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TuttoLegaPro.com ... in rosa:  Marinella Farina (segretaria Monza)TUTTOmercatoWEB
Marinella Farina
© foto di Jacopo Duranti/TuttoLegaPro.com
domenica 23 marzo 2014, 08:00Interviste TC
di Redazione TLP
per Tuttoc.com

TuttoLegaPro.com ... in rosa: Marinella Farina (segretaria Monza)

Da un'idea di Sebastian Donzella e Valeria Debbia

"Il Monza per me è il terzo figlio che non ho mai avuto. Quando ho dovuto affrontare il fallimento della società sono arrivata a far cose che mai avrei pensato di dover fare. Il mio rapporto nei confronti di questa società è molto forte e sono molto riconoscente. Ho raccolto tante gratificazioni e creato grandi rapporti sia coi presidenti sia coi colleghi con cui ho lavorato nel corso del tempo. Per questo ringrazio tutti, soprattutto l'attuale proprietà per l'opportunità che continua a darmi. Il presidente Armstrong mette un'energia in ciò che fa che non ci possono lasciare indifferenti. Purtroppo il neo di chi lavora dietro la scrivania è che si può essere determinati quanto si vuole, ma si dipende sempre dal fattore campo e dai risultati ottenuti: se non si raggiungono gli obiettivi, è difficile riuscire a svolgere il resto del lavoro". Per la presentazione di Marinella Farina, storica segretaria del Monza (da trent'anni nella società brianzola) e protagonista odierna di TuttoLegaPro.com...in rosa, non servono le nostre parole. Bastano le sue. Tanto semplici quanto commoventi. La squadra come creatura e non come business per ricordarci prima di tutto che il calcio è passione. 

Sono ormai trent'anni che lavora all'interno del Monza: quali sono le sue mansioni e come sono cambiate in tutto questo tempo?

"Ho iniziato giovanissima: avevo solo vent'anni e all'interno del Monza ho fatto una gavetta piuttosto lunga. Allora Luigi Piedimonte era il direttore sportivo. Ho iniziato occupandomi della reception e del centralino e non ero una grande appassionata di calcio visto che nella mia famiglia c'era interesse verso altri sport. Comunque ora posso dire di essere un'appassionata del Monza. Nel corso del tempo sono cambiate le mie mansioni e sono aumentate le responsabilità finché sono arrivata a ricoprire il ruolo di Segretario generale. Gestisco quindi tutto ciò che non riguarda la parte tecnica, ma quella di organizzazione. Insomma il mio è un lavoro dietro la scrivania".

Potremmo dire che è un'istituzione per la società biancorossa, visto che è riuscita a sopravvivere anche al fallimento della stagione 2003/04...

"Sì, ho vissuto anche quei momenti particolari e anche molto dolorosi. Con i colleghi avevamo deciso di stringere i denti e non mollare. Erano momenti tristi, ma c'è sempre stata unità all'interno delle poche persone rimaste in società in quel periodo. Siamo rimasti vicino alla squadra, muovendoci con iniziative mai intraprese personalmente prima: ad esempio, andare a vedere gli allenamenti, ma anche far sentire la vicinanza a staff e giocatori sia della Prima Squadra sia del Settore Giovanile".

Con il Monza ha raggiunto anche la cadetteria. Cosa è cambiato nel suo lavoro a seconda della categoria in cui ha militato la squadra?

"Io ho avuto la fortuna di lavorare anche in Serie B, ma il lavoro in sé è sempre stato lo stesso dato che siamo sempre stati professionisti. Nei primi anni di Serie C però ho notato molta meno professionalità: parecchi colleghi lavoravano part-time dividendosi con altri impieghi. Con il passare del tempo, e soprattutto in Lega Pro, la professionalità è cresciuta. La stessa Lega sta organizzando corsi di formazione per aumentare le capacità di chi lavora all'interno delle varie società. E' ovvio che negli anni di militanza in Serie B c'erano carature diverse riguardo alle città con cui andavamo ad approcciarci: la differenza sostanziale stava nel bacino di utenza".

