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ESCLUSIVA TLP -  Lei non sa chi sono io : Rino Dalle Rive (Altovicentino)TUTTOmercatoWEB
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
giovedì 11 dicembre 2014, 10:20Interviste TC
di Daniele MOSCONI
per Tuttoc.com

ESCLUSIVA TLP - Lei non sa chi sono io : Rino Dalle Rive (Altovicentino)

TuttoLegaPro.com non dimentica gli appassionati di Serie D e il giovedì mattina dedica un'intervista ad un protagonista di questo campionato. Questa settimana è la volta del numero uno dell'Altovicentino, Rino Dalle Rive

Le sue esternazioni fanno sempre rumore e a Rino Dalle Rive piace essere sulla bocca di tutti: istrionico e senza peli sulla lingua. Uomo tutto d'un pezzo e mai banale, sorvolando sul "politically correct", amando dare di sé un'immagine mai uguale a quella di un istante prima. 

Il patron dell'Altovicentino, realtà nata pochi anni fa e portata dalla Promozione alla D tramite la fusione di Thiene, Schio e Marano, adesso è capolista nel girone C con tre punti di vantaggio sui Biancoscudati Padova: "Lega Pro? Vivo alla giornata. Dopo l'amarezza della scorsa stagione non voglio più farmi male". La delusione per la promozione solo sfiorata al primo colpo con il Marano (poi fuso con le altre realtà della zona per creare l'Altovicentino, ndr) è rimasta un'onta che il numero uno del club vicentino ancora non riesce a mandar giù. I suoi giocatori: "i miei nipotini", come ama chiamarli Dalle Rive l'hanno tradito e questo colpo gli ha fatto capire come va il calcio. Se porta rancore? "No, quello no, però ho capito che ogni giocatore fa i suoi interessi, non quelli della società".

Dietro quella sua scorza da protagonista c'è anche un uomo che ha i suoi piccoli problemi di salute (ha sei bypass, ndr) e riesce ancora ad emozionarsi, cercando nei fiumi di denaro di cui è costellato il calcio, un angolo di romanticismo che lui cerca di tenere stretto a sé e custodirlo gelosamente. In questa intervista esclusiva concessa a TuttoLegaPro.com per la rubrica "Lei non sa chi sono io", ci ha portato per circa mezz'ora nel suo mondo, fatto non solo di calcio.

Il duello con i Biancoscudati Padova sembra non poter vedere una delle due primeggiare: settimana scorsa i biancorossi vengono sconfitti a Sacile contro la Sacilese, domenica è stata la volta del suo Altovicentino perdere ad Arzignano contro l'ArzignanoChiampo. 

"Prima o poi doveva arrivare una sconfitta e da uomo di calcio la accetto, ma c'è un ma...".

Ci dica...

"Non accetto il modo con cui è arrivata. L'atteggiamento nel primo tempo non mi è piaciuto per niente. Una squadra che vuole primeggiare deve avere uno spirito diverso, altrimenti rischia di mescolarsi alle altre e non è questa la mia idea di calcio. Nella ripresa qualcosa è cambiato, ma non è così che si vince un campionato".

E' parecchio arrabbiato.

"Ci sta un po' di delusione. E difatti in questi giorni ho in mente di incontrarmi a cena con la squadra e farci una bella chiacchierata. Come ne ho presi venti, non ci rimetto molto a prenderne altrettanti e mandare via i precedenti. Scherzi a parte, bisogna cambiare lo spirito con il quale si affrontano le partite".

Presidente, parlando di mercato: come ha preso il rifiuto di Emil Zubin, passato dal Pordenone ai Biancoscudati Padova?

"Le dirò: nella vita bisogna sempre guardare avanti, mai indietro".

Su Simone Corbanese dell'Ital Lenti Belluno ci sta facendo più di un pensiero?

"Guardi che si sta ingigantendo una cosa che non è assolutamente vera: le posso garantire che non ho preso nessun contatto. Sento dire tante di quelle sciocchezze in giro".

L'Altovicentino punta deciso alla Lega Pro.

"Noi ci proviamo. Eravamo attrezzati anche l'anno scorso (il nome della squadra era Marano, ndr)".

A questo proposito, lei ha detto che nelle ultime partite della scorsa stagione sono avvenute "cose vergognose". Cosa voleva dire?

