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ESCLUSIVA TLP - Aprea: "Non esiste più la meritocrazia. Le nuove regole lasciano a casa tanti giocatori bravi, illudendo i giovani..."TUTTOmercatoWEB
© foto di Prospero Scolpini/TuttoLegaPro.com
sabato 29 giugno 2013, 16:05Interviste TC
di Nicolò SCHIRA
per Tuttoc.com

ESCLUSIVA TLP - Aprea: "Non esiste più la meritocrazia. Le nuove regole lasciano a casa tanti giocatori bravi, illudendo i giovani..."

Le nuove regole relative all'età media per accedere ai contributi della Lega Pro rischiano di travolgere, alla stregua di uno tsunami, tantissimi calciatori di ottimo livello. Tuttavia discriminati dall'età superiore ai trent'anni. Per questo motivo l'ex portiere di Pescara, Lecco e Arzanese Giuseppe Aprea ha scelto TuttoLegaPro.com per raccontare la sua storia:

"Credo che qualche elemento esperto serva in ogni squadra. I vecchietti, come sono chiamati bonariamente dagli addetti ai lavori, svolgono un ruolo fondamentale. Non solo in campo, ma anche all'interno dello spogliatoio. Quest'anno mi sono ritrorvato ad Arzano con una squadra molto giovane, imbottita di ragazzini. Per far crescere questi talenti serve la presenza di qualche giocatore più esperto. Consigli e comportamenti che fungano da esempio per far maturare i ragazzini".

Lei ha giocato in piazza importanti e anche in Serie B: una volta come facevano i giovani come era lei negli anni Novanta ad emergere?

"Oggi non esiste più meritocrazia: i giovani, se sono bravi, hanno sempre giocato. I talenti sono sempre emersi anche senza regole ed incentivi. A Pescara ho avuto esempi come Allegri e Bucaro, che oggi fanno gli allenatori. Ero giovane e da loro ho imparato moltissimo, oggi i ragazzi di ventitre-ventiquattro anni rischiano di smettere di giocare e non maturano mai se non hanno delle guide".

L'A.I.C. sembra pronta a scendere in campo...

"Hanno ragione Umberto Calcagno e l'A.I.C.: spero che l'associazione ci dia una mano, salvando molte carriere e altrettante famiglie. In un periodo di crisi economica come quello attuale non ha senso lasciare in mezzo alla strada centinaia di giocatori affermati e di buon livello soltanto in virtù dell'età. Così si costringono molti giocatori a smettere e al contempo si illudono decine di ragazzini...".

Si spieghi...

"Queste regole sono utili solo per le società che risparmiano, facendo giocare i giovani con contratti al minimo federale, e incamerano i contributi. Tantissimi di questi ragazzi nell'arco di un anno, una volta perso lo status di under, sono finiti in Serie D o in Eccellenza. Mica in Serie A o in Serie B. Il calcio non dev'essere un obbligo per tutti, ma a giocare dovrebbero essere i calciatori bravi, indipendentemente dall'età. Si illudono semplicemente i giovani, che adesso giocano venti-venticinque partite e credono di poter aspirare a carriere importanti. Invece a distanza di un anno emerge come, in molti casi, abbiano giocato soltanto per permettere ai club di incamerare i contributi. Adesso con l'età media si costringeranno parecchi giocatori importanti a smettere: ci sono calciatori di trentadue-trentacinque anni che quest'anno hanno fatto la differenza. Con l'età media ci sarà ancora posto per loro? Probabilmente no e ciò abbasserà il livello tecnico, penalizzando tanti bravi giocatori".

Immagino che a livello di calciomercato questa situazione si faccia sentire...

"Dici bene. Chiaramente per i giocatori con età superiore ai trent'anni le offerte stanno scarseggiando e gli stessi direttori motivano questa situazione a causa delle regole. Prendere un portiere esperto come nei mio caso significa poi essere costretti a schierare due-tre baby per bilanciare l'età media dell'undici titolare. Le squadre non vengono più costruite in base alle potenzialità e alle capacità dei vari giocatori, ma in relazione ai parametri del regolamento".

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