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ESCLUSIVA TLP - Pistoiese, Alvini non demorde: "Siamo un vino aspro, convinto che con i risultati saremo un Chianti. Questa squadra in B in tre anni, con me ..."TUTTOmercatoWEB
Massimiliano Alvini
© foto di Sarah Furnari/TuttoLegaPro.com
mercoledì 30 settembre 2015, 12:00Interviste TC
di Daniele Mosconi
per Tuttoc.com

ESCLUSIVA TLP - Pistoiese, Alvini non demorde: "Siamo un vino aspro, convinto che con i risultati saremo un Chianti. Questa squadra in B in tre anni, con me ..."

Il momento non è particolarmente felice per la Pistoiese con due punti in quattro partite

Se decidi di entrare nel mondo di Massimiliano Alvini - allenatore della Pistoiese - devi sapere che hai a che fare con un toscano: tutto schiettezza e concretezza. Se hai ben chiaro il quadro della situazione, ne viene fuori qualcosa di gradevole, altrimenti corri il rischio che il tecnico possa dirti: "E' stato un piacere", chiudendoti il telefono in faccia e addio intervista. I toscani sono così: prendere o lasciare. Con le vie di mezzo ci fa della sana ironia, dove attori come Pieraccioni sono maestri.

L'intervista in esclusiva concessa a TuttoLegaPro.com ha come argomento il momento della Pistoiese: Alvini ad inizio intervista è teso, quasi spiazzato: si tiene sulle sue, neanche fossimo su un campo di calcio. Con il passare del tempo si rilassa, sente di potersi aprire e mette nell'angolo l'imbarazzo dei primi istanti. Ora che si è entrati nel suo mondo anche la sua voce ha quel qualcosa di più confidenziale che rende le risposte più attente. Scopriamo il suo amore - da buon toscano - per la bistecca alla fiorentina accompagnata da un rosso importante che ne esalti il sapore. La moglie produce vino: in casa Alvini non manca il nettare degli dei. Ha una passione per la pesca, per i libri: "anche se ultimamente mi sto dedicando alla lettura di interviste e ne ho letta una su Walter Sabatini dove ho scoperto la grandezza di questo dirigente spesso bistrattato".

Persona genuina, il tecnico della Pistoiese ha parlato del momento che sta attraversando la sua squadra, conoscendo bene come va il calcio, accettandone oneri e onori, senza nascondersi dietro un dito. Avremmo voluto parlare solo di calcio, ma non ci siamo riusciti e abbiamo conosciuto alcuni aspetti dell'uomo Massimiliano Alvini. Se a qualcuno dispiacerà, ce ne faremo una ragione.

Mister, la vittoria stenta ad arrivare.

"Non sono d'accordo. Manca soltanto la vittoria, ma la mia squadra sta giocando un buon calcio. So che ci vogliono i tre punti, ma se devo ritenermi scontento di come ci siamo comportati finora a livello di gioco, rispondo di no. Per nessuna ragione".

Il vostro problema non è tanto il gioco, sono i gol che non arrivano.

"Penso che la squadra finora abbia fatto un buon lavoro. Stanno mancando i risultati derivanti dal gioco prodotto, ma ripeto non sono per niente scontento".

In partite come quella contro il Santarcangelo ad esempio, manca uno come Merini. Un vero centravanti che possa risolvere questo tipo di situazioni.

"Merini purtroppo ha avuto un problema fisico fin dal ritiro che si sta portando ancora dietro: è in via di guarigione e speriamo di averlo quanto prima con noi. Sto giocando con Sinigaglia, Rovini e Speziale con gli ultimi due che sono dei '95, che stanno crescendo. E' logico che l'assenza di Merini per noi è importante: la squadra è stata costruita anche su di lui. Comunque volevo far notare che sabato abbiamo giocato contro una buonissima squadra: nessuno l'ha detto, ma hanno giocatori di categoria. Primo tempo loro molto bene, nel secondo meglio noi. Potevamo vincerla, bisogna tener conto che c'è anche l'avversario davanti, non giochi da solo".

Quando dovrebbe rientrare?

