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Diritti televisivi. Le lacune della Legge Melandri. La lite a carte bollate tra Abodi e Macalli. L’ assenza del legislatore. E’ giusto che si pronunci in Tnas? Intanto a piangere sono solo le Società …TUTTOmercatoWEB
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
giovedì 10 aprile 2014, 08:30Il Punto
di Vittorio Galigani
per Tuttoc.com

Diritti televisivi. Le lacune della Legge Melandri. La lite a carte bollate tra Abodi e Macalli. L’ assenza del legislatore. E’ giusto che si pronunci in Tnas? Intanto a piangere sono solo le Società …

Vittorio Galigani, esperto dirigente calcistico, già Direttore Sportivo oltre che Direttore Generale in numerosi club professionistici dalla Serie A alla ex Serie C. Editorialista per TuttoLegaPro.com

Quando si parla del buon senso! Il calcio italiano è in grave crisi finanziaria. In tutti gli scomparti, anche in serie A. Figuriamoci nelle categorie professionistiche a scendere. Manca il “circolante”. E dire che milioni di euro sono disponibili. Ma non si possono toccare.

Stiamo parlando dei diritti tv. La serie A gongola con quell’ appannaggio da circa 900 milioni a stagione. Minimo per la durata di un lustro ancora.  Per tutti gli altri (serie B e Lega Pro) ballano circa 60 milioni di euro. All’ anno. Facendo il dovuto paragone, qualcuno li ha voluti definire briciole.

La legge Melandri stabilisce che il 6% delle somme spettanti alla serie A sia girato alla altre due leghe professionistiche. E qui cade l’asino, perché il decreto legge 9/2008 recita solo di una somma da destinare alle società sportive delle categorie professionistiche inferiori. Senza nessuna specifica e senza fissare alcun criterio di ripartizione.

In assenza di una normativa i presidenti delle due Leghe hanno puntato i piedi. E’ nata una vera e propria guerra tra poveri. Macalli, irremovibile, ha deciso di portare Abodi al Tnas, il tribunale del Coni. Sono anche volate parole pesanti.

Il presidente delle Lega Pro ha parlato di parassiti che rubano i soldi degli altri. Il collega della serie B ha ribattuto con toni aspri. Con un evidente riferimento all’educazione che non va scambiata per debolezza. La lite è diventata insanabile.

In verità un precedente esiste. Quello della stagione 2012/13 nella quale le risorse, per un accordo raggiunto all’ ultimo momento, furono ripartite al 66% per la categoria superiore ed il rimanente 33% alla terza serie.

Ora Macalli non si accontenta più di quell’appannaggio. Vorrebbe il 50% ed anche di più. Facendosi forte del fatto che i suoi affiliati dalla prossima stagione saranno 60, mentre gli altri solo 22. Diverse le argomentazioni di Abodi che fa riferimento alla necessità di un contributo erogato equamente tanto da ridurre il divario tra le varie categorie. Chiedendo anche di colmare quel gap nei confronti della serie A. 

Comunque ogni tentativo di conciliazione è andato a farsi benedire. Tra i due presidenti è in corso una diatriba controproducente. Per immagine e sostanza. Uno scaricarsi colpe e responsabilità che non porta a nulla di positivo. Il tutto a scapito delle Società affiliate. Le cui casse, già esigue, rischiano di diventare vuote.

Di fatto esiste la certezza di una carenza normativa. Un vuoto che andava colmato a monte del problema.  La pronuncia di un terzo è indispensabile. Poi, poco conta che sia il Tnas o un altro Ente a giudicare. Occorre addivenire ad una conclusione. Senza ulteriori battaglie legali e burocratiche perdite di tempo.

Quei soldi. Briciole o tanti che siano. Ma 60 milioni di euro, scusate, riempiono sempre bocca e portafogli. Servono più del pane per il sostentamento di un calcio professionistico, di seconda e terza fascia, che sta diventando sempre più povero. A proposito, siamo tutti certi che, rispettando alla lettera i regolamenti, sarà facile mettere insieme sessanta Società nella Lega Pro della riforma?

E’ documentato dalla Covisoc che ci sono Società in Lega Pro, ma anche in serie B, al collasso. 

La lite tra Abodi e Macalli (ricordiamoci peraltro che entrambi siedono al tavolo del Consiglio Federale), pur rispettando i reciproci interessi di categoria, non doveva neppure iniziare. Qualcuno, più in alto, doveva intervenire responsabilmente e legiferare per tempo. Ottemperando alle lacune di quel Dlgs del 2008. I comportamenti alla Ponzio Pilato certamente non giovano alla causa.

Intanto più di un presidente, tra serie B e Lega Pro, piange battendo la testa contro il muro.

Quando si parla del buon senso!

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