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ESCLUSIVA TLP - Cuneo, l'allenatore Iacolino: "Non poteva piovere per sempre. Rischio esonero? In Italia se vinci sei bravo, se perdi sei un somaro..."TUTTOmercatoWEB
© foto di Marco Farinazzo/TuttoLegaPro.com
martedì 13 ottobre 2015, 21:00Interviste TC
di Daniele Mosconi
per Tuttoc.com

ESCLUSIVA TLP - Cuneo, l'allenatore Iacolino: "Non poteva piovere per sempre. Rischio esonero? In Italia se vinci sei bravo, se perdi sei un somaro..."

Dopo cinque sconfitte di fila è arrivato il primo successo in campionato per la compagine diretta dall'esperto allenatore che ha rilasciato quest'intervista ai nostri microfoni

Quante volte vi sarà capitato di sentire le dichiarazioni di un allenatore sconfitto dopo aver disputato un ottimo incontro: "Giocando in questo modo i risultati prima o poi devono arrivare". Il problema è capire quando arriveranno con la società che inizia a farsi delle domande sul perché questi risultati non arrivino, fino a quando, non potendo licenziare tutta la squadra, si decide per l'esonero dell'allenatore.

Mossa spesso dettata da fretta e valutazioni errate che non sempre ottiene i risultati sperati. Non è successo a Cuneo, dove Salvatore Iacolino ha infilato una serie di cinque sconfitte di fila che avrebbero potuto far spazientire un'altra società, ma non il presidente del sodalizio biancorosso Marco Rosso, il quale vedendo le prestazioni dei suoi ragazzi si è lasciato andare ad un ottimismo dettato dalla ragione ed in ciò che vedeva in campo. Alla fine il successo di misura sul Mantova è arrivato grazie ad un ottimismo che non poteva sempre portare come risultato zero.

Salvatore Iacolino, tecnico del Cuneo, ormai vicino ai 65 anni, è uno degli allenatori più vetusti di questa Lega Pro ormai tutta ispirata ai giovani, compresi gli allenatori, ha raccontato in esclusiva a TuttoLegaPro.com queste prime sei giornate della sua squadra, confidando in una inversione di tendenza che può arrivare solo dai risultati (si torna sempre lì) che aiutano a ottenerne altri.

Mister, guardando le prestazioni del Cuneo, ci è venuto spontaneo ricollegarci al titolo di un articolo che abbiamo scritto circa un mese fa: non poteva piovere per sempre.

"E' vero. Ci siamo complicati la vita da soli: abbiamo giocato bene in queste prime giornate, però non possiamo buttar via una partita a tre minuti dalla fine (il riferimento è a Cuneo-Pavia quando a 12 minuti dalla fine i biancorossi erano avanti 2-1, perdendo per 3-2, ndr). Sono stati fatti degli errori clamorosi e questo purtroppo accade quando non ci sono giocatori esperti che sono alla prima esperienza in questa categoria".

Per molti era un salto nel vuoto e c'era da pagare questo dazio, non crede?

"Tutto sommato mi ritengo soddisfatto: non dobbiamo vincere il campionato, quindi preferisco giocar bene e perdere che giocare male arraffando punti qui e là".

Cerca di guardare l'aspetto propositivo piuttosto che quello redditizio.

"In sostanza cerco di guardare tutte e due le cose: questa è una squadra che gioca bene perché ha della qualità e difficilmente riusciremo a giocar male. Anche quando non siamo qualitativamente bravi nella prestazione, riusciamo comunque a fare ottime cose e questo mi fa essere sereno".

Dopo cinque sconfitte di fila quale è stato il pensiero ricorrente nei suoi discorsi per pungolare la squadra?

"Se noi avessimo dovuto vincere il campionato, allora avrei ragione ad essere rammaricato. A noi interessa salvarci e cerchiamo di abbinare le due cose: giocar bene e fare i punti necessari per salvarci".

Lei ha parlato di inesperienza dietro le sconfitte. Solo quella?

"No, quando si perde il ragionamento va ampliato a 360°. C'era da correggere una mentalità troppo leggera. Giocavamo per divertirci, non tanto per il risultato. Al gruppo ho cercato di trasmettere il pragmatismo: giusto giocar bene, ma bisogna ottenere dei risultati. Se continuiamo di questo passo a lungo andare non ci crede più nessuno. Domenica dopo domenica abbiamo cominciato a capire che bisognava giocare con più cattiveria agonistica, furbizia e contro il Mantova nei minuti finali abbiamo rischiato poco, aspettandoli, ripartendo, chiudendo gli spazi, con l'aiuto dei centrocampisti che difendevano anche in area di rigore".

Rispetto a due mesi fa quali sono stati i miglioramenti della squadra?

