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TuttoLegaPro.com ... in rosa: Marcella Ghilardi (segretaria sportiva Cremonese)
domenica 9 febbraio 2014, 08:00Interviste TC
di Redazione TLP
per Tuttoc.com

TuttoLegaPro.com ... in rosa: Marcella Ghilardi (segretaria sportiva Cremonese)

Da un'idea di Sebastian Donzella e Valeria Debbia

Per gestire al meglio una società non basta avere ottimi giocatori e un bravo direttore sportivo. Serve organizzazione. Chi può darla? Il segretario. Una figura sulla carta semplice ma guai a pensare a un o una passacarte: altro che fotocopie, in Lega Pro tutto passa (e tutto viene approvato) proprio dal segretario. O dalla segretaria. Come nel caso della Cremonese. I grigiorossi, infatti, da sei anno si affidano, in uno dei ruoli più delicati di un'azienda calcistica, a Marcella Ghilardi. E' lei la protagonista odierna di TuttoLegaPro.com...in rosa.

Partiamo subito dalle tue mansioni. In cosa consiste il tuo lavoro all'interno della Cremonese?

"Io sono segretario sportivo e mi occupo dei contratti dei giocatori, conoscendo alla perfezione le normative - come le NOIF - e le procedure legate ai tesseramenti stessi. Gestisco inoltre i rapporti con la Lega Pro, le varie federazioni e le società. Il mio lavoro concerne quindi in una parte molto burocratica, che è anche la più impegnativa secondo il mio punto di vista: si ha infatti sempre il timore di sbagliare e c'è un confronto serrato e costante coi colleghi. Insieme alla parte amministrativa della società, i segretari sportivi permettono alla squadra di iscriversi al campionato gestendo le problematiche relative alle Licenze Nazionali, che vengono predisposte tra giugno e luglio e poi consegnate alla FIGC con determinate scadenze. Poi nel mio lavoro ci sono anche gli aspetti organizzativi, visto che mi occupo anche della gestione della biglietteria e quindi della campagna abbonamenti. In pratica io lavoro nei periodi in cui la maggior parte delle persone non lavora e mi ritrovo a fare le vacanze a metà settembre (ride, ndr). Non sarebbe giusto andarsene in ferie proprio nel periodo "caldo", in tutti i sensi, dell'anno".

Come è stato il percorso che ti ha portata a ricoprire questo ruolo?

"All'inizio della mia carriera non credevo molto in me stessa, ma ora penso che una donna che vuole fare questo lavoro se ci mette professionalità e voglia di apprendere lo può fare: l'ho provato su di me. Certo, ci vuole anche un pizzico di fortuna: io ho trovato il direttore Sandro Turotti, ex Albinoleffe ora alla Carrarese, che è diventato la variabile della mia carriera, dal momento che ha creduto in me e mi ha portata avanti. Se non fosse stato per lui, forse ora non sarei qui a parlare con voi. A volte serve la fiducia di qualcuno che è più in alto di te e che ti appoggia, perché da solo pensi di non potercela fare. 
Ho iniziato questa carriera nel 2002 nella società seriana, pur non essendo una sfegatata di calcio: ero una ragazzina e ricoprivo vari ruoli, da segretaria generica all'ufficio marketing. Nel 2004 - quando l'AlbinoLeffe era in Serie B - è arrivato appunto Turotti mettendomi di fronte ad una scelta: o fai il segretario sportivo in modo professionale e professionistico oppure scegli di essere una "tuttofare" ma senza costruirti una vera professionalità. 
Questo è stato l'input: lui mi ha dato la sua fiducia affinché io ricoprissi a tutti gli effetti un ruolo importante. Ha iniziato ad insegnarmi tutte le normative di cui non ero a conoscenza perché non avevo ancora l'esperienza necessaria. In seguito - grazie alla Cremonese - ho anche partecipato al corso per Direttori Sportivi. Nel corso del tempo questo lavoro mi ha preso al punto che ora la mia vita è il calcio a tutti gli effetti: se non c'è la passione non lo si può fare".

Hai delineato un quadro pieno di impegni: c'è spazio per la famiglia?

