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tmw / serie c / Interviste TC
Caravello: "Solo in Italia un 2004 è considerato ancora una giovane promessa"TUTTO mercato WEB
Oggi alle 11:30Interviste TC
di Matteo Ferri
per Tuttoc.com

Caravello: "Solo in Italia un 2004 è considerato ancora una giovane promessa"

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Danilo Caravello, esperto agente di calciatori, è intervenuto come ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, per commentare la situazione del calcio italiano e della Serie C. 

Iniziamo parlando dell'argomento del giorno perché purtroppo quello che è successo l'altra sera a Zenica con l'Italia sconfitta ai rigori, niente mondiale per la terza volta consecutiva, la dimissione di Gravina, le dimissioni di Buffon, mancano quelle di Gattuso, ma è questione di ore, c'è grande curiosità nel sapere da dove ripartire. Io le chiedo per quanto riguarda la Serie C, cosa bisognerebbe fare secondo lei per aiutare il movimento italiano?
"Fermo restando che qui bisogna muoverci di sistema, non mi stancherò di ripeterlo, la Serie C deve essere parte di un ingranaggio, di un sistema che parte dalla Serie A che coinvolge la Serie B e poi la Serie C. Altrimenti se continuiamo a ragionare lega per lega facciamo gli errori che sono stati fatti negli ultimi vent'anni. Ad una domanda, rispondo con una domanda: e se non avessimo sbagliato i rigori e fossimo andati ai mondiali, quanto saremmo ancora andati avanti nel fare i danni? Per me la Serie C va preparata come gli altri campionati, io toglierei tutte le regolamentazioni sui giovani che sono profondamente sbagliate, perché qui bisogna andare avanti per tecnica e per meritocrazia. In C non ci devono essere squadre che vanno in campo con la calcolatrice, cioè in base al minutaggio, perché è obbligatorio per guadagnare o in base al fatto che vengono valorizzati da altri club. Questa cosa non deve esistere, i giovani vanno cresciuti e vanno fatti giocare perché sono bravi e sono meritevoli. Chi non è meritevole non può fare  il professionista o il semiprofessionista, ci saranno altri livelli. Bisogna defiscalizzare, aiutare soprattutto anche i club delle categorie inferiori con una defiscalizzazione che possa, invece di portare i contributi, non farli versare o farli versare in maniera minore, magari introdurre una nuova C1, C2 o comunque un semiprofessionismo che possa aiutare tanti club. Poi bisogna ripartire dai settori giovanili, sotto tutti i punti di vista. Va privilegiata la tecnica piuttosto che al fisico, alla tattica e piuttosto che all'ottenere risultati a tutti i costi. Se non ripartiamo da queste parti, noi saremo qui fra dieci anni a parlare degli stessi problemi".

Tornando a ricollegarmi un attimo a quello che diceva sul minutaggio degli under, in Serie C c'è un mercato clamoroso di terzini e di portieri, i giovani, che appena poi fanno quello scalino d'età diventano in pratica disoccupati.
"Sì, assolutamente sì. Tolgono posto a giocatori magari di 24-25 anni che vengono dati per finiti e che invece potendo ancora sviluppare delle cose possono diventare, faccio un esempio, Baschirotto, che è emerso, è arrivato in Serie A in età più avanzata, o giocatori similari a lui che altrimenti non avrebbero mai avuto la possibilità di arrivare. I giovani devono giocare a prescindere. Se sono bravi devono andare in campo al di là del dato anagrafico, perché nei campionati esteri fanno questo. Sono avanti anni luce rispetto a noi, perché magari le pressioni sono di meno, il tatticismo è minore, però un 2007-2008 non è considerato più un giovane, un bambino. A 17-18 anni o sei o non sei, almeno per certi livelli. Faccio fatica a pensare che un 2004-2005 sia ancora considerato un giovane che esce dalla primavera e che deve fare. Non scherziamo, a vent'anni si è già calciatori".