"Non posso dirglielo. E' successo che non volevo più saperne di calcio. Lei dovrebbe capire benissimo".

Vogliamo far finta di non capire.

"Non credo mi meritassi quello che è successo, ma non solo io. Quello che maggiormente mi è dispiaciuto è stato il comportamento dei miei giocatori che non sono stati corretti. Se andiamo a vedere gli arbitraggi, è chiaro che il Pordenone è stato favorito. Siamo andati al "Bottecchia" e ci hanno negato un rigore. In casa nostra una cosa scandalosa: un nostro giocatore prende un fallo, però non si ferma, arriva davanti al portiere e l'arbitro fischia, per evitare che potesse segnare. A sei giornate dalla fine avevamo recuperato dodici punti ai neroverdi, però i miei giocatori son stati vergognosi".

Cosa le ha insegnato la sconfitta dello scorso anno.

"Intanto è sport e bisogna accettare il verdetto del campo. Però mi ha insegnato che sempre meno mi devo fidare degli addetti ai lavori e dei giocatori. Se fai un programma a lunga scadenza e punti sui giovani, puoi avere un certo riscontro positivo. Se viceversa, prendi dei big, son dolori. Il big lavora per se stesso. Fa finta di lavorare per la causa. Dimostrazione è che se tu non lo fai giocare, si incazza e alla fine te la fa pagare in un altro modo".

E' stato molto chiaro. Senta, tornando sul mercato lei ha dichiarato che di attaccanti ne avete sei e non ne serve un altro. Quindi il vostro è un mercato già chiuso prima di partire.

"Noi abbiamo in attacco tutte prime donne: Toledo, Roveretto, Peluso, Giglio. Se dobbiamo cambiare, la cosa va ponderata e se deve arrivare qualcuno, dev'essere molto superiore".

Lei a fine partita dimostra una certa insoddisfazione nelle prestazioni dei suoi. E' uno che non si accontenta mai.

"Davanti alle telecamere dico quello che penso, però quando vado negli spogliatoi do loro il premio".

Tra le squadre che avete affrontato quest'anno, ha citato l'Ital Lenti Belluno come la più bella e - sempre a suo parere - come quella che può puntare alla Lega Pro. E fin qui nulla di male, se non fosse che poi ha messo un carico inaspettato: "Se devono andare in Lega Pro e fare la fine del Pordenone, tanto vale non andarci".

"Confermo quello che ho detto. Però mi faccia contestualizzare il discorso: il Pordenone ha fatto di tutto per andare in Lega Pro. Ma come fa ad avere solo cinque punti finora? Perché ha puntato su una rosa al risparmio. Si può anche adottare un discorso simile, ma va fatto con criterio. Il fatto stesso che hanno liberato Zubin, assecondandolo, è secondo me un gravissimo errore che hanno fatto".

Sta già progettando la squadra per la Lega Pro?

"No, è ancora troppo presto. Vivo alla giornata. Quello che mi inorgoglisce di questo progetto è il settore giovanile che sta dando ottimi risultati. Siamo partiti sei anni fa e non c'erano neanche cinquanta ragazzi, oggi siamo arrivati a seicentonovanta".

C'è qualche giovane interessante?

"A giugno abbiamo dato all'Inter un difensore del '96, Hassan che è nell'orbita della prima squadra. L'avevamo preso a dicembre dal Marsiglia e sei mesi dopo l'abbiamo ceduto ai nerazzurri. Non per vantarmi, ma credo di essere un presidente che conosce il calcio. Ritengo che a questi livelli, se non ne capisci, meglio lasciar perdere, altrimenti rischi di fare danni. Abbiamo una struttura di un certo livello: tra istruttori, psicologi e motivatori, ci sono ventiquattro squadre, ognuna ha il suo massaggiatore, tre addetti che la seguono, un insegnante di educazione fisica. Tutte le partite vengono registrate e fatte rivedere il mercoledì o giovedì sera. Puntiamo ad un'idea di calcio dove tutte le nostre squadre giochino alla stessa maniera, come avviene nell'Ajax o al Barcellona, dove il credo tattico - che so, del 4-3-3 - si sviluppa fin da bambini fino alla prima squadra. Un'altra cosa molto bella: siamo affiliati con l'Inter e il presidente nerazzurro Thohir ha voluto costruire un centro di formazione a Valdagno. Ce ne sono soltanto due in Italia: il nostro e quello di Roma. Mi permetta di inorgoglirmi ulteriormente, posso?".

