Una vita da mediano: Matteo Longhi, capitano del Cuneo
“Una vita da mediano, a recuperar palloni … lavorare sui polmoni, con dei compiti precisi, a coprire certe zone, a giocare generosi, lì sempre lì nel mezzo …”. Ci accoglie proprio con la canzone di Ligabue Matteo Longhi, trentenne bergamasco, capitano del Cuneo, deciso a ripetere con i biancorossi piemontesi la scalata fatta nel triennio precedente con i grigi dell’Alessandria. Dalla serie D alla C1 in soli tre anni. Così dopo il campionato vinto l’anno scorso da capitano, con 35 partite e 4 gol, più lo scudetto della Lega nazionale dilettanti, Longhi da regista e vertice basso del Cuneo, ci vorrebbe riprovare:
“La società – esordisce il centrocampista in esclusiva a TuttoLegaPro.com– ci ha chiesto ad inizio campionato di salvarci tranquillamente, senza patemi. Ci sono stati una serie di cambi, dirigenziali e tecnici, per cui il programma è di mantenere la categoria. Però visto il girone d’andata e la nostra posizione in classifica, conquistata la salvezza, non mi dispiacerebbe ambire a qualcosa di più”.
Una vera e propria sfida alle squadre di vertice:
“No, ci mancherebbe – continua Longhi -, anche se a dire il vero, avendo giocato e vinto fuori casa sia col Casale, sia col Treviso, non penso siamo inferiori alle prime della classe”.
Non altrettanto bene in casa.
“Si in effetti abbiamo perso col Rimini in casa – continua il centrocampista nativo di Bergamo -, non giocando bene. Però piuttosto che pensare al rendimento fuori o in casa, dalla mia esperienza ritengo sia un problema di approccio. Abbiamo sbagliato della partite, tipo Poggibonsi in casa, o Borgo a Buggiano e Giacomense fuori, perché difettiamo ancora di quella capacità di essere sempre sul pezzo, minuto dopo minuto. Difetto tipico delle neo-promosse o di squadre come la nostra che giocano con tre-quattro giovani ogni gara”.
Le note della canzone, che ci fa da colonna sonora, sottolineano proprio questo “… finchè ce n'hai stai lì, da chi segna sempre poco, che il pallone devi darlo a chi finalizza il gioco”.
“Si nonostante l’età – scherza Matteo – quest’anno mi tocca correre per due giovani under come Fantini e Varricchio, che la buttano dentro con regolarità”.
Una squadra che pareggia poco la vostra, dodici vittorie e sette sconfitte, con due soli pareggi. Ed il secondo miglior attacco del girone.
“Il mister ci ha sempre chiesto di giocarcela con tutti, a viso aperto e senza tatticismi esasperati. I risultati sono questi, così oltre ai nostri due attaccanti di razza, abbiamo anche gente come Cristini che ha fatto sette gol, il mio compagno di ritiro Garavelli che ne ha messi quattro, o Sentinelli difensore di sostanza e qualità anche lui con quattro segnature”.
E a Longhi tocca remare e guardare dietro.
“Ha proprio ragione. Anzi ne approfitto, grazie alla vostra intervista, per segnalare che passando gli anni inizio a non poter sopportare tutto l’onere difensivo e che ora smetterò di correre e che voglio segnare anch’io. Scherzo ovviamente. Sia io, che Lodi, che Gentile, proviamo a dare le giuste coperture ai compagni che agiscono in fase avanzata”.
Dalla tua scheda emerge che dovresti festeggiare in casa con la Pro Patria la tua trecentesima partita.
“Si sono contento che fra due settimane, infortuni permettendo, dovrei scendere in campo per la mia trecentesima partita ufficiale, di cui 195 partite in Lega Pro. Mi toccherà portare i pasticcini nello spogliatoio, però contando playoffs, coppe e quant’altro, viaggio ormai verso le 420”.
Sembri essere diventato piemontese d’adozione.
“Si gioco da nove anni in Piemonte, partendo da Biella dove ho conosciuto mia moglie Simona. Dopo i due anni là, parentesi a Palazzolo, due anni a Cuneo, tre ad Alessandria ed ora altri due a Cuneo. Abbandonando la mia esperienza nativa fra Bergamasca ed AlbinoLeffe. Mio figlio Christian sta crescendo a Cuneo, però ogni quindici-venti giorni lo riporto nella mia Bergamo per non fargli perdere il nostro bell’accento”.
Per l’anno prossimo.
“Non so, per quanto mi riguarda rimarrei volentieri a Cuneo. So che il mio procuratore ha parlato con la società, era arrivata qualche richiesta già ora, anche per piazze importanti. Abbiamo deciso, insieme alla società, di fare il meglio possibile da qui fino a fine campionato e di sederci poi per vedere il da farsi”.
Programmi per il futuro.
“In questo sport e specie in Italia, non esiste futuro. Dobbiamo far bene a San Bonifacio e come ci dice il mister fare un passo per volta. Vorrei approfittarne proprio per lanciare un messaggio ad Ezio Rossi. Non ho mai corso tanto, fra ritiro, allenamenti il lunedì, Natale, Capodanno ed Epifania. Mister mi sa che cambio canzone, anni di fatica e botte, altro che Oriali e non vinci mai i mondiali. … No meglio Vasco Rossi, una vita spericolata!”.