La porto sui temi invece più legati alla Serie C, su quello che sta succedendo in Serie C, perché il Vicenza gli abbiamo già fatto tantissimi complimenti per la stagione che ha fatto la prossima, salvo cataclismi, a salire in Serie B dovrebbe essere il Benevento. Manca poco, ha già un match point questa settimana, anche se è un match point difficile, perché il Benevento va a giocare in casa della Serenitana, quindi difficilmente la Serenitana stenderà un tappeto rosso per il Benevento, però sicuramente la squadra di Flores ci proverà.
"Sicuramente, al di là di tutte le scaramanzie e gli scongiuri del caso, quando tu arrivi a quattro giornate dalla fine con nove punti di vantaggio, il campionato puoi solo perderlo tu, non lo vincono di certo gli altri, che ovviamente sono costretti a dover fare tutti e 12 punti a disposizione e sperare in ulteriori passi falsi. Quindi secondo me è soltanto una questione di tempo, se non si festeggia per Pasqua, si festeggerà una giornata o due giornate dopo, ma insomma è una questione di tempo, perché comunque il Benevento ha dimostrato di meritarlo durante tutto l'arco dell'anno. Da quando è arrivato Floro Flores ha accelerato ed ha sbaragliato la concorrenza, che ha fatto sì che sia Salernitana che Catania cambiassero allenatore o gestione tecnica facendo ricadere delle colpe forse anche eccessive, perché per me il Benevento al pari del Vicenza ha fatto un campionato sopra le righe, gli altri hanno fatto un campionato alto ma il Benevento ha fatto il campionato sopra le righe, facendo una striscia di vittorie consecutive incredibili che ha portato a questo vantaggio. Quindi in questo momento lo possono solo perdere, poi magari può capitare che una partita la pareggi, l'altra la pareggi, ti viene un po' di braccino come si dice nel gergo calcistico, però alla fine i risultati lo porteranno a casa. Prova ne è che anche Catania, che è la più vicina tra le inseguitrici, ha cambiato completamente il progetto tecnico due settimane fa, preparando molto probabilmente i play-off in una maniera diversa rispetto a prima e pensando poi eventualmente se non va bene all'anno prossimo, perché cambiare da Toscano a Viali, per me, in piena corsa al secondo posto e dopo una vittoria presuppone un cambiamento radicale proprio di pensiero calcistico".

Parlava di braccino, è quello che è avvenuto all'Arezzo secondo lei?
"Qui parte da qualche settimana, non è lo scontro diretto che poi lo determinano anche gli episodi come si è visto, nel senso che l'Arezzo secondo me ha fatto una cosa incredibile prima ed è calato un po' fisicamente in questa parte qua, tra un po' di pressione, un po' di calo fisico, però c'è l'Ascoli che ha fatto una rincorsa incredibile, perché io non dimentico mai che quando ci sono i tre punti in ballo e mancano sette, otto, dieci giornate e i punti a disposizione sono tanti, se una squadra fa sei, sette, otto vittorie consecutive, poi ci sta che possono accadere queste cose, perché con i tre punti i campionati non sono mai finiti fino a che non c'è una matematica che condanna, perché veramente se uno inanella una serie di risultati importanti consecutivi, ecco che gli scenari si possono riaprire, come è accaduto all'Ascoli, che vittoria dopo vittoria ci ha creduto sempre, e adesso avendo vinto lo scontro diretto, è tornata in ballo fino alla fine e se la giocherà con l'Arezzo, che ovviamente ha avuto un calo fisico e forse psicologico, e adesso sarà molto bello vedere la reazione immediata che per uno scherzo del destino, del calendario, vede i rivali acerrimi dell'Ascoli che si devono salvare e ospiteranno proprio l'Arezzo, e questo è il bello di questi campionati e di questo calcio".

Ecco ma fra le due, ad oggi, fra Arezzo e Ascoli, chi vede favorita, fermo restando che sono due i punti che separano le due squadre in classifica?
"È chiaro che l'inerzia è cambiata, grazie all'entusiasmo, grazie a questa vittoria l'inerzia è cambiata, se prima era strafavorito l'Arezzo, che poteva chiudere, aveva il match ball vincendo lo scontro diretto, adesso direi che sono 65 per l'Arezzo e 55 diciamo per l'Ascoli. Non dico 50 e 50, ma una piccola percentuale in più ancora per l'Arezzo che ha ancora due punti di vantaggio, le giornate sono quattro, però dopo il prossimo turno magari potrebbe cambiare ancora come potrebbe consolidarsi però a favore dell'Arezzo, dipende. In questo momento l'entusiasmo che c'è ad Ascoli è un traino importante, molto importante".

L'ultima domanda riguarda i play-off, questa formula molto allungata con tantissime squadre è un po' divisiva, c'è chi apprezza il fatto che fino alla fine magari ci sia più competitività in campo per cercare di centrare questi play-off, dall'altro c'è chi dice che non sia giusto che la seconda in classifica si debba giocare la promozione con la nona. Lei da che parte sta?
"Da una parte hanno migliorato il campionato fino alla fine dove tante partite diventavano inutili perché delle squadre non avevano obiettivi quindi potevano essere rilassate, quindi per la regolarità dei campionati fino alla fine è una formula avvincente che porta tutti a stare a stare sul pezzo fino all'ultima giornata, dall'altra per tornare al discorso meritocratico ovviamente i play-off che coinvolgevano dalla seconda alla quinta erano quelli più giusti e quelli più competitivi perché comunque premiavano quello che tu avevi fatto durante l'arco di tutto un campionato. I play-off per me sono in questo modo sono un campionato nel campionato perché le squadre che arrivano seconde sono le favorite sulla carta ma poi abbiamo visto negli ultimi anni che molto spesso chi ci entra di slancio e chi ci arriva veramente in forma poi può fare la differenza. Bisogna arrivarci preparati sia fisicamente ma sia anche a livello di infortuni, bisogna avere anche quel pizzico di fortuna che una manifestazione così corta ci vuole dove tutto si incastra alla perfezione e dove ovviamente poi anche i valori devono emergere".