Giacomense, Gadda a TLP: "Lavorare con i giovani è molto stimolante"
La Giacomense, società di Masi San Giacomo, è una piccola realtà nel comprensorio di Ferrara. Da tre stagioni riesce a competere nel campionato di Lega Pro, non sfigurando mai dinanzi a squadre dal prestigio nettamente superiore. Tutto ciò avviene grazie ad una società sana e competente, capace di pescare sempre giovani di belle speranze che le stanno consentendo anche in questa stagione di potersi giocare la salvezza diretta. L'allenatore, da quando il club grigiorosso è nei Pro, è Massimo Gadda.
Chiusa la sua carriera a 38 anni (ha giocato nel Milan ed è stato un giocatore simbolo dell'Ancona in A), non ha perso tempo e subito si è tuffato in questa nuova avventura. Ha una particolarità in questo suo nuovo ruolo: ha sempre allenato formazioni romagnole (Baracca Lugo, Ravenna, Bellaria Igea Marina le sue precedenti esperienze). Il suo risultato migliore l'ha conquistato a Ravenna, dove al primo tentativo ha vinto il campionato di serie D nel 2002.
La Giacomense gioca il suo campionato sempre in trasferta, a causa dell'assenza di un impianto a norma a Masi San Giacomo, quindi ogni domenica, quando gioca in casa, deve giocare a Portomaggiore.
Lavorare in un ambiente tranquillo come quello della Giacomense, non è semplice, nonostante ciò: "Io mi trovo bene qui -dichiara l'allenatore grigiorosso-, si lavora in maniera seria, rigorosa, la società è il massimo che uno possa chiedere. Visti i tempi, trovare un club con queste qualità non è facile. Mi ritengo una persona fortunata perchè sono attorniato da persone come il direttore sportivo Massimiliano Menegatti e il presidente Walter Mattioli, che non mi fanno mancare nulla".
TuttoLegaPro.com ha voluto intervistarlo in esclusiva per conoscere meglio l'allenatore e l'uomo Massimo Gadda.
Ciao Massimo, come giudichi il campionato della Giacomense a quattro turni dalla fine?
"Siamo in linea con i programmi della società e con le aspettative che ci eravamo imposti. Sapevamo che questo campionato sarebbe stato più duro, però abbiamo saputo tener botta, nonostante noi non partissimo con un budget importante. Siamo una piccola società e facciamo attenzione a tutto. Però stiamo costruendo un nuovo miracolo. Una terza salvezza consecutiva sarebbe un grande risultato per i ragazzi e per me".
Lui mette sempre davanti i suoi giocatori, sono le sue creature che ogni domenica gli regalano soddisfazioni enormi.
Hai una rosa che mediamente ha 24.2 anni, come ti trovi a lavorare con tanti giovani? Quali i vantaggi e gli svantaggi?
"Direi di fare una distinzione, perchè ci sono giovani e giovani. I miei, non per falsa modestia, sono veramente bravi. Di questo devo ringraziare il presidente e il direttore sportivo che mi hanno messo a disposizione dei ragazzi molto disponibili e pronti sempre al sacrificio. E' un piacere lavorare con loro, soprattutto perchè non si scoraggiano mai, ed è un punto di forza da non trascurare. Altro vantaggio è sicuramente quello di poter sfruttare la loro "incoscienza", derivante da un'età dove il vissuto alle spalle non è molto e giocano spensierati. Se devo pensare uno svantaggio, devo dire che è la loro poca esperienza, però a questa sopperiscono con tanto impegno e molta buona volontà".
Tu hai giocato fino alle soglie dei 40 anni, così vogliamo chiederti questo: cosa cambia tra lo stare in campo e vivere le partite in panchina?
"Come dici tu, ho smesso molto tardi, quindi il distacco è stato indolore, diciamo così. Scendendo nel particolare, posso dirti che sono due cose completamente diverse. Quando sei in campo sai cosa devi fare, mentre quando sei seduto in panchina, cambia tutto. Hai tante responsabilità in più, devi avere mille occhi, pensare in un secondo la decisione giusta. Il rovescio della medaglia però è molto piacevole. Le soddisfazioni che hai da allenatore sono completamente diverse da chi gioca sul campo. E' una cosa bellissima quando i ragazzi che tu hai avuto fin da luglio, arrivano a maggio e ti regalano la salvezza. Con il passare del tempo, sto cominciando a realizzare che chiunque svolga questo mestiere: o è un pazzo oppure è pieno di passione. Io non penso di essere pazzo, ma sono innamorato follemente di questo lavoro. Lo respiro tutto il giorno, anche quando sono a casa. Non si finisce mai, perchè c'è sempre un dettaglio da cogliere".
Torniamo all'attualità: facciamo due conti: alla tua prima esperienza su questa panchina hai fatto 37 punti, lo scorso anno sono stati 41. A quattro partite dalla fine siete a 40. Secondo te quanti punti farete da qui a fine stagione?
"Quest'anno è dura come detto prima, però c'è sempre l'incognita delle penalizzazioni in arrivo, così una tabella di marcia può risultare sfalsata. Ci sono poi molte varianti che vanno prese in considerazionie: la condizione fisica in primis, senza dimenticare che ogni risultato positivo è un aiuto morale molto importante per affrontare la settimana con un piglio diverso, più propositivo. Tabelle non ne faccio, perchè i ragazzi devono stare in tensione fino all'ultimo minuto. A prescindere da tutto, non dobbiamo fare calcoli e dobbiamo cercare di fare il massimo contro chiunque, poi vedremo alla fine".
Un'ultima domanda: si parla di riforma dei campionati, quale a tuo parere, la ricetta per le prossime stagioni in Lega Pro?
"Devo mandare un messaggio ai vertici? Be direi che la prima cosa da fare è quella di non far partecipare le società inadempienti. Noi ci troviamo in una situazione paradossale, dove ad un mese dalla fine del campionato devono ancora arrivare nuove penalizzazioni. Credo ci vogliano dei paletti seri, regole certe, altrimenti ogni anno succedono sempre le stesse cose. Ed è un peccato perchè trovo che la Lega Pro sia un campionato affascinante e meriti di essere valorizzato maggiormente".