Certo.

"Mentre gli altri le loro foresterie (settori giovanili, ndr) le chiudono, noi le apriamo. Abbiamo circa sessanta ragazzi che vengono da tutta Italia e ognuno di loro ha la camera per conto suo, con postazione Internet e televisore. Vanno a scuola e non voglia mai che vengo a sapere che a scuola non hanno ottimi voti, altrimenti il nonno si incazza. Fortuna che ci sono dei ragazzi tra di loro che in questi giorni andranno a fare un provino per l'Inter. Ogni sabato guardo due, tre partite del settore giovanile. La domenica mattina sono al campo per vederne un altro paio e il pomeriggio sono in tribuna per dare man forte alla prima squadra. Durante la settimana sono presente agli allenamenti dei giovani e quando ho tempo guardo anche quelli della prima squadra. Ho però una grande aspirazione".

Quale?

"Quello di spendere meno possibile e fare le cose per bene. Un dirigente, se vuole essere serio, deve vivere il suo ruolo come una missione e non come un'ambizione continua senza portare frutti. Io lavoro con la prospettiva che, se un domani qualcuno venisse al posto mio, ci dev'essere continuità. Sotto questo aspetto siamo strutturati come dei professionisti, nonostante disputiamo un campionato dilettantistico. Lei pensi che abbiamo delle macchine, per far riprendere tono alla muscolatura dei ragazzi dopo l'allenamento, che in A hanno solo l'Inter, la Juventus e l'Udinese. Però questi macchinari costano molto".

Possiamo dire che lei vuole ricalcare le orme del Real Vicenza con la famiglia Diquigiovanni?

"Per niente. Io ho vinto, loro sono andati sopra sempre per grazia ricevuta. Non voglio dare l'impressione di essere geloso o pettegolo: ognuno si fa il lavoro come crede. In questo mondo del calcio pieno di belle donne - presunte, molto presunte - sparlare è una cosa normale. Negli ultimi giorni ad esempio ho saputo che Ferretti (l'attaccante dei Biancoscudati Padova, ndr) ha dovuto smentire una voce su un interesse dell'Altovicentino per riprenderlo e si è messa la voce in giro che io avrei parlato con lui. Le garantisco che io Ferretti non lo sento dallo scorso maggio quando è finito il campionato. Queste sono cose brutte che non servono a niente e creano solo malumori fatti ad arte".

Sta già pensando al derby di inizio 2015 contro i Biancoscudati Padova?

"Per niente: cerco di pensare domenica per domenica. Sa cosa ho capito in questi anni? Che vincere è sempre difficile e questo per noi è un dramma. La nostra grande forza è quella di fare la partita, sia questa in casa o fuori. Giochiamo discretamente bene e gli altri, giocando di rimessa, sono facilitati. Imporsi e dettare la partita è difficilissimo. Tutte le settimane può capitare che i miei giocatori scendano in campo contratti. Però dico spesso ai ragazzi: voi siete una Ferrari. Sono gli altri che devono preoccuparsi, non voi degli altri".

Il suo sogno è la serie A?

"Credo che bisogna stare con i piedi per terra. Già la Lega Pro è come vincere un campionato di serie A".

Contro i Biancoscudati Padova a gennaio si giocherà a Valdagno?

"Certamente. Lo "Stadio dei fiori" di Valdagno ha visto giocare il Marzotto in B (per dieci anni, dal 1950 al 1960, ndr). E' un po' vecchiotto come struttura, andrebbe rimodernato, ma come capienza siamo a posto".

E' pronto anche per la Lega Pro?

"Sicuramente".

Rino Dalle Rive fuori dal calcio che uomo è?

"Un uomo che ama la famiglia, che lavora tutto il giorno (è proprietario di un'azienda che lavora nella riqualificazione dei rifiuti, ndr) e trova il tempo di dedicare un paio di ore alla sua squadra".

Se la sua esperienza nel calcio fosse un film come la intitolerebbe?

"Una dolce realtà".

