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ESCLUSIVA TLP - Pontedera, mister Indiani: "Abbiamo vissuto un sogno. Per restare ho bisogno di entusiasmo"TUTTOmercatoWEB
Paolo Indiani
© foto di Federico Gaetano/TuttoLegaPro.com
giovedì 15 maggio 2014, 11:00Interviste TC
di Daniele MOSCONI
per Tuttoc.com

ESCLUSIVA TLP - Pontedera, mister Indiani: "Abbiamo vissuto un sogno. Per restare ho bisogno di entusiasmo"

Hanno ragione quelli che hanno detto: una partita simile all'estero il Pontedera l'avrebbe vinta almeno nove volte su dieci.

Eppure in Italia, contro il Lecce al "Via del Mare" i toscani hanno dominato, creato occasioni, in certi frangenti preso a pallonate la corazzata salentina e alla fine chi ha esultato sono i pugliesi. Seppure ai rigori.

E' la crudeltà del calcio e bisogna accettarlo nel suo fascino perverso. Dipende dall'angolazione in cui lo si guarda. Paolo Indiani ad esempio si trova nell'ottica di chi ha perso e ancora gli brucia parecchio. Quando gliene parliamo si sente ancora quel rammarico, seppur mitigato dalle ore passate, servite per far diventare quel groppo un colpo di tosse che si libera in un istante.

L'allenatore del Pontedera, intervistato in esclusiva da TuttoLegaPro.com ha spaziato, un po come i suoi attaccanti domenica, riservandoci qualche piacevole sorpresa.

Mister, a viso aperto contro il Lecce. Studiata nei minimi dettagli: palla ad Arrighini e Grassi, sfruttando la lentezza dei centrali giallorossi.

"Ci è mancato solo il gol. Abbiamo fatto tutto noi, li ha salvati il portiere".

Lei sapeva che Miccoli sarebbe mancato (attacco febbrile per il numero dieci giallorosso, ndr)?

"Si, ma era in panchina. Se avesse voluto, l'allenatore del Lecce avrebbe potuto farlo entrare".

Il leit motiv della partita è stato vedere il Pontedera giocare con autorevolezza sul campo di una delle candidate alla B. Non è roba da poco.

"L'avevamo preparata al meglio, conoscendo le loro debolezze e lì abbiamo puntato".

C'è la soddisfazione di aver fatto dichiarare a Franco Lerda, tecnico dei pugliesi: "Abbiamo fatto una prestazione negativa".

"Si c'è il rammarico che loro hanno vinto e noi no".

Ancora non ha sbollito la rabbia.

"Non sono arrabbiato. Da una parte c'è la felicità e la gioia di aver fatto una prestazione del genere. Era un sogno troppo grande: il piccolo Pontedera che vince a Lecce. Sarebbe stato il giusto premio per questi ragazzi. Il calcio è anche questo purtroppo".

Si parla tanto di largo ai giovani, però uno esperto come lei ancora è capace di produrre un calcio divertente.

"Fa piacere, ma siamo rimasti troppo male per come è finita. Non doveva finire così. Il rigore sbagliato (rivolto a Pastore, autore dell'unico errore dagli undici metri che ha permesso al Lecce con Abruzzese di segnare il penalty che ha eliminato il Pontedera, ndr), ma non tirarlo così".

Anche noi vedendo il modo con cui Pastore ha tirato il rigore ci siamo chiesti il perchè del cucchiaio.

"Perchè non capisce nulla, ecco il motivo".

C'è foga e adrenalina nelle parole di Indiani. Il suo rimprovero nei confronti del suo giocatore è un gesto d'affetto per farlo crescere nel corso della sua carriera da giocatore.

In tre anni lei ha fatto qualcosa di storico a Pontedera. Fatte le dovute proporzioni, Antonio Conte a Torino con la Juventus sta prendendo in considerazione l'idea di andarsene. Anche lei è tentato di lasciare?

"Mah, adesso vediamo".

Sappiamo che ci sono molte squadre che le fanno la corte. Ultima in ordine di tempo la Spal.

"Vediamo, la cosa fa piacere, però vediamo. Mi sono preso un paio di giorni di tempo per pensarci e riflettere".

Certo, Ferrara non sarebbe male. Parlano apertamente di un tecnico esperto e l'identikit porta a lei.

"Vediamo, per adesso voglio pensarci bene".

C'è qualcosa di vero in queste voci?

"Si, c'è stata qualche contatto. Mi hanno chiesto la mia situazione contrattuale, ma io sono abituato a sedermi al tavolo e parlare. Viso a viso, al telefono sono chiamate estemporanee".

Certo se va alla Spal, la coppia Arrighini-Grassi insieme a Varricchio formerebbe un attacco stratosferico.

"Grassi ha un contratto con la Salernitana. E poi ancora non ci sono andato alla Spal (ride imbarazzato, ndr)".

Ripetersi il terzo anno consecutivo non è facile

"Si è vero. Però qui ci sto bene, conosco la piazza e ho ancora un anno di contratto. Qui a Pontedera ho fatto tre anni fantastici. Vediamo, vediamo, vediamo...".

La società, tramite fonti interne parla apertamente di un Paolo Indiani che non si tocca.

"Vediamo dai...".

