“Uniti si cresce”, richiamo al codice etico per i Presidenti. Un'infamia assurda i dubbi su Benevento e Casertana. Wang, più programmazione al Pavia calcio
Uniti si cresce. Dovrebbe essere un motto. Nella realtà diventa una esortazione. Un richiamo all’etica, alla sportività, al reciproco rispetto. All’interesse economico. Si perché l’antagonismo, esasperato, espresso da taluni presidenti. Fuori dal campo. Nei confronti di loro colleghi. Nuoce alla crescita della categoria. Alla ristrutturazione che la logica suggerisce. La pochezza comportamentale di taluno fa disperdere, nel nulla, fondamentali risorse umane. Manda alle ortiche tutte le applicazioni riguardanti l’immagine di quel brand. Contribuisce ad affievolire l’interesse dei partner commerciali. Rende difficile il realizzarsi di importanti operazioni di marketing. Indebolisce, sostanzialmente, la Lega Pro.
Ospitalità. Un vocabolo che non appartiene al lessico di più di qualche dirigente. Una parola scomparsa, di sovente, dal loro vocabolario. Presidenti che, calpestando ogni senso del rispetto, “confinano” propri colleghi in settori non consoni al rango. Mischiandoli tra la folla. Nei gradoni occupati da tifosi avversari.
Società che in determinate partite, profittando della cospicua partecipazione di supporters ospiti, fanno lievitare il costo di quei tagliandi. Decisioni meschine che provocano, inevitabilmente, reazioni avverse e contrarie. Vessazioni condannate sia dal saper vivere che dalla ragione. Troppo facilmente si dimentica che nel calcio ci si rincontra. Sempre e comunque.
Tutte situazioni che complicano la governabilità della categoria. Che denotano un isolamento, nella classe dirigenziale, acuito da precedenti negative esperienze. L’affermarsi di un metodo, adottato nel passato, in cui era più facile arroccarsi sulle proprie posizioni che collaborare alla soluzione dei problemi. Una cultura sportiva da correggere. La necessità, evidente, di imporre una nuova linea di condotta. Qualificante e remunerativa. Improntata sul confronto e la condivisone. Nel rispetto di quel codice etico al quale si fa frequente riferimento senza approfondirne la conoscenza, i contorni ed i contenuti.
Il risultato eclatante della partita tra Benevento e Casertana, di domenica scorsa, ha acceso gli animi. In molti hanno inteso “inzuppare” il famigerato biscottino. Il sospetto della combine. Le mille illazioni gratuite. Fantasiose. Una più di tutte: quei gol avrebbero potuto avvantaggiare le “streghe” nella necessità di una eventuale differenza reti, migliore, nei confronti del Lecce.
Una offesa assurda. Infamante. Per il lavoro e la professionalità di Gaetano Auteri. Di Nicola Romaniello. Di tutti i ragazzi scesi in campo. Ove qualcuno nutrisse, nel concreto, dei seri dubbi, abbia il coraggio di denunciarli alla Procura Federale. Si faccia avanti.
Ipotesi, quella, che può albergare solo nella mente di chi non sa di calcio. Di chi non può comprendere il riflesso negativo di uno spogliatoio psicologicamente sconquassato. Effetto di una sconfitta di tale portata. Un aspetto sottile. Sfuggito, nel corso della gara, anche al tecnico della Casertana. Sotto di tre reti. Anziché limitarsi a contenere il passivo, con il risultato ormai compromesso, ha tentato l’impossibile per riequilibrare un risultato ormai scontato. Ha esposto i suoi ad una pessima figura.
Ricomporre i cocci di un ambiente, che solo alcune settimane addietro assaporava il gusto della serie superiore, non sarà facile. Sarà un compito arduo. Quella serie B ambita da tempo immemorabile, sembra volersi dissolvere a poche giornate dalla fine. Non condivisibili, al proposito, le esternazioni rilasciate a caldo, nel post partita, dal presidente Corvino. Un buon comandante sa indirizzare la rotta anche quando il mare è in tempesta. Malumori e tensioni personali, esternati pubblicamente, non giovano certamente alla causa. Accendono solo polemiche e disordini.
Sulla ennesima manifestazione di violenza, posta in essere a danno dei calciatori, è preferibile stendere un velo pietoso. Sono e saranno azioni che sempre si ripeteranno. Fintanto che esisteranno dirigenti che avvertono la necessità di sottomettersi al volere dei gruppi dei più facinorosi. La Federcalcio ha mosso il primo passo, imponendo alle squadre di non recarsi sotto le curve che contestano. I dirigenti, al pari, sappiano affrontare le loro responsabilità emarginando i violenti dai loro contatti.
Tensione anche a Pavia. Una piazza tradizionalmente tiepida, quella lombarda. Sempre contraria a manifestazioni eclatanti. Ora, invece, salgono le tensioni. Oltre all’andirivieni, in quantità industriale, di direttori, collaboratori, tecnici, procuratori e consulenti di mercato. Al pari di una multinazionale! In settimana hanno contribuito a scuotere l’ambiente anche le dichiarazioni, inopportune, del direttore generale Nicola Bignotti. In televisione, a TelePavia, ha definito certi calciatori : “escrementi umani (delle m…., per essere più espliciti) che andrebbero sciolti nell’acido” . Bignotti ha detto anche altro. Di pesante. Evidentemente i modi stanno peggiorando. Fino a ieri ci si confrontava all’interno degli spogliatoi. Magari anche aspramente. Guardandosi negli occhi. Si evitava comunque di alimentare, in pubblico, le polemiche ed il montare della contestazione. Si lavorava per la Società, per il gruppo e per l’ambiente. Per il risultato. E’ evidente che il controllo della situazione, al Pavia calcio, sta sfuggendo di mano. E per questo si avverte la necessità di ricorrere a sistemi diversi. Inusuali. Anche offensivi.
A Qiangming “David” Wang che, in Società, rappresenta, la proprietà cinese l’obbligo di intervenire. Di spada e di fioretto. Per ristabilire l’ordine. Drasticamente. Vice presidente, per usare un termine appropriato, a lei la palla!


