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Non si vince più. Il calcio italiano ha toccato il fondo. Sarà rivoluzione. Prandelli  “rottamatore” alla maniera del premier Renzi?TUTTOmercatoWEB
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
giovedì 27 marzo 2014, 08:30Il Punto
di Vittorio Galigani
per Tuttoc.com

Non si vince più. Il calcio italiano ha toccato il fondo. Sarà rivoluzione. Prandelli “rottamatore” alla maniera del premier Renzi?

Vittorio Galigani, esperto dirigente calcistico, già Direttore Sportivo oltre che Direttore Generale in numerosi club professionistici dalla Serie A alla ex Serie C. Editorialista per TuttoLegaPro.com

Le recenti brutte figure rimediate dalle squadre italiane di club, in campo internazionale, hanno riacceso i fari su un problema serio ed atavico che coinvolge tutto il pianeta calcio del nostro Paese.

Il ritornello è sempre lo stesso. In Italia, rispetto al resto d’ Europa, giocano sempre i più vecchi. Bisogna schierare le squadre B nelle categorie inferiori. Si gioca troppo spesso. Si trascurano i settori giovanili. Gli stadi di proprietà e quella legge mai promulgata.

“Canzonette” che ascoltiamo da una vita. Parole che servono soltanto per sciacquarsi la bocca. Di concreto, negli anni, non si è mai fatto nulla.

Tante sono le inchieste e gli approfondimenti giornalistici. I Forum ed i tavoli con tecnici e dirigenti. Concetti espressi e ripetuti in tutte le salse. Tutti sempre prodighi di valutazioni, considerazioni e consigli. Di una sana riforma radicale e costruttiva, però, mai neppure l’ ombra. Un Consiglio Federale dove le idee delle varie componenti non convergono mai su scelte razionali ed univoche. Tutti sono l’ un contro l’ altro armati.

Prevale sempre e soltanto l’ interesse economico. Tutti assatanati solo e soltanto sulla ripartizione del denaro. Diritti tv e proventi federali. Un “osso” da spolpare sul quale si gettano tutti per addentarlo.

Il massimo campionato italiano esprime valori tecnici mediocri. Lo certificano, come sopra indicato, i pessimi risultati ottenuti in Europa.

La Juventus, imbattibile entro i nostri confini, prende sberle appena mette il naso fuori dal Paese. Per passare il turno in Uefa League, unico club italico, ha dovuto battere la Fiorentina, una cenerentola di lusso nel torneo di serie A.

La Juventus appunto. Presa ad esempio per tutte. Schiera in campo un solo giovane di talento. Il francese Pogba. Tutti gli altri sono giocatori d’ annata. Marchisio, una mosca bianca, cresciuto in famiglia. L’ esempio indelebile di come dalle parti nostre si pensi solo e soltanto al risultato. Si potrà obiettare che lo fanno anche al PSG o al Real. Certamente, ma almeno lì qualche risultato importante lo ottengono! 

Lo scarno valore attuale del nostro calcio ha anche una matrice economica. Le Società che chiudono i bilanci in attivo si contano sulle dita di una mano. Un discorso che vale in tutte le categorie. Dalla serie A all’ interregionale.

Una situazione avvilente che dovrebbe preoccupare non poco i vertici istituzionali dello sport nazionale.

La carenza assoluta nella cultura dei settori giovanili. Tutti lo fanno perché è richiesto dai regolamenti, ma nessuno ci crede. In tutte le categorie. In altri Paesi europei (Spagna, Germania ed Olanda) qualche Società è arrivata a schierare in campo una formazione con sette/ otto elementi provenienti dalla propria “cantera”. Dalle nostre parti non accadrà mai.

Ci dovrebbero allora spiegare a cose servirebbe far giocare le squadre B nelle categorie inferiori. 

In pratica dico che lo stanno già facendo. Tutti i ragazzi (tantissimi) mandati in prestito o compartecipazione a “farsi” le ossa (così si dice) in Lega Pro ne sono la conferma più ampia.

Sarebbe opportuno, allora, poter dare una risposta plausibile a tutti quelli di cui sopra che la prossima stagione rimarranno al palo. Abbandonati a se stessi ed incapaci di trovare una collocazione. Certamente per la riduzione dei posti di lavoro imposta dalla riforma, ma ancor più per una carenza tecnica evidente.

Prandelli ha prolungato in Federcalcio. Ho letto che sarà rivoluzione. L’ intento del Commissario tecnico della nostra nazionale è senza dubbio ammirevole. Il suo motto è: cambiare radicalmente. Una sfida stimolante dal punto di vista strutturale, dalle sfaccettature molteplici.

Mi domando al proposito se potrà essere lui, alla maniera del premier Renzi, il “rottamatore” rivoluzionario del calcio italiano.

Mi rammarico per me. Si vive solo una volta! 

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