ESCLUSIVA TLP - Lega Pro, vicepres. Borgonovo: "Ecco perché mi sono candidata. Politica dei giovani? Vocazione, non obbligo. E voglio fare qualcosa per le donne nel calcio"
Le ultime elezioni in Lega Pro hanno riservato una grande novità: sulla poltrona di vice-presidente, adesso, siede Alessandra Borgonovo, figlia dell'indimenticato Stefano. Un volto nuovo che, in un colpo solo, ha fatto cadere due tabù: prima carica di rilievo tra i Pro a un under 30 e prima donna a ricoprire un ruolo così importante. TuttoLegaPro.com ha voluto intervistarla in esclusiva.
25 anni e un ruolo importante in una Lega che ha vissuto, e vive, un momento di difficoltà. Siamo troppo irriguardosi se le chiediamo chi gliel'ha fatto fare?
“È una domanda lecita. La decisione di candidarmi è stata presa dopo una lunga riflessione sulle mie esperienze pregresse nel mondo del calcio, prima con la Fondazione Stefano Borgonovo di cui sono tuttora Presidente e poi con l'impegno sociale in Lega Pro con i club. Ho maturato esperienze importanti in entrambi i casi finché non ho sentito, consapevole delle difficoltà che tuttora vive la Lega, ma consapevole di portare il mio impegno, fosse il momento di provare a fare qualcosa di più concreto per questo mondo, che ho “respirato” fin dalla nascita”.
Non ha paura che a causa della sua giovane età e del fatto che si tratti del primo incarico a così alti livelli possa essere snobbata dagli addetti ai lavori?
“Non ho timore possa succedere, c’è stata una dimostrazione di fiducia nei miei confronti: ci si aspetta molto da me e non è mia intenzione deludere. Se dovesse verificarsi una simile eventualità, comunque, dimostrerò la serietà dei miei intenti nel lavorare per un cambiamento positivo all'interno della Lega. Parto da una base: dal senso di appartenenza alla Lega Pro e dal lavoro in sinergia con i club”.
Prima donna e prima under 30 eletta alla vicepresidenza della Lega Pro. Il prossimo record da battere?
“Non parlerei di record da battere. Sono consapevole di affrontare una sfida importante, di prestigio, ma sento di poter dare molto alla Lega Pro, che è unica non solo in Italia, ma anche nel mondo. La strada tracciata dal Presidente Gravina è ben delineata e sono chiari e concreti i traguardi da raggiungere. E’ un percorso condiviso, che si realizza con il supporto di tutte le società”.
Con la Lega Pro ha condotto una serie di iniziative solidali. Ha già in mente qualcosa per il futuro?
“Ho subito iniziato a pensare cosa avrei potuto fare e quali iniziative mettere in campo in ambito sociale: i giovani e i valori che un calcio puro e genuino può trasmettere loro, riportare le famiglie negli stadi. Mi piacerebbe anche fare qualcosa anche per l'universo femminile nel calcio e per le competenze femminili nel mondo del pallone. In Lega Pro, ad esempio, sono oltre 100 i ruoli rivestiti dalle donne: da quello di Presidente a quello di segretari generali, ma anche arbitri, assistenti arbitri, responsabili comunicazione e marketing, responsabili sicurezza negli stadi”.
Lei è giovanissima eppure tanti suoi coetanei, in questo nuovo millennio, sono stati sfruttati come under e scartati dopo un paio d'annate dai club di Lega Pro, diventando dilettanti o addirittura abbandonando il calcio. Come pensa che debba essere sviluppato il discorso dei giovani in Lega Pro?
“In Lega Pro, la “politica” dei giovani ha mostrato tutti i suoi limiti attraverso la politica della obbligatorietà degli stessi giovani. Un obbligo, per molti aspetti, che veniva “accettato” per ottenere contributi. La politica dei giovani in Lega deve essere una vocazione e non un obbligo, e in questo senso sta lavorando la Lega Pro del Presidente Gravina”.
Ci racconti l'elezione: la decisione di candidarsi, gli incontri con le società, lo scrutinio, la vittoria...
“La decisione di candidarsi è stata valutata con attenzione. Ne ho parlato con mia madre, che mi ha dato il suo pieno appoggio come sono sicura avrebbe fatto anche mio padre, poi ho deciso di inviare la mia candidatura. L’essere stata eletta è una grande opportunità, che ho intenzione di sfruttare nel migliore dei modi. Mi ha molto onorato la fiducia che mi è stata accordata dalle società e nel momento della nomina, il primo pensiero è andato ai miei genitori perché senza di loro, senza i loro insegnamenti e il loro esempio, non avrei mai trovato la volontà di candidarmi”.
Quale insegnamento di suo padre terrà in mente durante questa esperienza?
“L'insegnamento più importante di mio padre è quello di non arrendersi mai, di lottare fino alla fine indipendentemente dalle difficoltà; qualcosa che del resto tutti hanno potuto vedere con la sua lotta alla SLA. Non solo lo terrò a mente durante la mia esperienza, ma cercherò di essere come lui, un attaccante nato: quello che aspetta il momento giusto e poi scatta verso la rete, segnando il gol decisivo. E come in campo, il risultato non lo raggiunge il singolo, ma è frutto del gioco di squadra”.


