Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club
tmw / serie c / Interviste TC
ESCLUSIVA TLP - Lumezzane, D'Astoli: "Dopo cinque anni qualcuno si è ricordato di me. Bene gli allenatori giovani, ma l'esperienza serve sempre..."TUTTOmercatoWEB
© foto di Jacopo Duranti/TuttoLegaPro.com
giovedì 27 agosto 2015, 23:00Interviste TC
di Daniele Mosconi
per Tuttoc.com

ESCLUSIVA TLP - Lumezzane, D'Astoli: "Dopo cinque anni qualcuno si è ricordato di me. Bene gli allenatori giovani, ma l'esperienza serve sempre..."

La sua ultima squadra nei professionisti fu il Lumezzane nel 2010 e dopo cinque anni Giancarlo D'Astoli si rimette in gioco

Il 25 aprile 2014, TuttoLegaPro.com fece un'intervista a Giancarlo D'Astoli [LEGGI QUI], allenatore a quel tempo senza squadra e a distanza di circa quindici mesi il nuovo allenatore del Lumezzane ancora ne ricorda i contenuti: "Ho ricevuto molti messaggi in cui si complimentavano con me. Abbiamo centrato il problema".

Bisogna dire che il tempo è passato ma la scorza è rimasta la stessa e D'Astoli si è tuffato in questa nuova avventura professionale come suo solito: deciso e determinato, consapevole che: "Ci hanno inserito in un girone di ferro e oltre alle varie Pavia, Alessandria e Cremonese, ci hanno messo anche la Reggiana. Ne vedremo delle belle. Però posso confessarti che fino ad ora ho trovato un gruppo che mi segue e questo mi piace perché ci sono le condizioni per lavorare bene. Siamo pochi dici? La società è a conoscenza di quello che serve. Io faccio l'allenatore e lavoro con quello che ho, per il resto in questi giorni i dirigenti già si stanno muovendo per colmare certe lacune".

TuttoLegaPro.com ha intervistato in esclusiva Giancarlo D'Astoli non solo per conoscere i progetti del suo Lumezzane 2015/16, ma per avere il suo parere su una Lega Pro dove torna ad allenare a cinque anni di distanza.

Mister, dopo qualche anno di assenza si torna nei professionisti. Eppure in quell'intervista mi aveva detto: "Ad un certo punto mi sono trovato a rincorrere le mie idee. Di solito era il contrario e arriva un momento in cui ti rendi conto che sei superato, dal tempo più che nei fatti". E invece...

"E invece c'è qualcuno che si è ricordato".

Quando ci sono stati i primi approcci con la dirigenza valgobbina?

"Già nel corso dei play out della scorsa stagione si era imbastito qualche discorso e a distanza di qualche settimana mi è stato proposto se me la sentivo di tornare ad allenare. Con i dirigenti del Lumezzane sono sempre rimasto in contatto e Patron Cavagna è persona che conosco e stimo, quindi non ci ho pensato due volte ad accettare. Per me è un ritorno - la terza volta per la verità (nel 2004 e nel 2010 le altre esperienze, ndr) e lo faccio sempre volentieri".

Lo scorso anno alla Centese (in Eccellenza, ndr) non è andata particolarmente bene.

"Con la Centese ho fatto prevalere il cuore. La prima squadra che ho allenato quando ho iniziato a fare l'allenatore è stata proprio la Centese e il richiamo del presidente dell'epoca ha fatto sì che accettassi il progetto. Il problema è nato dopo neanche quindici giorni, quando la dirigenza con il presidente che mi aveva voluto, ha deciso di mollare tutto e mi sono ritrovato con pochi giocatori e con problemi economici, insomma con il cerino in mano".

I soliti problemi del nostro calcio, però bisogna ammettere che, nel suo piccolo, Lumezzane ha sempre fatto calcio in un certo modo.

"Lumezzane in questo calcio è un'isola felice, dove si può lavorare con la giusta serenità e serietà. Queste peculiarità sto cercando di trasmetterle anche a questo gruppo nuovo che mi trovo ad allenare e la risposta è al momento positiva. E' un buon gruppo, la società mi segue e vediamo di finire bene questa stagione che si prospetta lunghissima".

A proposito il Collegio di Garanzia ha ritenuto ammissibile il ricorso del Seregno e questo potrebbe far slittare l'inizio dei campionati in Lega Pro. Passano gli anni e non cambia quasi niente.

"Non cambia mai niente. La Lega Pro è tornata ai tre gironi, una cosa che accadeva già quarant'anni fa. Corsi e ricorsi storici, siamo tornati indietro".

Secondo te non ci sono idee nuove o non ci sono uomini che sappiano applicarle?

"Nessuno inventa niente di nuovo. Alla fine bisogna conservare le cose fatte e migliorarle senza stravolgerle, seguendo bene le regole e alla fine si può fare calcio come si deve e punire severamente chi sbaglia. Non fare finta...".

Dopo cinque anni che Lega Pro hai trovato?