Anche lo scorso anno, in una intervista che ci ha concesso ha detto così, poi è rimasto.

"Per rimanere devo avere l'entusiasmo. Lo stesso entusiasmo che devo avere per andare da un'altra parte".

L'entusiasmo dove si trova secondo lei?

"Da tante piccole cose. Alle volte l'entusiasmo si trova anche da una piccola frase".

Guardando la vostra squadra c'è la pecca della difesa: ottimo attacco che non è controbilanciato dal pacchetto arretrato.

"Quando hai un solo difensore esperto (Vettori, ndi) paghi l'inesperienza di tanti giovani che non hanno quel pizzico di furbizia necessaria in certe situazioni. Quando a metà girone di ritorno l'ho riavuto nuovamente in rosa il peso dei gol subìti è calato di molto. Ho un rammarico: non si fosse fatto male a metà girone d'andata a quest'ora potevamo essere quarti. Già l'età media della squadra è giovanissima, ti manca l'unico giocatore esperto in difesa, normale che paghi dazio se metti un altro giovane. Noi abbiamo fatto più di metà campionato con un portiere '94, due '93, un '95 e un '94".

Quello che ci colpisce di lei è il suo continuare a giocare un calcio, tra virgolette, antico: 3-5-2, ormai quasi in disuso a favore di schemi più moderni, 4-3-3, 4-3-1-2, ad esempio. Non si vuole adeguare?

"Non si tratta di adeguarsi. Gli schemi sono utili se hai gli interpreti che sanno metterli in pratica. Sono numeri che servono a voi per scrivere".

Tutti questi giovani le danno una grossa responsabilità.

"Sono stati bravi e grazie a loro ho vissuto due anni meravigliosi. Con loro sono ringiovanito (ride, ndr)".

Parliamo di un suo figlioccio: Andrea Arrighini. E' pronto per la B?

"Secondo me sì. E' chiaro che deve ancora migliorare sotto certi aspetti".

Arrighini ha una qualità che abbiamo riconosciuto in pochi: puntare l'uomo, non a testa bassa, ma alta. E' raro vedere uno che ti punta in quel modo.

"E' vero, sono rimasti in pochi a fare quel tipo di movimenti".

Grassi invece: partito da Salerno, è arrivato a fine agosto dopo qualche battibecco con l'allora allenatore della Salernitana, Stefano Sanderra.

"E' stata la nostra fortuna".

Grassi ha dimostrato a Pontedera di essere un giocatore che deve sentirsi leader. A Salerno stava pagando quel suo essere uno dei tanti.

"Ha le qualità per primeggiare, in un club come il Pontedera si trova bene perché ha il peso della responsabilità della squadra sulle spalle e questo gli piace. Rimane che lui e Arrighini hanno fatto cose clamorose in questi due anni".

Guardando al campionato, vi siete tolti le vostre belle soddisfazioni: vittoria a Pisa (1-2), Salerno contro la Salernitana (0-2), Frosinone (2-1 in casa), L'Aquila (0-2 al "Fattori"), contro il Benevento in casa (3-1).

"Se pensa che il Pontedera è arrivato quasi a pari punti con il Pisa, si rende conto di cosa siamo stati capaci".

Spostiamo lo sguardo verso il "codice etico" che ogni volta c'è un fallo la domenica, viene tirato fuori come uno spauracchio. Secondo lei, in uno sport come il calcio, il "codice etico" può funzionare?

"Non credo. E' una gatta da pelare ogni volta. La ragion di Stato alla fine prevale su tutto. Possiamo discutere quanto vogliamo, ma ci sono cose che vanno al di là di un fallo o meno".

C'è un rammarico nella sua carriera?

"Rammarico no, però mi piacerebbe una volta nella vita poter allenare in B per una stagione".

C'è un motto a cui si ispira?

"Un motto no, però voglio che gli allenamenti vengano bene. Quando non succede ci rimango male. Per fortuna in questi tre anni ho avuto la fortuna di avere giocatori bravi che, come domenica, a fine partita piangevano per quello che era successo. Quello è il massimo per me".

Si è un po' commosso anche lei per quei ragazzi che piangevano.

"Sì".

Senta, sabato scorso (10 maggio, ndr) tre giocatori del Forlì per poco non si ammazzavano alle sei del mattino. Con lei sarebbe successo?

"Non credo. A quell'ora i miei giocatori non sono in giro".

Lei è per i ritiri prepartita?

"In casa ho sempre lasciato la massima libertà e lo stesso ho fatto per le trasferte qui in Toscana. Non succede con me perché ho dettato regole chiare che rispettano tutti. Alle volte ci vogliono i ritiri punitivi, ma non sempre".

Il tempo cosa le ha insegnato?

"Mi sto rendendo conto che rispetto a dieci anni fa sono una persona diversa e questo arriva dalla famosa esperienza che gli anni ti portano come conto".

C'è qualcosa che la emoziona?

"La partita di domenica direi di no. I miei figli, quelli sì. Vedere che si realizzano è una soddisfazione indescrivibile. Il bel voto a scuola, il giorno della Laurea in medicina e chirurgia di mio figlio. Queste sono le gioie della vita che nessuno può togliermi".

L'ultima volta che si è arrabbiato?

"Penso settimana scorsa, perché un allenamento non era venuto bene".

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