La Tessera del tifoso e le procedure telematiche introdotte hanno migliorato o peggiorato il vostro lavoro?

"Ultimamente il lavoro è migliorato parecchio soprattutto per quanto riguarda l'emissione delle Tessere del tifoso. Prima c'era la raccolta dati e documenti che dovevano poi essere spediti, mentre ora facciamo tutto in sede attraverso il nuovo software dedicato. Si è snellita molto la procedura".

In questi anni ha notato l'esplosione delle figure femminili all'interno delle società calcistiche? E quanto è cambiata la percezione della donna nella Lega Pro?

"Proprio perché sono tanti anni che lavoro in questo ambiente posso dire di aver percepito l'aumento di presenze femminili: ho notato nel corso del tempo una grandissima differenza nel partecipare alle riunioni con la Lega, anche se i primi tempi non ero io la delegata a tenere questo tipo di rapporti. Anni fa arrivavo a queste riunioni e dato anche il mio carattere schivo e timido mi ritrovavo in un gruppo di quasi sessanta persone all'interno del quale vi erano solo due colleghe donne. Non dico che fosse imbarazzante, ma ci sentivamo comunque un po' fuori luogo. Ora la situazione è nettamente cambiata, quasi rovesciata. In Lega Pro vi sono sempre state molte donne, ma non in ruoli che prevedevano la partecipazione a questi grandi incontri. Ricordo comunque che il segretario di Lega era la dottoressa Marinella Conigliaro, quindi la Lega è sempre stata aperta a questo tipo di discorso".

Quindi dalla sua esperienza possiamo dire che è oramai percepita come normale una donna che lavora nell'ambiente calcistico? Per quanto riguarda il Monza, però, non figurano moltissime donne all'interno dell'organigramma...

"Quando ho iniziato io nel Monza c'era una signora che si occupava della parte contabile, ma se andiamo indietro nella storia biancorossa non ci sono mai state donne nel ruolo di Segretario generale. Però percepisco come normale che anche le donne lavorino nel calcio, anche perché come dico sempre io la donna dietro una scrivania rende molto più di un uomo: ha un occhio diverso proprio perché l'uomo è sempre più attirato dal campo e dal discorso tecnico. Si lascia quindi sovrastare dalla passione, mentre la donna è più attenta all'organizzazione, alla gestione e ai rapporti interpersonali".

Non ha mai vissuto episodi di discriminazione legati al suo essere donna in un mondo maschile? In tutti questi anni ha visto nascere e crescere una diversa mentalità nei confronti della donna?

"Ho avuto la fortuna di non subire certe spiacevoli situazioni. Anzi, tutt'altro... Essendo l'unica donna sono sempre stata coccolata dai dirigenti e ho sempre notato un grande rispetto verso la mia persona e verso il mio lavoro. Non ho mai avuto difficoltà, anzi probabilmente me le sono creata da sola a causa del mio carattere, che - come detto - è molto chiuso. Sono poco propensa ad apparire e infatti ho sempre cercato di lavorare nell'ombra. Anche durante il periodo della maternità sono sempre stata aiutata e facilitata. Non sono mai stata ostacolata, bensì ho avuto la possibilità di lavorare da casa. Durante il periodo del fallimento non ho avuto difficoltà a operare né col giudice né coi curatori fallimentari. Quello che posso dire, però, è che all'interno della società ho avuto qualche collega che ha provato fastidio a vedere una donna che cresceva professionalmente mentre loro restavano fermi".

Tanti anni passati dietro la scrivania per lei, durante i quali la squadra ha vissuto parecchie delusioni sul campo, soprattutto nelle ultime stagioni: dalle finali play-off perse con Genoa e Pisa alle finali play-out perse con Pergocrema e Viareggio senza dimenticare la 1^ Divisione sfumata a Portogruaro in favore dell'Unione Venezia lo scorso campionato.