"Sotto l'aspetto mentale, della determinazione, della personalità siamo molto migliorati. Fino a qualche settimana fa facevamo fatica a gestire la palla, a imporre gioco. Adesso contro chiunque riusciamo a fare gioco e questo è un segnale importante. Vedo nei ragazzi la fiducia in se stessi, una ricerca dell'autostima che non arriva da sola: è stato un lavoro che ho dovuto fare fin dall'inizio perché mi sono reso conto che ci credevano poco, sconfortati anche dai risultati. Però, domenica dopo domenica ci siamo resi conto che ci stavamo dentro e possiamo dire la nostra. Purtroppo i dettagli, per quanto ininfluenti, fanno la differenza e noi li abbiamo pagati carissimo".

Ha mai avuto il timore di essere esonerato?

"Lei sa benissimo che quando perdi cinque partite di fila, questo timore c'è ed è giusto che una società faccia le sue valutazioni. Non sarebbe stata una vigliaccata, sarebbe stata una cosa normale. Con il presidente (Marco Rosso, ndr) ed il Direttore (Oscar Becchio, ndr) abbiamo lavorato su un progetto in economia e sanno bene che la squadra costruita in questo modo può dare questi frutti e adesso sappiamo che è una buona squadra la nostra, ma fino a due mesi fa non avevamo questa certezza. Siamo molto cresciuti e migliorati, con la convinzione di potercela giocare con tutti".

Secondo lei perché non l'hanno esonerata?

"Credo che anche loro hanno capito che la squadra giocava bene e tutto sommato non dovendo vincere il campionato, abbiamo fatto quello che potevamo fare. Nel calcio il futuro per un allenatore ha un orizzonte limitato: se perdo la prossima sono nuovamente sulla graticola. Nel nostro lavoro l'esonero è sempre dietro l'angolo: se ottieni dei risultati sei bravo, altrimenti vai a casa. Posso comunque essere orgoglioso di come la squadra sta giocando e voglio svelarle un retroscena".

Prego...

"Domenica contro il Mantova, la gente allo stadio aveva annusato un mio probabile esonero se non avessi vinto e prima della partita mi hanno fatto un grandissimo applauso. E' stato un gesto che ho molto apprezzato, ma non tanto dal punto di vista personale, ma proprio perché anche loro hanno capito che la squadra sta giocando bene e più di questo non poteva fare. Non me l'aspettavo. Con la città di Cuneo ho un bellissimo rapporto e la gente sa cosa ho dato per questi colori: ho ottenuto due promozioni incredibili e l'aspetto professionale delle volte va in secondo piano quando ricevi questi attestati di stima".

In conclusione possiamo estremizzare il pensiero in questo modo: quando perdi hai torto, viceversa quando vinci hai ragione

"Il giudizio sulla gara viene sempre dato sul risultato finale. Ed è sbagliatissimo. Questo è il calcio, ma credo che sia la nostra cultura: all'estero non è così e può trovarti al novantesimo che i tifosi ti applaudono anche se hai perso. In Italia è impensabile una cosa simile".

L'applauso che le hanno tributato i tifosi ad inizio partita domenica contro il Mantova è sicuramente una seppur piccola, inversione di tendenza.

"E' vero. Sono veramente orgoglioso di questo: hanno capito che la squadra sta dando tutto e i risultati non sono arrivati per vari fattori: sfortuna, inesperienza, errori individuali. In queste cinque partite abbiamo pagato tanto, ma non credo di esagerare se dico che se avessimo avuto 9-10 punti non sarebbe stata una classifica bugiarda. Mi fa piacere vedere che la gente ha capito, ci è vicina, apprezza e soprattutto vengono allo stadio e si divertono".

Lei a 65 anni è uno degli allenatori con maggiore esperienza ed è rimasto uno dei pochi, sovrastato da tecnici giovani, in una categoria come la Lega Pro dove il motto è: "Giovane è bello", non solo per i calciatori. Però il giovane come in tutti i mestieri, non ha la sagacia giusta e spesso paga un tributo pesante come l'esonero, facendo spazio all'allenatore più esperto. Sarete anche scarpe vecchie, ma fate ancora parecchio rumore e siete ancora utili.

"Non mi piace parlare di allenatori giovani e allenatori esperti: parlerei di tecnici aggiornati. L'importante è avere la passione dentro e aggiornarsi di continuo, perché il calcio è sempre in grande evoluzione. In giro si dice che il calcio alla fine è sempre quello. Non è vero: qualcosa dal punto di vista tattico viene sempre fuori. Non credo che sia un problema di giovani o vecchi, l'importante è essere aggiornati, avere la voglia di migliorarci, anche quando si ha la mia età".
 

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