Se doveste arrivare in Lega Pro puntereste a fare un campionato di vertice?

"Intanto arriviamoci. Però vede, dipende sempre da che progetto si ha: se punti ad un campionato di vertice, come dice lei, devi pensare ad un budget importante, mentre se vuoi soltanto salvarti devi lavorare su una base diversa. La fortuna dell'Altovicentino di quest'anno è stata l'eliminazione della Seconda Divisione e questo ci ha aiutato a prendere giocatori che sono rimasti a piedi nei Pro. Penso che quest'anno la Serie D sia molto più difficile della Lega Pro stessa e si è alzato anche il livello qualitativo rispetto agli anni scorsi. Devi giocare con velocità e non limitarti al "passala a me che io la passo a te". Molte squadre si allenano la sera per questioni economiche, mentre io ho sempre pensato che bisogna allenarsi al pomeriggio, perché anche la qualità dell'allenamento stesso migliora di parecchio e sul campo la domenica te ne accorgi".

Che idea si è fatto del calcio?

"Devo dirle che non è la prima volta che vivo questo ambiente. Sono stato il presidente del Vicenza - dove tra l'altro giocavo - negli anni '60. Mi feci male e non c'erano allora i macchinari di oggi, così ho mollato e mi hanno messo come presidente dei biancorossi. Ho mollato nel 1985 perché non ce la facevo più, andando dietro alle mie aziende. Nel 2008 mi hanno chiamato i Sindaci di alcuni comuni della zona e mi hanno detto chiaramente che la benzina era finita e c'era bisogno della mia presenza. Amando questo sport, non ci ho pensato due volte e sono tornato "in campo". E devo dirle che l'ho trovato notevolmente cambiato".

Cosa non le piace?

"Tutti questi procuratori che, per carità, fanno il loro lavoro e devono guadagnarsi la pagnotta. E allora ognuno di loro ti dice che ha il giocatore adatto alla tua squadra. Ne sento di tutti i colori e credo che tra poco ci saranno in giro più procuratori che calciatori".

C'era più passione rispetto ad oggi?

"Guardi, io non pensavo di ritornare e di capire tutto subito, invece è stato così semplice. Ma questo non avviene per grazia ricevuta: quando ami, capisci prima le cose. Mentre quando sei lì soltanto per ambizione personale e non capisci, rischi che gli anni passino e continuerai a non capire. Ci sono anche persone che non capiranno mai".

Lei come si muove per scegliere un giocatore?

"Ho una decina di osservatori che girano per l'Italia e quando ci viene segnalato qualcuno, prima di prenderlo, mando altre quattro persone diverse a visionarlo in più circostanze in mesi diversi. E' un lavoro di équipe, ma l'ultima parola spetta sempre a me. So bene di non essere un padreterno, ma ho la fortuna di capire di calcio. Se in quattro campionati ne ho vinti tre, qualcosa devo capirci".

Non sembra di parlare con un presidente di un club italiano: come lei ben saprà, il calcio di oggi è basato sull'improvvisazione, su progetti che non tengono conto di nulla e al primo intoppo crolla tutto.

"Guardi, ho delle aziende e se facessi il despota, non andrei molto lontano. E' la squadra che vince, non l'individuo. Posso dare delle indicazioni, ma poi dev'essere il gruppo a vincere. E per arrivare al successo ci dev'essere umiltà, voglia di arrivare e soprattutto devi circondarti di persone molto fidate. L'allenatore della prima squadra (Enrico Cunico, ndr), chiacchiera chiacchiera, ma gli ho fatto un contratto di cinque anni. Sono troppi? No, se vuoi programmare, devi far così. Devi esser fortunato a scegliere la persona giusta. Non dimentichiamo che il mister è un aziendale, ma se cambi ogni anno, trovi poco".

Cosa vuol trovare sotto l'albero di Natale?

"Salute e benessere per la mia famiglia".

Lei ha dei problemi di cuore e la domenica si scatena lo stesso.

"Se lei mi vedesse in tribuna prenderebbe paura. Il mio medico me lo dice spesso: tu sei matto. Però l'ho sempre detto: se devo morire, preferisco farlo sul campo".

Prossima intervista per "Lei non sa chi sono io": giovedì 18 dicembre 2014.

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