"Insomma un po' di emozione la si sente anche da dietro la scrivania. Il tutto accompagnato anche da un po' di rabbia, anche se positiva e dettata solo dagli obiettivi non raggiunti. Quando si lotta sul campo non bisogna dimenticare infatti che dietro c'è un grande lavoro di solidarietà da parte nostra nei confronti della squadra. Tutti viviamo l'ansia del prepartita e dei vari preparativi".

Ha conosciuto e lavorato con vari presidenti: a quale si sente più legata?

"Io ho un grande affetto per il presidente di tutti i tempi: Valentino Giambelli. Con lui ho iniziato a lavorare e mi sono formata professionalmente durante gli anni della sua presidenza. Il Monza ha potuto poi continuare la sua storia grazie a Giambattista Begnini, il presidente che ci ha salvato dal fallimento, prendendoci per i capelli (ride, ndr). Ci sono però differenze tra i due personaggi, in quanto hanno dato un taglio diverso alla loro presidenza: Begnini era uno molto sanguigno, passionale e ci ha messo l'anima nel Monza; Giambelli era più distaccato e professionale ma mi ha dato tanto: con lui vivevamo le emozioni in prima persona perché era lui il primo che trasmetteva entusiasmo nel lavoro, per i risultati e nell'essere sempre sul campo. Con lui abbiamo imparata a dare non tutto, ma ancora di più. Comunque ogni presidenza ha dato un'impronta diversa e io ho un buon ricordo anche del signor Fazzolari, anche se abbiamo lavorato solo un anno. Anche lui era molto professionale, rispettoso e determinato".

Che tipo di rapporto ha instaurato con Clarence Seedorf, il cosiddetto "governatore-ombra" del Monza fino alla scorsa stagione? 

"Ho avuto pochissime occasioni per avere rapporti diretti con lui. C'era un CdA che teneva in mano le redini della società e quindi era con gli amministratori che entravamo in contatto. Le poche occasioni in cui ho parlato con il signor Seedorf sono state piacevoli e cordiali".

Attualmente invece la proprietà è nelle mani dell'anglo-brasiliano Anthony Armstrong-Emery. Con lui come vanno le cose?

"Purtroppo lo vediamo molto poco, dato che lavora in diverse parti del mondo. Riesce comunque a restare quotidianamente in contatto con noi: c'è un'intesa che sta crescendo e nonostante il problema linguistico lui riesce a trasmettere il suo entusiasmo e le sue richieste. Il rapporto è fresco, visto che si è insediato solo da un anno, ma è già forte. Così come lo è con i tifosi e la città anche grazie al fatto che si tratta di una persona molto comunicativa che ama usare i nuovi media per tenersi in contatto con tutti".

Come si rapporta con lo staff dirigenziale, tecnico e con i giocatori? Nel corso degli anni è cambiato qualcosa nel modo in cui vi relazionate?

"Sicuramente qualcosa è cambiato anche solo per il fatto che quando ho iniziato a lavorare avevo vent'anni ed ora ne ho cinquanta (ride, ndr). Prima ero loro più vicina, mentre ora è un rapporto più distaccato: a volte è strano sentirsi dare del lei dai giocatori. Anche se mi rendo conto che dato il mio lavoro dietro la scrivania ci sono pochi motivi per avere rapporti più stretti con la parte tecnica. In assoluto però mi sento di dire grazie a Beppe Marotta: all'inizio del mio lavoro mi sembrava veramente di fare fatica a muovermi all'interno di questo mondo. Mi sentivo come un elefante in mezzo ai bicchieri di cristallo. Ma la mia crescita professionale è coincisa col suo arrivo come direttore sportivo e poi come direttore generale. Con lui abbiamo traslocato dalla vecchia sede di via Manzoni al Centro Sportivo Monzello. Per questo affettivamente e professionalmente mi sento molto legata a lui. Con lui ho lavorato molto e sono sempre stata apprezzata. Quando ho l'occasione e so che c'è la possibilità di poterlo seguire in convegni in cui lui fa da relatore non me la lascio sfuggire e presenzio per poterlo rivedere e salutare. Gli sono molto riconoscente per ciò che mi ha insegnato: è stato lui a farmi capire come una donna deve entrare nel mondo del calcio, cercando di stare in disparte in alcuni momenti e dire la propria in altri mettendosi in luce".

