Lega Pro. Presidenti arbitri del loro futuro. Il “divide et impera” un grande errore. Sulla volontà espressa dalla base emergerebbe la questione morale
Fermento in Lega Pro. A livello di presidenti. Difficile stabilire, al momento, se si tratta di semplici scosse di assestamento. Di certo lo scontento, che non è solo di alcuni, sta montando. Nel corso delle ultime, recenti adunanze non è che siano state tutte rose e fiori. La discussione, già vivace di per se stessa, in alcune manifestazioni di contrasto, è sfociata in esternazioni con animosità eccessive. Un modo fuori luogo di proporsi e di affrontare le molteplici problematiche della categoria. Sconveniente, tra imprenditori che fanno calcio per volontariato, impegnandosi in prima persona con risorse proprie. Di tempo e di denaro. Nessuno si è mai arricchito facendo calcio in questa categoria. Vero, casomai, l’inverso.
Il raggiungimento di una gestione condivisa nella legalità e nella trasparenza. Quella sarebbe la soluzione più idonea. Restituire ai presidenti la facoltà di amministrare quel denaro. Prodotto dalle attività sportive, commerciali e promo pubblicitarie delle loro Società. Democraticamente. Con scelte concordate.
L’opporsi degli uni agli altri alla maniera dei Guelfi e Ghibellini (come purtroppo sta accadendo) non è costruttivo per ottenere quel risultato. Il “divide et impera”, ove esistesse nella logica di qualcuno, sarebbe, nell’ attuale, la dimostrazione di un atteggiamento sbagliato. Di quello che si arrocca esclusivamente nelle proprie posizioni. Una linea di pensiero penalizzante ed improduttiva per la categoria.
La sicurezza nei propri mezzi. La validità delle argomentazioni proposte. La solidità strutturale del proprio progetto. Tutte condizioni che, per la ricerca della soluzione migliore, invitano ad un’ unico percorso. Quello del confronto. Un tavolo di concertazione aperto a tutte le componenti. Non esiste occasione migliore per dimostrare, pubblicamente, di essere in possesso della “capacità”, dote appartenente solo ai grandi, di saper ascoltare la voce della base. Anche quella più dissenziente. Di essere in possesso, se necessario, dell’ antidoto più appropriato per scacciare tutti i mal di pancia. Il modo più diretto e convincente per mettere tutti a tacere. Eventualmente.
Rifiutare la possibilità offerta dal confronto indebolisce le posizioni. Guardare le persone negli occhi aiuta, sempre, a dissolvere le nebbie. Anche chi contesta deve infatti dimostrare, concretamente, la validità delle proprie argomentazioni. I contenuti e l’ utilità della proposta tendente a un eventuale percorso innovativo e diversificato. Prendere coscienza dei numeri è la virtù di chi si sente forte. E questo, nel senso più letterale della parola, vale per tutti. Nel calcio, diversamente da quanto accade in altri settori, non esistono le mozioni. Le persone non si sfiduciano, ma il dovuto rispetto verso la volontà espressa dalla base diventa una questione morale.
Il futuro della categoria è nelle mani dei presidenti. Arbitri del loro futuro, scendano in campo, da imprenditori. Loro sono i “padroni. Facciano rispettare le loro idee. Indirizzino le loro preferenze verso un comune obbiettivo. Un progetto che sia partorito da un indice di gradimento autonomo e non da “pezzini” di suggerimento passati abilmente, sottobanco e di mano in mano, all’ interno del gruppo.
Se ne sono capaci, oppure si taccia e per sempre!


