Forlì, Melandri a TLP: "Mercato? Tante proposte, i 13 gol non sono passati inosservati. Ecco perché mi chiamano Micio"
Di solito i "gatti" stanno in porta, a volare da un palo all'altro. Il Forlì, invece, il "Micio" l'ha messo davanti. Facendo non bene, benissimo. Grazie alle reti di Daniele Melandri, infatti, la compagine romagnola è riuscita prima ad acciuffare i play-out e poi a vincerli, all'ultimo secondo, conquistando l'ultimo biglietto disponibile sul treno chiamato Lega Pro unica. Lo scompartimento di Melandri, però, potrebbe non essere lo stesso dei biancorossi: attualmente in scadenza, l'attaccante classe '88 è seguito da diversi club di Terza Serie. TuttoLegaPro.com lo ha intervistato in esclusiva per i suoi lettori.
La tua è stata una stagione sopra le righe, diventata però positiva solo all'ultimo istante...
"Non sarebbe stata una stagione da buttare ma l'epilogo, fino al 93' della finale di ritorno col Porto Tolle, non sarebbe stato di certo quello voluto. Per fortuna Djuric si è inventato un gol allo scadere che ha fatto esplodere l'intero stadio. Un finale da sogno".
Che tu sei stato costretto solo a vedere, causa espulsione...
"Nel primo tempo mi ero procurato il rosso del portiere avversario e il calcio di rigore, in diverse occasioni avevo sfiorato il gol, anche 30 secondi prima di essere espulso, quando un avversario mi aveva anticipato a un passo dalla deviazione decisiva. Appena ho visto quel cartellino mi è crollato il mondo addosso, ero dispiaciuto soprattutto per i miei compagni. Loro sono stati bravi a crederci, io ho provato a spingerli dalla tribuna. Direi che è andata bene..."
Doppia cifra in campionato, con altri tre gol nei play-out. In totale fanno 13. Te l'aspettavi?
"Negli spareggi un po' si: ero arrivato in ottima forma e credo si sia visto. Durante la stagione ci tenevo a raggiungere quota 10, anche se l'obiettivo vero era salvare il Forlì. Quindi devo ringraziare tutti i miei compagni che insieme a me si son messi in mostra e hanno raggiunto l'obiettivo. Far bene co:nta fino a un certo punto: fondamentale era salvarsi. Quel gol di Djuric, quindi, è stato la ciliegina sulla torta che ha permesso di non rendere vane le mie tre reti negli spareggi".
Qualcuno ti rimprovera le troppe indecisioni sottoporta...
"E' vero, dovrei esser più freddo. Però correndo tanto e sacrificandomi molto è normale non arrivare sempre lucido al tiro. Ma devo migliorare se voglio diventare un attaccante completo".
Sei in scadenza. Novità per il prossimo anno?
"Qualche richiesta tra Lega Pro e Serie D c'è stata, io non escludo niente, ho un procuratore bravo che saprà consigliarmi al meglio. Con il Forlì abbiamo parlato, adesso aspettiamo. Sono pronto anche a uscire dalla Romagna per provare a realizzarmi anche fuori".
Campionato equilibrato con squadre retrocesse nonostante il 10° posto raggiunto. Pensi ce l'abbiano fatta le più forti?
"Credo si siano salvate le più costanti. Qualche squadra che era partita alla grande, come il Rimini, è poi retrocessa a causa di un brutto girone di ritorno. Noi abbiam sperato fino all'ultimo nell'ottavo posto, ma le tre sconfitte nel finale di stagione ci hanno costretto agli spareggi. Ma la convinzione di farcela l'abbiamo sempre avuta".
In chiusura una curiosità: come mai ti chiamano "Micio"? Non è che incuta grosso timore come nomignolo...
"(Ride NdR). Non è colpa mia ma dell'allenatore della juniores del Russi: diceva che avevo delle movenze feline e al primo gol mi soprannominò così. Dal momento che era anche il tecnico in seconda della prima squadra, appena mi aggregarono ai più grandi spifferò subito quel nomignolo. Che è rimasto anche a Forlì dal momento che in biancorosso ritrovai Balestra, ex mio compagno al Russi".


