Fattori" facemmo 0-0 ma disputammo una delle migliori partite del campionato. Rischiando anche di vincere. Se penso invece alle delusioni, io vedo il Giulianova. Quando sono venuti a Fondi, oltre ai noti problemi societari, avevano anche parecchi elementi indisponibili".

Si passa a parlare della campagna acquisti. Qui Parisella non si sbilancia: "Si sentono tante chiacchiere in giro, però di fatti ben pochi. I soldi non ci sono. Noi sappiamo cosa ci serve, abbiamo uno come Multineddu che sa fare il suo lavoro. La sua esperienza è fondamentale. Aspettiamo e vediamo cosa succede".

"Provocazione" Guffanti

Alla luce delle affermazioni del presidente della Lega Pro Macalli, chiediamo a mister Parisella un parere sulla proposta di Guffanti. Il tecnico è favorevole: "Ritengo che il futuro della Lega Pro siano i giovani. Penso che questo si possa chiamare un campionato cuscinetto. Mi spiego, riallacciandomi un po al discorso fatto prima: tutti i giovani che partono dalla Lega Pro, iniziano a vivere situazioni diverse. Quando sei nella Beretti, non hai di queste responsabilità, mentre partendo dal basso -chiamiamolo così- hai la possibilità di crescere gradualmente. Riguardo la proposta di Guffanti io credo che sia la soluzione più auspicabile, però bisogna cominciare gradualmente nel fare le cose. Credo sia giusto mettere a disposizione delle società delle scuole calcio più attrezzate. Leggevo l'altra sera la vostra intervista a Gigliotti -Ds del Casale- approvando in pieno quello che diceva. Lavorare in questo modo è frustrante. I giovani tu li cresci, li fai diventare uomini, e poi..."

Prima di salutarlo, gli chiediamo un aneddoto avvenuto durante tutto il girone d'andata. L'allenatore davanti alla nostra domanda alza gli occhi al cielo, si allontana dal tavolo. La sua poltrona gira e rigira. Dopo un breve sorriso, ammette: "Si, c'è stata una partita -però non dirò mai contro chi- ho perso davvero la pazienza. Facemmo un primo tempo indegno. Mentre mi incamminavo per andare negli spogliatoi, pensavo tra me e me: ora li faccio neri. Però la ragione mi diceva di calmarmi. Arrivato nello spogliatoio non ho retto e sono divenuto un vulcano".

Ci può dire cosa gli ha detto?

"E' passato parecchio tempo, ora ci rido pure sopra, ma quella domenica ero una iena. Gli dissi pochi concetti -in dialetto ricordo- ma pesanti. Gli dissi di vergognarsi, di cercarsi un lavoro. Una settimana intera per preparare una partita e poi mi facevano fare quella figura. Ricordo i loro volti atterriti. Un po mi dispiaceva. Voglio bene a questi ragazzi come se fossero dei miei fratelli minori. Tornando a quell'episodio, in quel quarto d'ora dell'intervallo non volava una mosca. Il mio secondo, Marini, non osava fiatare. Raramente mi aveva visto così. Nel secondo tempo diedero l'anima, come piace a me e raddrizzarono la partita. Si resero conto che il bastone aveva avuto i suoi effetti. Ricordo che a fine partita tutti erano arrabbiati con l'arbitro perchè volevano che si giocasse ancora. Avevano il fuoco in corpo. Così li voglio ogni domenica. Loro lo sanno, io non sono un sergente, però la domenica devono tirare fuori tutto".

Queste ultime parole ci rimangono impresse. L'uomo mite conosciuto in questa chiacchierata, lascia spazio al leone in gabbia ci risulta difficile immaginarlo.

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