"Sono fortunata: il mio attuale compagno ricopriva il mio stesso ruolo in una società che ora non c'è più, il Crociati Noceto. Quindi mi capisce e riesce a capire i miei tempi, non creando problemi se - ad esempio - a luglio torno a casa alle dieci di sera perché sono impegnata con l'iscrizione della squadra o col calciomercato. Su questo lato sono tranquilla e serena proprio perché ho accanto una persona dell'ambiente. La cosa che invece mi dispiace è che per realizzare questo mio sogno ho dovuto lasciare tutta la mia famiglia e i miei amici a Bergamo: è vero che si tratta di un'ora di strada, ma gli impegni non permettono di viverli quotidianamente, anzi a volte passa un intero mese senza che li possa vedere. Questo mette addosso un po' di malinconia in certi momenti, ma se ad una persona piace questo lavoro anche il sacrificio ha un valore".

Hai accennato al fatto che hai frequentato il corso per Direttori Sportivi: ti piacerebbe poter ricoprire questo ruolo in un prossimo futuro?

"Sono dell'opinione che ognuno debba fare il suo lavoro. Io sono una segretaria sportiva, ma non lo dico perché sono donna. Conosco i regolamenti e le normative, ma mi occupo meno della parte tecnica: sì, posso dire se mi è piaciuta una partita o se un giocatore è più o meno valido ma non posso permettermi di pensare di fare nel concreto il direttore sportivo. E' un ruolo che richiede molte competenze tecniche che non mi appartengono. Comunque ho fatto il corso ed è una grande qualifica per me. Lì ho conosciuto molte persone: eravamo infatti 2 ragazze e 58 uomini. Insieme a me c'era Michela Piccirillo, segretaria generale del Bassano, ora in maternità. Quel corso mi ha permesso di creare una rete di contatti. Per tre mesi quasi quotidianamente ho collaborato con volti nuovi che mi hanno fatto capire che non si è mai arrivati e che c'è sempre bisogno di apprendere per andare avanti. E' stata un'esperienza molto bella che consiglio a tutti coloro i quali fanno il mio lavoro.
Riguardo la presenza delle "diesse donna" devo dire che 
se una persona ha le conoscenze adatte e quindi comprende di tecnica può lavorare a prescindere dal sesso. Come ci sono le calciatrici e le allenatrici, ci possono essere le direttrici sportive ma bisogna averne la competenza. E' chiaro che siamo più portati a pensare che una donna non sappia di calcio, ma non ho nessun tipo di remora verso chi lo vuole fare e verso chi già lo fa".

Questa tua ultima affermazione sul pensiero comune che una donna non sappia di calcio si lega al tema dei pregiudizi: tu li hai mai vissuti sulla tua pelle?

"Io penso che qualche illazione di troppo ogni tanto c'è stata, ma è venuta nel passaggio dall'AlbinoLeffe alla Cremonese perché ero una persona non conosciuta a livello professionale ed arrivavo in una grande società con una grande piazza e grandi valori. Sono state illazioni stupide di qualcuno non di Cremona, ma dell'ambiente del calcio, che non mi conosceva né personalmente né professionalmente. Chi mi conosce non si è mai permesso di discriminarmi. Alla Cremonese ho avuto tanta fiducia e sono cresciuta sotto tanti punti di vista, questa è una società in cui sono presenti diverse figure femminili: Daniela Fioni, che collabora con il Responsabile marketing Stefano Allevi e Clara Negri, la storica segretaria amministrativa da almeno dieci anni. Ma sono situazioni che succedono nel calcio, così come in qualsiasi altro ambiente lavorativo. Io ho tanti amici in questo mondo, chiaramente parlo di uomini: con loro ci chiamiamo per consultarci. Se la donna non dà adito a certe situazioni, le stesse non si presenteranno mai. Io sono rimasta piacevolmente stupita e colpita da questo ambiente: da direttori, presidenti, segretari e procuratori io ho sempre ricevuto rispetto. Sarò anche fortunata, ma non ho mai neppure sentito casi eclatanti relativi a pregiudizi".

Che differenze hai trovato nel tuo lavoro tra Serie B e Lega Pro? E hai notato l'esplosione di figure femminile in ruoli strategici societari?