"Se tutto va bene dovrebbe essere dei nostri contro la Lucchese (sabato 10 ottobre, ndr). Sta facendo una terapia diversa e forse tra dieci giorni potrebbe rientrare in gruppo".

Mentre Lo Sicco?

"Ha fatto una risonanza magnetica, avendo un problema al dito del piede. E' ancora presto per dire quando potrà rientrare".

Se il suo presente non va bene, neanche il passato - il Tuttocuoio - va meglio: entrambe a due punti.

"La situazione del Tuttocuoio la vivo da esterno, quindi la mia valutazione su di loro è poco attenta. Penso che i campionati vanno vissuti nella loro completezza. Sono venuto a Pistoia per portare questa squadra verso una posizione medio-alta di classifica e a mio parere questi ragazzi lo valgono. Il mio però è un percorso sul medio periodo: iniziato gli ultimi giorni di luglio, piano piano dobbiamo conoscerci e lavorare. Possiamo fare un buon campionato in quella che è la previsione di un percorso. In questo momento abbiamo fatto quattro partite e due punti, ma avremmo potuto averne almeno tre in più e saremmo stati a metà classifica. Quello che mi sorprende relativamente è che abbiamo due punti con prestazioni più che soddisfacenti, vedi Ferrara dove abbiamo disputato una partita fantastica contro la squadra più forte del campionato e almeno un pareggio potevamo ottenerlo. Sabato potevamo vincerla e invece abbiamo pareggiato. La realtà sta dicendo che i due punti in quattro partite sono pochi per il valore della squadra, però io come allenatore devo guardare avanti e avere fiducia in questo gruppo".

Come se ne esce? Basterà la vittoria?

"Per chi conosce Alvini, sà che se ne esce lavorando con grandissima determinazione, avendo le idee chiare sul percorso di lavoro che dobbiamo fare sia io, sia la società sia i giocatori. La Pistoiese può fare un buon campionato, però questo può arrivare tramite un lavoro giornaliero che deve portare alla crescita della mia squadra".

Giovanni Trapattoni in una delle sue massime dice: "Nel calcio si produce il vino in base all'uva che si ha". Che vino sta producendo attualmente con la sua Pistoiese?

"Un vino un po' aspro: questa squadra ha dei valori importanti ma inespressi e devo essere bravo a farli venire fuori".

A che vino ambisce?

"Vorrei un bel Chianti sicuramente. Vorrei fare un campionato importante: un quinto-sesto posto sarebbe ottimale per costruire la prossima stagione una squadra importante, con due-tre tasselli importanti. Questa è la mia idea e il principio che mi hanno spinto a venire a Pistoia, in una piazza sicuramente difficile, però posso ritenermi soddisfatto del lavoro fatto finora: sono in perfetta sinergia con la società e la dirigenza. Se non fosse per i risultati un po' così, ma arriveranno anche quelli".

Mi riaggancio a questa sua ultima riflessione: è venuto a Pistoia perché ama le pressioni di una piazza diversa e come ha appena detto, difficile. Sente la differenza di pressione tra il Tuttocuoio e la Pistoiese?

"Fermo restando che il percorso con il Tuttocuoio è stato straordinario, dove ho mantenuto rapporti umani importanti con tanti, Ponte a Egola è una città più piccola, è una frazione, mentre Pistoia è una città dove c'è una tifoseria, ci sono le televisione, la carta stampata tutti i giorni al campo. Ho scelto la Pistoiese perché volevo misurarmi con una piazza del genere. Se in questo percorso che mi sono posto, quello di fare un campionato importante e porre le basi per il futuro, vuol dire che sono maturo per un progetto diverso, ma la mia scelta di venire qui, in una piazza esigente è collegata proprio a questo mio obiettivo".

In Lega Pro la necessità aguzza l'ingegno non avendo tutti dei Messi o Cristiano Ronaldo. In questo caso le chiedo: è il modulo che esalta i giocatori o sono i giocatori che devono esaltare il modulo?

