ESCLUSIVA TLP - Mantova, Caridi racconta le sue 300 maglie biancorosse: "Qui mi chiamano Don Tano"
Quando un ragazzo decide di intraprendere la carriera del calciatore, non ha ancora chiaro cosa porterà con sé quando deciderà di appendere gli scarpini al chiodo. Spogliatoi, vittorie, sconfitte, momenti belli e brutti. La valigia di un calciatore è sempre piena, in particolar modo di luoghi: tanti, tutti diversi e alcuni sono più diversi degli altri.
Gaetano Caridi, 35 anni compiuti a luglio, ha scritto domenica a Cuneo una pagina importante della sua carriera e della storia del Mantova: 300 volte Gaetano Caridi, 300 volte con la maglia dei virgiliani.
Neanche lo sapevo, intento com'era a pensare alla trasferta in terra di Piemonte per pensare a questi numeri. Saranno anche numeri, ma dietro le 300 presenze di Caridi con la maglia biancorossa c'è la poesia di uno sport che ancora non vuole abdicare del tutto allo show business.
Prima di passare all'intervista esclusiva concessaci dal capitano del Mantova, c'è un piccolo aneddoto che va citato: prima di scrivere questo articolo, c'era una risposta che attendevamo da Caridi, che aveva chiesto tempo per pensarci: "Grazie per esservi ricordati di me". Così terminava la risposta che non era arrivata dopo la domanda. C'è poco da spiegare: i piccoli gesti sono belli proprio perché non c'è bisogno di commentarli. Lo fanno da sé.
Gaetano, potevi festeggiare in maniera diversa questo traguardo prestigioso.
"Purtroppo è arrivata una sconfitta".
Cosa sta succedendo al Mantova?
"E' un momento particolare: credo che i valori della squadra verranno fuori. Siamo convinti che bisogna far meglio e cercheremo in tutti i modi di tirarci fuori da questa situazione".
E' più una crisi di risultati o di testa?
"Le cose penso che siano collegate: siamo partiti bene in Coppa Italia, vincendo anche la prima partita in campionato. Credo che medicine non ce ne siano molte: basta una vittoria e avere la fortuna di riuscire a disputare una gara sotto certi aspetti perfetta, che scaccerebbe tutti i fantasmi di questo momento, ridando fiducia a tutti, in particolar modo nello spogliatoio".
Mister Maspero cosa vi dice?
"Di restare tranquilli e continuare a lavorare come stiamo facendo, perché il campo dovrà darci le risposte che cerchiamo".
Intanto festeggi le 300 partite in maglia virgiliana.
"Una bella soddisfazione e un record che fa piacere a livello personale. Alla fine penso che si viva meglio quando i risultati arrivano".
Sei un centrocampista con il vizio del gol: 54 con il Mantova.
"Avevo il vizio di fare qualche gol: ora sono un po' più anzianotto, però mi è rimasta la voglia di segnare. Cerco sempre di arrivare alla conclusione e delle volte sono stato anche fortunato".
Ricordi il tuo primo giorno a Mantova?
"Certamente. Ho fatto tanti anni qui, ci vivo e ho sposato una ragazza di Mantova".
Sei nato in provincia di Reggio Calabria, però l'accento reggino ormai l'hai perso.
"Dici? Mia moglie dice di no. Dopo tanti anni un pochino l'ho perso".
Il momento più bello e quello più brutto di questi anni a Mantova?
"Le vittorie dei campionati e la cavalcata della B. Il successo contro la Juventus. Il più brutto è stato il fallimento, quando sono dovuto andare via non per mia volontà".
Domenica, quando sei sceso in campo cosa hai provato?
"Sinceramente non ci avevo fatto caso a questo dato: ero troppo concentrato sulla partita. Me l'hanno fatto notare i giornalisti locali qualche giorno prima. Speravo di festeggiarli in modo diverso, non tanto per questo traguardo, ma perché il gruppo ha bisogno di un'iniezione di fiducia per poter dare una svolta a questo campionato che finora non ci sta dando tante soddisfazioni".
Sei considerato il mago.
"Nomignolo che mi hanno dato a Grosseto ed è rimasto. Qui a Mantova mi chiamano Don Tano".
Una forma di rispetto.
"Esatto. Ha un significato particolare".
A 35 anni ti è rimasto il rammarico di non essere mai arrivato in A?
"Sinceramente le occasioni le ho avute più di una volta, però credo che le scelte fatte erano consapevoli. Non mi piace guardarmi indietro e l'amore che mi ha dato questa città e l'affetto di questa gente penso che ne siano valsi la pena: la serie A non si può paragonare ai sentimenti che provo per Mantova".
Sei il terzo giocatore nella storia del Mantova con più presenze.
"Mi mancano 36 presenze per raggiungere il secondo posto (attualmente detenuto da Mirko Bellodi, ndr). E' un obiettivo che vorrei raggiungere".
Ancora presto per dire: "Questo è il mio ultimo spogliatoio"?
"Mi sento ancora bene, la voglia di vivere lo spogliatoio e il campo non mancano. Nel momento in cui sentirò la fatica mentale prima che fisica di alzarmi per andare a fare allenamento, non avrò nessun problema a ritirarmi".
Hai già in mente cosa farai dopo?
"Ogni tanto ci penso. Credo che rimarrò nel mondo del calcio: è tutta la mia vita e non riesco a vedermici lontano. So che non è facile: siamo in tanti ad avere questa aspettativa. Per il momento sono solo pensieri sparsi. Ancora c'è tanta voglia e intendo dimostrare che ce la posso fare ancora".
Una carriera falcidiata dagli infortuni.
"Ho avuto qualche problema, ma nulla di così grave".
L'allenatore a cui sei legato maggiormente?
"Con Mimmo Di Carlo abbiamo vissuto stagioni importanti. A prescindere da lui, ho sempre instaurato un buon rapporto con i vari allenatori: ti posso fare i nomi dei vari Serena, Tesser e lo stesso Juric l'anno scorso. Anche con lo stesso Maspero abbiamo un ottimo rapporto".
Ancora giochi alla playstation?
"Ormai con due bambini in casa (Christian e Matteo), ho altro da fare. Se ci gioco è per far contento mio figlio".
Sei il classico calciatore che rivede le proprie partite?
"Penso sia giusto rivedersi per migliorarsi. Se non so come ho giocato non saprò mai dove ho sbagliato e dove correggermi".
L'intervista sarebbe finita qui se non fosse che la chiacchierata è proseguita, regalandoci ancora qualche momento per qualche domanda.
I tre giocatori più forti di tutti i tempi?
"Maradona. Ho avuto la fortuna di vederlo giocare e posso dire che mi sono divertito. Del Piero, per la sua eleganza e la sua signorilità. Infine Ronaldo, quello brasiliano. Giocatore super completo: forza, tecnica, velocità, potenza. Ricordo ancora il suo primo gol a Bologna con una finta che manda in tribuna Massimo Paganin e gol sul primo palo. Ricordo di aver visto una partita di Coppa contro lo Spartak Mosca ed i suoi tagli erano qualcosa di spaventoso al punto che i difensori dovevano anche triplicarlo perché se gli scappava non lo prendevi più".
Oltre al calcio quale sport ti piace?
"Il tennis".
Il tuo campione preferito?
"Roger Federer. E' completo ed è bello anche da vedere mentre gioca".
Un giocatore con cui vorresti scambiare la maglia?
"Andrea Pirlo".
La tua carriera di calciatore, se fosse stata un film, che titolo avrebbe?
"Mamma ho perso l'aereo. Se ripenso alle occasioni avute per andare in A, credo che sia un titolo azzeccato".


