ESCLUSIVA TLP - Andrea Cani: "Voglio entrare nel calcio ma c'è poca serietà. Spal, Mantova e Triestina: vi racconto le mie disavventure"
Il calcio italiano è la patria dei paradossi. C'è chi senza soldi diventa proprietario di un club e chi, invece, pur possedendo tutte le giuste credenziali, non riesce ad avere il meritato credito da parte del mondo del calcio. Come ad esempio Andrea Cani, imprenditore a livello internazionale nel settore del turismo e dei grandi eventi. Diverse le trattative intavolate in questi anni, tante le persone poco serie incontrate. TuttoLegaPro.com lo ha intervistato in esclusiva.
Al posto suo tanti si sarebbero già arresi. Chi la spinge ad avventurarsi nel grande circo del pallone?
"Ho sempre amato lo sport e il calcio in particolare. Da diverse stagioni, inoltre, mi occupo dell'organizzazione delle finali Primavera per conto della Lega. Non sono, però, un mecenate: voglio creare un'azienda che sappia camminare sulle proprie gambe e non abbia bisogno di continue immissioni di capitali. Sono contrario a un modo elefantiaco di fare calcio, ormai insostenibile in Italia: l'economia italiana è in crisi ma i cicli produttivi nel calcio sono rimasti invariati, con il loro grande carico di costi e i suoi bassissimi ricavi. Bisogna guardare al di là delle punte dei propri piedi, servono obiettivi a lungo termine. La mia parola d'ordine è sostenibilità".
E' stato accostato a diversi club in questi anni, anche di Lega Pro...
"Nel 2013 sono stato virtualmente proprietario della Spal per alcuni giorni. Avevo trovato l'accordo per rilevare il club estense in Serie D, facendomi carico di tutti i debiti pregressi con tanto di garanzie economiche. Poi, però, ho scoperto che la proprietà della Giacomense stava cercando di trasferire il club a Ferrara, portando con sè il titolo di Lega Pro. A quel punto non mi è rimasto altro che andare via, dal momento che il titolo che avrei acquisito era ormai diventato carta straccia".
Quest'estate si è parlato anche di Mantova...
"La mia idea era quella di creare una seconda squadra nella città virgiliana. Dopo aver dialogato a lungo con le istituzioni, mi ero già messo al lavoro insieme al mio direttore sportivo, Matteo Mascetti, per la costruzione del team. Purtroppo, però, il club che milita in Lega Pro non ha voluto concederci l'utilizzo dello stadio che avremmo pagato profumatamente. Dispiace perché avevamo già bloccato numerosi giocatori ma anche a Mantova la nostra presenza era di troppo".
Lei sembrava a un passo dalla Triestina...
"Lasciam perdere che è meglio. Sono stato sedotto e abbandonato: tante chiacchiere con tante persone per poi scoprire l'amara verità, cioè che soldi non ne aveva nessuno. Avevo proposto di sobbarcarmi tutte le spese, a patto di acquisire la maggioranza del club. Ho ricevuto solo dinieghi. E intanto, quella Triestina, ha fatto una brutta fine".
Adesso si parla di Treviso, nobile decaduta del calcio italiano attualmente in Eccellenza...
"Abbiam già provato ad acquisire il club in estate ma le richieste non erano in linea con il vero valore della società. E infatti il Treviso è nei bassifondi dell'Eccellenza e lotta per non retrocedere in Promozione. Proverò, quindi, a creare una nuova società che possa riportare la città trevigiana nel calcio che conta. Il mio sogno è di conquistare la Lega Pro, ma solamente sul campo e solo tramite una grande programmazione. Sono uno che preferisce spendere i soldi nella creazione e nel potenziamento di un vivaio piuttosto che per lo stipendio di un giocatore dal gran nome. Anche perché una città, in queste categorie, deve valorizzare i giocatori del proprio hinterland. Non è possibile vedere in Serie D juniores presi in giro per l'Italia, significa mortificare il proprio territorio".