"Per l'esperienza che ho avuto all'AlbinoLeffe in Serie B ero a stretto contatto soprattutto con Giorgio Rovati dell'ufficio tesseramento della Lega Calcio e con il Giudice Sportivo Stefania Ginesio, due persone sempre disponibili. Quando ho cominciato a lavorare alla Cremonese e quindi in Lega Pro ho continuato a comunicare soprattutto con l'ufficio tesseramento e lì vi sono molte donne: Luciana, Eleonora e all'inizio anche Nadia Giannetti. Quest'ultima l'ho sentita per anni solo al telefono e finalmente l'anno scorso sono riuscita a conoscerla di persona, visto che la Final Four Berretti si è giocata proprio a Cremona. Tutti ti trattano come una professionista, al di là dell'identità sessuale. E confermo che vedo sempre più donne, non solo nell'ambito dei segretari sportivi ma negli uffici stampa e marketing. C'è stato un piacevole cambiamento e quando ci sono le riunioni a Firenze si trovano finalmente anche volti femminili con cui si possono coltivare nuove amicizie".

Differenze tra responsabile della biglietteria e segretaria?

"Riguardo la prima mansione devo confessare di avere un caratteraccio: sono molto ostinata e decisa, andando sempre avanti per la mia strada e scontrandomi frequentemente con le persone. Questo mio modo di essere legato al mio lavoro in biglietteria ha portato un po' di maretta, ad esempio con l'avvento della Supporter Card. Fortunatamente ho alle mie dipendenze dei ragazzi che hanno una classe e una dolcezza che ci evita qualsiasi scontro coi tifosi.
Come segretaria forse ti senti più "dentro" a certe questioni. Penso alla
 perdita dei play-off da parte della Cremonese col Varese (stagione 2009/10, ndr): in quel momento avevo perso le motivazioni, non perché avessi poca fiducia nel sistema ma perché mi ero proprio demoralizzata. Con l'allora direttore Turotti abbiamo comunque cercato di ricreare fiducia e quando lui se n'è andato, risolvendo consensualmente il contratto dopo la sconfitta della Cremonese nei play-off col Trapani (stagione 2011/12, ndr), per me è stato un altro trauma perché erano sette anni che lavoravamo in simbiosi. Mi sono ritrovata con mille dubbi, ad esempio pensavo: "Ora arriverà un nuovo direttore e magari non è abituato a lavorare con una donna". Poi invece è arrivato Moreno Zocchi, l'attuale ds, e non mi sembrava vero: mi ha accolto senza alcun problema. Ero io che mi ero fatta tanti castelli in aria, autodiscriminandomi. E' stata una bella vittoria per quanto riguarda la mia professione. La cosa, invece, che più mi ha fatto emozionare in questo mio lavoro è il fatto che quest'anno mi sono ritrovata a preparare il contratto per mio cugino, il calciatore ex AlbinoLeffe Dario Bergamelli. Io sono cresciuta con lui, nonostante gli otto anni di differenza: abitavamo nello stesso paese e siamo come fratelli. Quando me lo sono trovato davanti per firmare il contratto, nonostante ne abbia fatti tantissimi nella mia carriera, avevo il batticuore. Forse è stupido da dire, ma è stata la cosa più emozionante: non pensavo di avere questo tipo di reazione, che forse è anche spropositata dopo anni che fai questo tipo di lavoro. E' stato molto bello, così come è bello avere tutta la nostra famiglia che lotta per unico obiettivo: mi fa sorridere".

Che rapporto hai instaurato con chi lavora in Lega Pro?

"Da Angelaccio a Paolucci, da Nadia (Giannetti, ndr) a Gaia (Simonetti, ndr) a tutte le ragazze dell'ufficio tesseramenti sono diventate una presenza positiva e costante per noi in società. Quando c'è un problema, li puoi chiamare e loro sono sempre disponibili. C'è un'assistenza continua che è giusto sottolineare".

Anche se probabilmente speri che il prossimo anno non dovrai più riferirti a loro per il tuo lavoro...

"(ride, ndr) Sì, infatti spero di chiamarli solo per un saluto privato. Vogliamo tutti approdare finalmente in Serie B: anche se lo diciamo sorridendo è il nostro obiettivo".

© foto di @TLP
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