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La democrazia non alloggia più in Federcalcio. Il dottor Miele è chiamato a fare solo gli interessi dei presidenti. Auguriamogli di non scivolare ancora sulle scadenzeTUTTOmercatoWEB
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
giovedì 29 ottobre 2015, 08:30Il Punto
di Vittorio Galigani
per Tuttoc.com

La democrazia non alloggia più in Federcalcio. Il dottor Miele è chiamato a fare solo gli interessi dei presidenti. Auguriamogli di non scivolare ancora sulle scadenze

Vittorio Galigani, esperto dirigente calcistico, già Direttore Sportivo oltre che Direttore Generale in numerosi club professionistici dalla Serie A alla ex Serie C. Editorialista per TuttoLegaPro.com

Da tempo desidero tornare a scrivere di portieri, di registi e di attaccanti. Ma il calcio, purtroppo, non si regge di soli gol. Mi vedo, purtroppo, ancora costretto a disquisire sul prolungamento del commissariamento del dottor Miele, alla Lega Pro, sino al 31 dicembre prossimo. Si, perché mi sto rendendo sempre più conto che, in federcalcio, nell’ultimo anno, la democrazia viene sempre calpestata. 35 presidenti avevano chiesto di votare la governance. Soltanto tre avevano chiesto il prolungamento. Bene, il Consiglio Federale lo ha fatto proseguire. Uno scandalo. Veramente uno scandalo.

I soliti bene informati sussurrano che il “magno” Claudio tirasse addirittura la volata per giungere sino alla fine di marzo 2016. Al termine del Consiglio Federale, inoltre, avrebbe tuonato che poi, tra un paio di mesi, si “vedranno” quali sono i reali rapporti di forza. La conferma che, pur apparendo di meno, è sempre Lotito che tira le fila da via Allegri e dintorni.

Per tornare alla Lega Pro, la situazione attuale è profondamente nera. 35 a 3 tra i presidenti. Gabriele Gravina da una parte, come candidato ed una falcidia di nomi dall’altra: Lombardo, Lombardi, Miele, Paolillo ai quali si è ultimamente aggiunto anche Bacci (!?). Uno gruppo senza una proposta per il presidente. La struttura organizzativa dello schieramento avverso a Gravina è stata destabilizzata dall’intervista che Mario Macalli a rilasciato, giorni addietro, a “Il Sole 24 ore”. La loro politica era basata sul vecchio direttivo. Quei consiglieri asserivano di non essere a conoscenza dei fatti e degli accadimenti della Lega Pro. Intendevano salvarsi, in quel modo, agli occhi di tutti gli altri  presidenti di club. Macalli li ha smentiti. Sbugiardati. Sapevano tutto (i presenti in quella “famosa” riunione del 23 giugno scorso). Ora, ribadisco, sarà difficile, per loro, presentarsi davanti ai loro colleghi.

Questi sono i risultati che incassano, allo stato attuale, coloro che, usufruendo della scia della fase commissariale, ritenevano di cambiare i rapporti di forza! Si è deciso di proseguire nel commissariamento. Buon viaggio. L’ ultimo Consiglio Federale ha prolungato l’ incarico a Miele. Si augurano, a quel tavolo, non si ripeta quanto fatto nel primo incarico. 

Miele aveva dichiarato che avrebbe sicuramente fatto votare entro il 31 ottobre. Con il tempo si è smentito. Solo ai disattenti era sfuggita una sua intervista, rilasciata il 10 luglio (a soli tre giorni dalla sua nomina) ad un giornale on line. Vale la pena di riportarne qui di seguito alcuni stralci.