Ma cosa le sarebbe piaciuto fare nella vita se non fosse riuscita a costruirsi questa carriera nel mondo del calcio?

"Non ho avuto molto tempo di pensarci: finita la scuola ho lavorato per sei mesi in una compagnia di assicurazioni a Monza e subito dopo ho iniziato la mia avventura nel Calcio Monza. Questo lavoro mi ha preso subito e piano piano sono cresciuta. Me lo sono chiesta tante volte, ma senza darmi mai una risposta. Durante i passaggi di proprietà ci sono stati parecchi momenti di incertezza, in cui temevo di non essere riconfermata: d'altronde quando si cambia non è detto che il rapporto continui, possono esserci mille motivi che ti portano a dover rinunciare al posto di lavoro. Comunque mi piace talmente tanto questo lavoro che non riesco ad immaginarmi in un altro posto. Faccio fatica a pensarci (ride, ndr)".

All'inizio ha accennato alla sua famiglia: come è riuscita a conciliare il suo lavoro con la vita privata?

"Io sono figlia unica e vivo vicino ai miei genitori, cosicché sono stata molto aiutata da loro nella gestione della mia famiglia e soprattutto delle mie figlie. Ho un marito che fortunatamente non ama il calcio e alla domenica non va allo stadio, ma si occupa delle ragazze quando io invece sono al "Brianteo". Non ho avuto grosse difficoltà finora, anche se il lavoro è parecchio impegnativo: la giornata è lunga, non ci sono momenti di sosta, bisogna essere sempre a disposizione. Anche quando si è casa bisogna essere consapevoli che può capitare un imprevisto che ti riporta sul campo. Il lavoro assorbe totalmente: si rimane coinvolti al 100% e la famiglia si è abituata. Un po' probabilmente ne ha risentito, anche se nella gestione concreta non ho avuto problemi. D'altronde la mia assenza alla domenica per mezza giornata è ancora un neo che viene patito dalle mie figlie. Le vacanze devono essere programmate in base al lavoro della mamma, le domeniche vanno programmate in base al calendario del Monza e a volte pesa. Ma ci si può convivere bene".

Come vive il rapporto con la Lega Pro e con i colleghi delle altre società?

"La cosa buffa è che spesso con gli altri colleghi c'è una vicinanza che però non sfocia in un rapporto concreto faccia a faccia, così a volte ti immagini una persona in un determinato modo e poi la vedi alle riunioni e si dimostra essere tutt'altro. Sono rapporti alimentati dal lavoro, eppure non ci si vede mai. Grazie alla Lega Pro e ai suoi corsi formativi ci ha permesso di accorciare queste distanze. E' un lato molto positivo. Ho visto poi questo impegno da parte delle addette stampa di Lega Pro e delle varie società in iniziative di solidarietà: mi sento quindi di lanciare un invito affinché tutto questo possa essere esteso anche alle colleghe segretarie, permettendo anche a noi di lasciare un'impronta nel sociale. Sarebbe bello essere presenti in queste realtà. E' arrivato il momento che anche noi operative ci prendiamo i nostri spazi per creare qualcosa che nel tempo possa dare ritorni concreti: d'altronde siamo tante, anche giovani ma tutte molto preparate".

© foto di Jacopo Duranti/TuttoLegaPro.com
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