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Il ruolo del garante. La proroga illegittima. Il pignoramento della sede fiorentina. Le “titubanze” del commissario Miele. Tutte “spallate” che mettono la Lega Pro a rischio di scomparsaTUTTOmercatoWEB
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
giovedì 15 ottobre 2015, 08:14Il Punto
di Vittorio Galigani
per Tuttoc.com

Il ruolo del garante. La proroga illegittima. Il pignoramento della sede fiorentina. Le “titubanze” del commissario Miele. Tutte “spallate” che mettono la Lega Pro a rischio di scomparsa

Vittorio Galigani, esperto dirigente calcistico, già Direttore Sportivo oltre che Direttore Generale in numerosi club professionistici dalla Serie A alla ex Serie C. Editorialista per TuttoLegaPro.com

Il calcio italiano, in generale, sta vivendo un momento difficile. Da quanto tempo stiamo disquisendo sul ruolo, reale, di Infront. Di quella pentola in ebollizione continua che rischia di scoperchiarsi. Auguriamoci che, se deve accadere, lo faccia senza provocare danni ulteriori. Occorre correre ai ripari, quanto prima ed in modo adeguato, affinchè quel pallone possa continuare a rotolare. 

Soprattutto in Lega Pro. Dove, allo stato attuale, la confusione regna sovrana.

Tra via Allegri (figc) e via Jacopo da Diacceto (Lega Pro) si sta infatti giocando una partita, anche politica, oltremodo delicata. Una situazione che, ove si dovesse accertare che è vera, farebbe scoppiare il caos. 

Di cosa si tratta? Della proroga richiesta e da concedere al commissario Tommaso Miele.

Per una corretta conoscenza dei fatti, ripercorriamo la storia: il Consiglio Federale che nominò Miele si trovò a fronteggiare la proposta avanzata dalla “vera” mente di via Allegri (Claudio Lotito) che chiedeva la durata del mandato sino alla data del 31 dicembre prossimo. La richiesta venne respinta. Il “magno” Claudio venne battuto. Venne stabilita la scadenza dell’incarico al 31 ottobre 2015.

Oggi quella proposta torna sul tavolo. Analizziamo, quindi, cosa si starebbero “inventando” ai piani alti di via Allegri.

A termini di regolamento (articolo 9, comma 9 dello statuto) il Presidente propone la proroga ed il Consiglio vota. L’unica via “creativa”, ipotizzabile, sarebbe rappresentata dall’esercizio del potere presidenziale per le urgenze (sempre statuto Figc, articolo 24, comma 3). Decisione che in ogni caso andrebbe ratificata dal Consiglio Federale. A seguire. Nella sua prima seduta.

Questi sembrano essere gli indirizzi scelti in Federcalcio. I soliti bene informati, dalla sede fiorentina della Lega Pro, si sarebbero lasciati sfuggire che la proroga sarebbe già stata redatta. Ove rispondesse al vero sarebbe un fatto di una gravità inaudita.

Commissario Miele, mi rivolgo a lei, ove fosse vero si rende conto a cosa si andrebbe incontro?

La provocazione sarebbe talmente pesante da scatenare tutte le dovute azioni contrarie. La prima sarebbe sul suo ruolo, reale, di garante! A quel punto, se fosse vera la notizia della proroga ottenuta senza passare dal Consiglio Federale, sarebbe opportuno che lei, dottor Miele, esprimesse con determinazione il suo disappunto. Dicesse pubblicamente di non essere d’accordo. Diversamente chi ci andrebbe a rimettere sarebbe soltanto lei. Lei e la sua immagine di terzietà.

Commissario Miele, le chiedo: vale la pena correre questo rischio? Ponga attenzione. Non avrebbe ritorni positivi in nulla. Raccoglierebbe soltanto dissensi e palesi riscontri negativi. 

Su questi argomenti sentiamo il piacere di confrontarci, con il dotto commissario, in tranquillità. Con il desiderio non essere annoverati tra coloro che sono descritti come ostili nei suoi confronti. Se il dottor Miele ha la pazienza di farlo, rileggendo quando scritto in precedenza, si accerterà che avevamo aperto, nei sui confronti, una linea di credito senza porre alcun limite.

Lei, commissario, aveva tra le mani una occasione irripetibile. Aveva la possibilità di verificare quanto accaduto, prima del suo avvento ed offrire un giudizio libero da ogni pregiudizio. Lo scontro tra presidenti e vecchia governance, ora se ne sarà reso conto, era sul bilancio. Ci si aspettava che lei provvedesse per una new diligence e che poi si fermasse a riflettere. Sarebbe servito a farle comprendere se il voto contrario aveva origini politiche o riguardasse il merito tecnico. Si è invece voluto avventurare in un equilibrismo “politichese” non appartenente, assolutamente, ad un professionista originario, come lei, della Corte dei Conti.

Si è proseguito con i ritardi nelle attribuzioni delle nomine e delle deleghe competenti ai suoi alter ego. Il dottor Feliziani le ha consegnato un documento che rappresenta la fotografia, nitida, del perché ci fosse stato il conflitto in Lega. Lei, anziché convocare l’assemblea, da oltre quindici giorni argomenta discussioni, scarsamente costruttive, con lo stesso Feliziani. Diffonde la notizia del suo abbandono, dice di volersene andare ed invece, il 29 settembre scorso, scrive a Tavecchio chiedendogli una proroga al suo mandato. Proroga che vada ben oltre il 31 ottobre!

I presidenti Cosentino ed Andreoletti le hanno scritto. Reclamano un loro diritto. La convocazione dell’assemblea. Lei ha il dovere di rispondergli. Si è chiesto del perché Tavecchio, Lotito e l’ex Macalli non vogliono che venga fissata quella data? Mi permetto di suggerirglielo io. Perché sanno che in democrazia soccombono. E lei, commissario, è stato nominato per essere imparziale.

Come lo deve essere sulla sentenza di reintegro del Direttore Generale Ghirelli che, da parte sua, va solo applicata e non interpretata.  O come lo deve essere su quell’atto notificato dal Tribunale fallimentare di Napoli (il 18 giugno scorso) originato dalla curatela fallimentare della ex proprietà Rosselli. Un atto che mette a rischio la proprietà dell’immobile dove ha sede la Lega. Le sembra normale che i presidenti dei club non ne siano mai stati informati. Che nulla sia stato detto loro, in quel merito, neppure nel corso dell’assemblea di bilancio del 30 giugno scorso. E che, dopo averlo constatato, non abbia provveduto a farlo neppure lei?

Commissario, come avrà notato, mi sono permesso di ricordarle soltanto alcuni fatti concreti che lei è chiamato a risolvere con l’alto grado di imparzialità che le appartiene. Un invito. Non si premuri delle volontà, peraltro poco legittime del “palazzo”, vada per la sua strada, fissi la data delle assemblee (bilancio ed elettiva). Vedrà che il clima tornerà respirabile. Come sempre accade tra persone per bene. Altrimenti nulla  potrà essere garantito. Da parte di nessuno. Come, del resto, le ha evidenziato il presidente Andreoletti, in quel passo nel quale le ha ricordato cosa sia accaduto alla precedente governance. Quella di “macalliana” memoria.

Buon lavoro dottor Miele. La prego. Ci lasci, di lei, un gradevole ricordo.

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