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Si è smarrita la cultura del calcio. Presidenti carneadi. Consulenti sportivi sui generis. Settori giovanili allo sbando. Tutto questo giova al mondo del pallone?TUTTOmercatoWEB
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
sabato 16 luglio 2016, 16:25Il Punto
di Vittorio Galigani
per Tuttoc.com

Si è smarrita la cultura del calcio. Presidenti carneadi. Consulenti sportivi sui generis. Settori giovanili allo sbando. Tutto questo giova al mondo del pallone?

Il mondo del pallone vive una stagione travagliata. Del calcio si è smarrita la cultura. Si è persa l’essenza, la natura educativa dello sport, nell’evento agonistico e nell’addestramento giovanile.

Ho sempre sostenuto che di santi, nel calcio, non ce ne sono. Io stesso, in tanti anni di carriera, non mi sono mai ritenuto indenne da peccato. Del resto lanci la prima pietra chi lo è!

Un giorno, tanti anni fa, mi fecero capire che, ove non mi fossi adeguato, sarei stato estromesso dal sistema. Emarginato. Mi spiegarono che gli “orfanelli” non erano soltanto quelli che venivano ospitati in collegio. Quanto sta accadendo in questo ultimo periodo, però, evidenzia qualcosa di avvilente. In tutte le categorie. In tutti i settori. In tutti i rami professionali del calcio. Un sistema di preoccupante degrado.

Fabrizio De Meis a Rimini e Alessandro Nuccilli a Pavia sono soltanto la punta dell’iceberg, di una certa classe presidenziale, che purtroppo avanza. Capaci anche di mettersi dinanzi a uno specchio e smentire se stessi. De Meis a dicembre era anche entrato a far parte del direttivo di Lega. Inaudito. Già da allora non pagava né stipendi né contributi. Nuccilli, o come realmente lui si chiama, mena ancora il can per l’aia, raccontando che salverà i lombardi dalla radiazione. Tempo addietro si era presentato a Siena sotto mentite spoglie. Lo scorso anno aveva offerto una fidejussione taroccata, agli allora responsabili del Taranto, per tentare il ripescaggio degli ionici. A Grosseto, che si sussurra voglia percorrere la strada del ripescaggio, il patron Pincione (di lui si ricordano a Pescara) si avvale della collaborazione di uno squalificato di lungo corso, Enzo Nucifora, coinvolto nello scandalo “Dirty Soccer”. Si mascherano entrambi dietro il fatto che Nucifora svolge soltanto attività di consulenza legale. Ma a chi la vogliono dare a bere.

Sono solo degli esempi.

Che dire poi degli abusivi. Mascherati sotto varie denominazioni. Debbo arguire che tutti i miei colleghi giovani, nell’ambiente siano ritenuti, a torto, dei “ladroni”. Che si faccia di tutta l’erba un fascio. Sì perché i presidenti, anziché rispettare le norme, assumono al loro posto allenatori, osservatori, presunti talent scout, procuratori, raccomandati a vario titolo, affibbiandogli la qualifica di “responsabili dell’area tecnica”. In pratica svolgono tutti attività di mercato ed altre di competenza dei direttori sportivi. E’ accaduto lo scorso anno a Siena con Matteo Materazzi, un agente di calciatori. Quest’anno a Padova si è insediato l’ex Pordenone Zamuner, possiede la stessa abilitazione. Trinchera, sprovvisto del titolo, ha fatto il “direttore sportivo” lo scorso anno a Lecce ed in questa stagione sta alla Virtus Francavilla. Cerri ai tempi di Pavia svolgeva mansioni di allenatore in seconda a Giorgio Roselli ora, senza alcun titolo specifico, fa il responsabile area tecnica a Cosenza. Ad Ancona Ciardullo fa da prestanome a tale Cerminara. A Pagani lavorerà Bocchetti, ha giocato sino allo scorso maggio, dicono che nel corso della stagione si iscriverà al master dei direttori. Bene, ma per ora non è abilitato.

Nel contesto, non si vogliono assolutamente discutere le loro capacità, la qual cosa compete, eventualmente, ai loro datori di lavoro, quanto le competenze specifiche!

Anche questi sono solo degli esempi. Esistono delle regole, non vengono rispettate, di chi la responsabilità?

Dell’escamotage dei segretari sportivi che, solo perché è concesso dalla norma del duplice incarico, ricoprono (in organigramma) anche il ruolo del direttore sportivo, ne vogliamo parlare?

I settori giovanili. Troppo facile sostenere che la ristrutturazione deve partire dalla base. Da una indagine di settore risulta che di tutti i ragazzi, facenti parte delle squadre primavera, soltanto quelli che si contano sulla dita di una mano sono arrivati alla massima serie. Imporre l’utilizzo degli under incrementa la schiera, già numerosa, dei disoccupati.

Non esiste più la cultura dell’addestramento. La maggior parte dei settori giovanili sono dati in gestione. Spesso a personaggi senza scrupolo alcuno. Accade in serie B come in Lega Pro. La norma stabilisce che il responsabile del settore giovanile di un club professionistico debba essere in possesso dell’indispensabile titolo. Che sia quantomeno un allenatore. Di sovente sono soltanto carneadi prestati al mondo del calcio. Lo scorso anno ad Avellino se ne sono viste di tutti i colori. I genitori dei ragazzi pagavano, al gestore di turno, anche per far partecipare i loro figli agli stage di selezione.

Ci sono persone che si sono specializzate in tale tipo di attività.

La moda del giovane di serie che viaggia con lo “zainetto” paterno sta prendendo sempre più piede. L’Aquila, della gestione sportiva riferita a Ercole Di Nicola, nel passato aveva fatto da apripista. Il responsabile era Nobile Capuani, si avvaleva allora della collaborazione di Luca Di Pasquale, l’addetto al reperimento del materiale umano. Avevano allestito un vero e proprio ostello. Il settore giovanile e non solo, “viveva” con il sostentamento economico dei genitori. Le qualità tecniche non erano predominanti. Lo raccontavano i risultati. Da ieri per Luca Di Pasquale si sono aperte le porte di una nuova avventura, è il nuovo responsabile del settore giovanile del Pisa. Il sintomo, palese, di un calcio che va. Di un calcio del quale si è smarrita la cultura.

Anche a Martina, lo scorso anno, alcuni ragazzi hanno vissuto la medesima esperienza. Tanto che qualche frizione all’interno del gruppo si era creata.

Ad Ancona il settore giovanile era gestito, soltanto sino a pochi giorni orsono, da Loris Servadio. Era il fiore all’occhiello del club. Per organizzazione, risultati ed economie. Era l’unico ramo di azienda realmente produttivo. In un battibaleno si è voluto stravolgere tutto. Era necessario? Cui prodest? Logico che sull’affidabilità del nuovo progetto sussistano evidenti perplessità.

Anche in questo caso sono soltanto degli esempi. Calzanti, ma esempi.

Segnali di un sistema che necessita di controllo e sostenibilità. Maglie troppo larghe di un’industria che poggia le sue fondamenta su regole ormai obsolete e, per di più, poco rispettate.

Segnali evidenziati anche in sede di rilascio delle licenze nazionali. Si è arrivati a dipanare un “intrigo” internazionale sulle fidejussioni.

Domanda: tutto questo giova al calcio italiano?

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