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ESCLUSIVA TLP - Alessandria, pres. Di Masi: “Allenatore? Non manca molto. Mercato? Idee chiare, ma essere in Lega Pro qualche volta è uno svantaggio”
mercoledì 3 giugno 2015, 22:15Interviste TC
di Fabrizio Pozzi
per Tuttoc.com

ESCLUSIVA TLP - Alessandria, pres. Di Masi: “Allenatore? Non manca molto. Mercato? Idee chiare, ma essere in Lega Pro qualche volta è uno svantaggio”

Insieme al suo staff sta lavorando a pieno ritmo per costruire l’Alessandria che affronterà il prossimo campionato di Lega Pro. Per fare il punto della situazione in casa grigia il nostro portale TuttoLegaPro.com intervista in esclusiva Luca Di Masi, presidente del club alessandrino.

Presidente, dopo il quinto posto del torneo appena terminato alzerà l’asticella dell’obiettivo per il prossimo campionato?
Alzare l’asticella non mi piace mai troppo ma l’obiettivo è  sicuramente quello di crescere. Quindi bisognerà cercare di crescere anche dal punto di vista della posizione di classifica per fare meglio di quest’anno”.

Possiamo dire che il messaggio è molto chiaro… Durante la sua ultima conferenza stampa ha colpito la definizione che ha dato per la squadra della prossima stagione: fresca e propositiva. Da cosa nasce questa idea?
È giusto che sia così. Ormai il calcio lo si fa in questo modo, secondo me. Sono importanti due caratteristiche: l’allenatore, che deve essere in grado di fare un gioco propositivo al di là dei moduli, e la squadra, che deve essere fresca nel senso che i giocatori che andremo a sostituire, sotto contratto abbiamo mezza squadra quindi abbiamo un buon margine di lavoro, avranno un’età anagrafica inferiore. Ma solo come età, non certo per qualità o esperienza”.

Però ci sono esempi come le squadre di Zeman o, per rimanere a questa stagione di Lega Pro, il Foggia di De Zerbi che dimostrano come queste caratteristiche non sempre siano sinonimo di raggiungimento dei risultati. Cosa ne dice?
Essere propositivi non significa andare all’arrembaggio, quelli che lei ha citato sono casi estremi. Essere propositivi vuol dire interpretare la partita comandando il gioco. Non mi interessa una squadra che segna quatto gol e ne prende altrettanti, da questo punto di vista sono abbastanza tradizionalista. Non interpreteremo un calcio che si reputa divertente, ma poi per i tifosi non lo è perchè porta pochi punti… Ribadisco che il nostro calcio dovrà essere propositivo e fresco, con interpreti giovani, con gamba, velocità, in grado di fare pressing alto. Queste sono caratteristiche che alcuni allenatori sanno dare alle loro squadre, a prescindere dalla loro età. Un tecnico non deve essere necessariamente un trentenne per proporre questo tipo di gioco”.

Dalla scorsa stagione vi siete distinti per la riservatezza delle trattative che portate avanti, ed anche la scelta dell’allenatore per la prossima stagione conferma questa condotta. Quali sono i motivi di questo stile?
Per il lavoro è molto producente, anzi direi fondamentale. Durante tutto l’arco della stagione il nostro diesse si informa costantemente su giocatori ed allenatori. L’Alessandria è una squadra di spicco e, quando si muove, può diventare anche ispirazione per le idee di altri. Quindi preferiamo essere riservati, anche con le persone con le quali interloquiamo, ed arrivare al dunque con chi ci interessa. E poi è anche una mia caratteristica personale, io sono riservato in tutte le cose che faccio e perciò tengo a questo requisito che penso sia assolutamente positivo”. 

A proposito dell’allenatore, lei ha identificato il profilo ed incontrato molti candidati. Ma quanto manca all’ufficializzazione della scelta?
Non manca molto, potrebbe già essere in settimana… ormai stiamo valutando i pro ed i contro finali. Non credo che avrò molti altri incontri, forse uno al massimo. Abbiamo visto profili diversi ma tutti con la peculiarità principale di proporre gioco in un certo modo. Inevitabilmente sono usciti molti nomi (Asta, Pea, Juric, Dionigi, solo per citarne alcuni, n.d.r.), in qualche caso corretti, perché proprio per la riservatezza di cui parlavamo prima è chiaro che la stampa può individuare allenatori con le qualità che noi cerchiamo. Ma ne sono usciti anche altri che non hanno queste prerogative, ma sono comunque ottimi allenatori. Come, per esempio, Pea che è stato spesso accostato alla nostra squadra, ma che non abbiamo colloquiato conoscendo il tipo di gioco che predilige. Credo che abbia fatto un miracolo sportivo e lo stimo per i risultati che ha ottenuto soprattutto nella seconda parte di stagione, ma non sono quelle le caratteristiche che cerchiamo”.

Per chiudere, presidente, il fatto che non ci sia ancora il nome del nuovo allenatore rallenta le vostre opzioni di mercato, oppure la scelta del tecnico e quella dei giocatori viaggiano su binari paralleli?
Per il momento non sono molte le squadre che si stanno muovendo, in molti casi non sono neppure finiti i campionati. È un discorso che avanza in parallelo, nel senso che stiamo continuando a valutare profili anche di giocatori che possono interessarci. Una volta scelto l’allenatore, conoscendo la sua interpretazione del modulo, sarà lui a dire quali sono i giocatori che vuole che, magari, sono quelli che abbiamo già in mente. Ma le scelte sui giocatori sono assolutamente da condividere con l’allenatore ed in base al modulo che farà. Volendo fare un paragone stupido – aggiunge Di Masi con una battuta – posso dire che giocatori come Messi  possono andare bene a qualunque allenatore. Questo per dire che in un modulo offensivo, con una certa interpretazione dell’attacco, se scegliamo un giocatore di un sicuro valore possiamo condividere la cosa con l’allenatore anche all’ultimo momento. Il nostro vero vantaggio è quello di avere un direttore sportivo che è qui già da un anno, in una società consolidata e che ha la volontà di spendere anche cifre importanti. Mi sembra che siano caratteristiche che non tutte le squadre hanno in questa fase. Perciò, da questo punto di vista, partiamo avvantaggiati. Se vogliamo l’unico svantaggio che abbiamo è la categoria… Noi siamo in Lega Pro e quindi chi ha ambizioni di serie B, sia come allenatore che come giocatore, è naturale che cerchi sistemazione prima nella serie cadetta e, solo dopo, venga eventualmente ad Alessandria. Soprattutto sapendo che noi non siamo una di quelle squadre che spende fuori mercato, magari pagando un giocatore tre volte il suo valore solo per averlo. Quindi chi è legato solo al portafoglio o solo alla categoria difficilmente potrà venire ad Alessandria. Come dicevo la categoria è un limite naturale e la Lega Pro non è appetibile per tutti. Per esempio è corretto che Asta, che giocherà la finale dei play-off, possa continuare in serie B, con il Bassano se dovesse essere promosso o con il Novara. È una legittima ambizione e certamente non mi offendo se ci sono allenatori che fanno questo tipo di scelte”.

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