La Lega Pro e la "sicurezza negli stadi": che calcio è questo?
Cambiando il nome alla vecchia serie C nell'attuale Lega Pro ci si immaginava magari che quel "Pro" che sta ad indicare "Calcio Professionistico" avrebbe fatto maturare società, giocatori e perchè no anche tifosi che ne fanno parte. La Tessera del tifoso in parte ha placato gli animi dei più facinorosi rendendo questo calcio un tantino più sicuro.
Ma a cosa serve tutto ciò quando poi a riscaldare gli animi ci si mettono addirittura le società? Prendiamo, solo ad esempio, l'ultimo episodio. Il presidente del Foggia Pasquale Casillo, in settimana, attraverso una telefonata al direttore sportivo della Juve Stabia (squadra che sarà ospite domenica allo stadio Zaccheria) Salvatore Di Somma, ha fatto notare che nei confronti dei dirigenti stabiesi non saranno concessi loro nè pass auto per i parcheggi nè tantomeno accrediti in tribuna.
Aldilà di qualsiasi motivazione che abbia spinto il Sig. Casillo ad avere questo atteggiamento nei confronti dei campani ci sorge spontanea una domanda da porre direttamente ai vertici della Lega Pro: "Possibile che possa accadere ciò? La Lega non dovrebbe intervenire in questi casi e tutelare le società, imponendo al club ospitante di riservare agli ospiti tutte le condizioni affinchè siano rispettati i canoni di sicurezza? Cosa accadrà se i dirigenti stabiesi andranno a Foggia costretti a parcheggiare le loro auto lontano dallo Zaccheria e raggiungere lo stadio a piedi?". Ma non solo: non è possibile poi seguire attraverso i siti ufficiali i continui battibecchi, o repliche, che dir si voglia, da parte degli stessi club in risposta a tutto ciò.
Evidentemente il solo fax dei nomi dei capi steward che le società sono tenute ad inviare in Lega non basta a mantenere la sicurezza negli stadi. In un calcio in cui non è più il solo risultato del campo a premiare i club, visti i tanti punti di penalizzazione e i continui sconvolgimenti di classifica, è anche giusto che la Lega si occupi di tutelare tutti i club che ne fanno parte e punire chi con il professionismo non ha nulla a che vedere.