"Noi siamo in un girone di ferro da quello che sono riuscito a capire. Hanno anche inserito la Reggiana e devo dire che ce n'erano già abbastanza: Cremonese, Bassano, Alessandria, Pavia. Però, sarà che ci sono tanti giovani, ma ho trovato degli organici meno forti rispetto a qualche anno fa".

Pensando a Castori, che ha avuto a Lumezzane nel 2010, arrivato in serie A con il Carpi, mi viene in mente il titolo di un film: "La classe operaia va in paradiso".

"Hai ragione. Però vedi, anche a Lumezzane abbiamo avuto l'occasione un paio di volte: una con la Pistoiese e l'altra proprio con Castori nel 2010 contro il Cesena in quella partita che poi portò lo stesso Castori ad una squalifica di tre anni. Tornando alla promozione in A del Carpi, questa è una delle classiche storie che fanno bene al calcio e il sunto finale è che bisogna sempre crederci perché per tutti arriva l'occasione. Anche la mia storia recente è lì a dimostrarlo: dal Carpi alla Centese e dopo cinque anni ritorno nei professionisti. Significa che quando si lavora bene negli anni, qualcuno che si ricorda di te c'è sempre".

Restando nella scia di quell'intervista, aveva detto al riguardo dei tanti allenatori giovani: "E' giusto far lavorare i giovani, però si rischia di bruciarli". In una Lega Pro di giovani, giocatori e allenatori, non si sente un po' il papà di questi tecnici, ragazzi terribili?

"Sinceramente il lavoro dell'allenatore è da isolati, di gente che vive da sola. E' importante far lavorare i giovani, però quando poi sono tanti, entra in gioco l'esperienza che alla fine non guasta mai, così ecco venire fuori gente come Castori o come lo stesso sottoscritto".

Domenica a Meda contro il Renate avete esordito ufficialmente, vincendo con il minimo scarto. Che idea si è fatto dopo questi primi novanta minuti ufficiali. 

"Abbiamo vinto, non troppo meritatamente. Alla fine potevamo gestire meglio certe situazioni, ma se si pensa al fatto che fosse la prima partita ufficiale, ci sta anche. Abbiamo fatto gol presto e ci siamo accontentati: non è questa l'idea migliore in una partita, però abbiamo vinto e questo fa morale. Comunque abbiamo tratto molti spunti dalla partita, ci stiamo lavorando e credo che ci lavoreremo ancora sopra, per riuscire a migliorare. Alla fine la squadra ha lottato e ha portato a casa il risultato".

Sul mercato, guardando la vostra rosa, a centrocampo siete in pochi.

"Siamo in due! Genevier e Baldassin. Gli altri devo spostarli per esigenze tattiche in assenza di pedine, per il momento. La società lo sa e stanno lavorando. La cosa importante, da esperto, che mi interessa far notare, è che nel calcio ognuno deve lavorare per il compito che gli viene assegnato: quindi io come allenatore devo lavorare con il materiale umano che mi viene messo a disposizione e ci sono i dirigenti, che insieme all'allenatore devono notare e segnare cosa manca e provvedere".

Rimanendo in tema avete anche la fortuna di giocare domenica 30 agosto nel secondo turno di Coppa Italia di Lega Pro contro il Pro Piacenza e questo potrebbe chiarirvi maggiormente le idee a poco più di ventiquattro ore dalla fine del mercato.

"A prescindere da domenica, credo che le idee le abbiamo già chiare e sappiamo dove lavorare e come ti ho detto prima, la società si sta muovendo in questo senso. La cosa importante è che arrivi qualcuno per migliorare la situazione e non per fare numero".

Da sacchiano di ferro, sei ancora convinto che il gruppo esalti il singolo.

"Certamente: il singolo si esalta sempre con il gruppo. Non potrebbe mai essere il contrario".

Quest'anno come modulo partite dal 4-4-2?

"Siamo partiti con il 4-4-2, ma credo che i numeri lascino il tempo che trovano. Se in campo non c'è corsa, non c'è pressing e voglia di smarcarsi, alla fine, qualunque numero si mette in campo, serve a poco. Quello che conta è più l'idea di come si approccia alla partita e non come si sta in campo. Se si fa il compitino, il campo lo fa notare, mentre se fai qualcosa in più di quello che hai, si nota e i risultati arrivano".

Siamo quasi in conclusione: i giocatori hanno già assaggiato il tuo essere un sergente di ferro?

Gli scappa una risata di sorpresa prima di rispondere: "Siamo sempre gli stessi. Non è questione di essere un sergente di ferro, quando siamo sul campo se c'è da lavorare bisogna farlo con serietà. Se poi ci scappa la battuta, una risata non è proibita".

Mi dicevi che questo gruppo ti piace.

"Sì, la società ha inteso premiare quelli che si sono salvati lo scorso anno. Adesso devono dimostrare che la salvezza dello scorso campionato non si deve ripetere in quel modo, ma capire fin dalla prima giornata che l'obiettivo si deve raggiungere tutti insieme".

Altre notizie