Dichiarava Tommaso Miele ad “aquinocresce.it” (la testata è del Comune che ha dato i natali allo stesso commissario) “l’incarico affidatomi è temporaneo, ma non escludo di rimanere ancora per tanto tempo nel calcio…” proseguendo faceva una metafora sulla Lega Pro “mi sento…come uno che non sa nuotare, buttato in mezzo all’ oceano, ma spero di farcela”. Le vogliamo bene commissario, ma eviti di fare questi esempi, perché non c’è scampo, annegherebbe sicuramente. Riferendosi poi alla bocciatura del bilancio Miele insisteva “…ci sono problemi seri di carattere amministrativo e gestionale che vanno assolutamente risolti. Dopo aver lasciato un segno importante nella nostra giurisprudenza, voglio dare il mio tangibile contributo anche in questo ambito” (mi permetta di osservare, dottore, che lei, all’inizio di luglio, asseriva le stesse cose che il dottor Feliziani ha scritto a settembre. Perche ha cambiato opinione?). Continuava la sua intervista, il 10 luglio, il neo nominato commissario, rispondendo ad una domanda sulla scadenza del suo mandato “la data non è ancora certa, c’è chi in questi giorni ha caldeggiato una possibile proroga fino al 31 dicembre” ( per inciso il solo che, allora, dicesse o volesse quella data era Lotito). Concludeva poi con una espressione impegnativa “…fino al termine del mio mandato…sia chiaro, farò pulizia radicale” (mi sorge un dubbio, mi perdoni, che Feliziani ci abbia creduto, proprio leggendo la sua intervista?).

Ora, dottor Miele, mi permetta una domanda: è possibile conoscere cosa abbia fatto, prodotto, la dottoressa Scandurra, da lei chiamata a sovraintendere la Calcio Servizi? La cosa non è irrilevante. Da quanto scritto dal dottor Feliziani, è il vero punto cruciale di tutta la vicenda Lega Pro. Cosa dice, non sarebbe opportuno dare qualche segnale e farlo prima che giunga qualche intervento, pesante, dall’esterno?

Mi ha fatto piacere che sull’argomento, dopo un lungo silenzio che personalmente mi era dispiaciuto ed onestamente non avevo compreso, sia intervenuto il presidente del Coni Malagò. Il capo dello sport italiano ha fatto bene ad interrogare Tavecchio sul prolungamento del commissariamento e sulla diatriba tra Miele e Feliziani. Malagò, giustamente, rivendica il suo ruolo di terzietà e gradirebbe evitare scontri tra Guelfi e Ghibellini. Chiedo scusa se mi permetto una chiosa: la relazione di Feliziani narra che lo scontro non è tra Guelfi e Ghibellini, ma tra malandrini e persone che pretendevano soltanto il rispetto delle regole. Io, che tifo per il calcio, vorrei che non entrassero in campo la politica o la magistratura in supplenza degli organismi sportivi e di quelli della giustizia sportiva. Sopratutto in relazione a quanto, nelle stesse ore, dichiarava Tavecchio “…sistemare le carte, vedere le responsabilità, perché qui, le responsabilità, penso che ci siano”.

Splendida dichiarazione, sconta un fatto però, al quale occorrerà dare una risposta: ma negli ultimi 13 mesi dove è vissuto Tavecchio? Perché non ha operato prima? Lo stesso suscita ilarità quando sentenzia “ qui siamo di fronte ad una situazione Kafkiana: sono due anni che non c’è un bilancio approvato”. Scusate, ma non riesco a trovare parole di fronte a tanta impudenza. Non trovo parole per descrivere l’imbarazzo. Si rifugia in Kafka, il presidente della Federlacio, ma non può far finta di non sapere quale sia il giudizio sullo scrittore “scrittore di lucidità esemplare…riesce a risalire da una situazione quotidiana ed apparentemente banale all’impostazione di una situazione generale e gravida di determinati significati” ed ancora lo stesso Kafka riesce “nel tratteggiare fatti inauditi come momenti della più normale quotidianità”.

Vede Tavecchio, lei ha citato uno scrittore molto adeguato, ma lo ha reso inadeguato nel contesto in cui ha inteso inserirlo. Forse le è successo perché sa che Kafka non si può separare da Praga, la “città degli strambi e dei visionari!”

Ci rifletta su Tavecchio e faccia il presidente della Figc. Una grande federazione del gioco del calcio.

Gioco appunto…inteso come divertimento e non di pochi.

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