"Bellissima domanda. Secondo me è il giocatore che esalta il sistema di gioco. I giocatori devono essere messi nelle condizioni di esprimersi al meglio: se vengono utilizzati nel loro ruolo si possono solo esaltare. Inscatolare un giocatore in un sistema di gioco tende a soffocarlo. Noi stiamo giocando a rombo con il 4-3-1-2 e penso che sia il modulo giusto per esaltare le caratteristiche di Lo Sicco, Vassallo, Falasco, Sinigaglia, Merini quando rientrerà". 

La partita perfetta di Massimiliano Alvini quale è?

"Per me anche uno 0-0 o un 1-0 è una partita perfetta. Vuol dire che hai limitato l'avversario, non hai preso gol e questo significa che hai lavorato bene nelle due fasi: possesso e non possesso. A me piace avere organizzazione".

Mi ricollego ancora alle sue parole. Domenica scorsa Fabio Capello in un'intervista alla "Gazzetta dello Sport" ha esaltato la funzione degli 1-0, che a suo modo di vedere contengono tre verità: la squadra ha vinto, ha saputo mantenere la propria porta inviolata e ha lottato per proteggere il gol.

"Sono pienamente d'accordo con Capello. La squadra ha vinto, ha mantenuto l'imbattibilità e ha lavorato abbastanza bene come organizzazione. Infine ha cercato di vincere facendo il gol".

Dentro di lei rimane più a lungo una bella vittoria o una brutta sconfitta?

"Penso che una sconfitta rimanga più a lungo. Ti lascia tantissima rabbia: ad esempio la sconfitta di Ferrara è una di quelle che uno si porta dentro. Forse uscire dal "Mazza" con un pareggio sarebbe stato più giusto e quindi ti lascia delle sensazioni diverse. La vittoria bella va subito dimenticata e pensare subito alla prossima domenica, cercando di migliorarla".

Come si lavora per migliorarsi dopo una vittoria?

"Si lavora di più, soprattutto sulla testa dei giocatori, non facendoli sentire arrivati perché hai vinto. Da questo punto di vista penso che sia più difficile lavorare dopo una vittoria: dopo una sconfitta hai degli spunti da dove ripartire per scaricarla a livello mentale e di motivazioni, mentre dopo una vittoria si può avere il rischio di trovare una squadra poco umile e presuntuosa".

Sognava di allenare la Pistoiese fin da quando allenava il Quarrata, piccola realtà della provincia.

"Il mio sogno è sempre stato quello di allenare la Pistoiese, ora sono qui e voglio che questo sogno sia più bello di quello che ho immaginato. Conosco le dinamiche del calcio e non mi nascondo dietro un dito. Attualmente allenare in questo club mi fa provare sensazioni fortissime. La piazza è ancora titubante e lo noto: però come ti ho detto anche prima, non sono venuto a Pistoia per una tappa, ma ho idee precise che mi auguro vengano realizzate. E se dopo quindici anni di carriera posso sbagliare, pazienza. Mi servirà da lezione. Questo è Massimiliano Alvini".

Classica schiettezza del toscano.

"Ho un pregio rispetto agli altri: sono arrivato ad allenare la Pistoiese, solo per merito avendo vinto dei campionati. Ecco perché sedermi sulla panchina della Pistoiese per me è un grande successo. Sono partito dagli amatori e arrivare qui dove mi trovo attualmente è una tappa fondamentale. Vedo questo mio percorso per far bene. Sono mancati i risultati e capisco le titubanze della piazza, ma metterò tutto me stesso per raggiungere ciò che sono i miei obiettivi".

Ha parlato spesso in questa intervista di tappe: esiste il traguardo per un allenatore?

"La carriera di un allenatore è difficile che possa avere dei traguardi definitivi. Già il fatto che sono arrivato in Lega Pro è un traguardo. Ovvio che l'ambizione sposta l'asticella più in alto e un giorno mi piacerebbe allenare in B. Non nego che quando mi sono scelto Pistoia, la mia idea è stata quella di portare questa società in due-tre anni, in serie B. Probabile anche che domenica perdiamo e vado a casa. Sono molto realista".

Cosa sta leggendo ultimamente?

"Sto leggendo interviste a personaggi del calcio e l'altro giorno ho finito di leggere un'intervista a Walter Sabatini (attuale Direttore Sportivo della Roma, ndr), davvero molto bella, dove si racconta il personaggio in maniera esemplare".

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