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Carrarese, Gaeta a TLP: "Aspetto lo scontro diretto col Carpi. Che incubi Legnano e la squalifica"TUTTOmercatoWEB
© foto di Tommaso Sabino/TuttoLegaPro.com
domenica 20 febbraio 2011, 00:00Interviste ESCLUSIVE
di Claudio Gallaro
per Tuttoc.com

Carrarese, Gaeta a TLP: "Aspetto lo scontro diretto col Carpi. Che incubi Legnano e la squalifica"

Una media gol stagionale da urlo, le doti giuste per ambire a palcoscenici prestigiosi e una grande maturità calcistica per un ragazzo di 26 anni. Antonio Gaeta, attaccante classe '84 della Carrarese, è dovuto crescere in fretta. Ha lasciato le strade di Napoli già a 14 anni per inseguire il sogno di diventare un giocatore professionista. L'Ascoli è diventata la sua seconda casa, l'ha tirato su bene e ha poi sciolto le briglie. Ancona, Pro Vasto e Juve Stabia le piazze per prendere la rincorsa verso la consacrazione calcistica a Legnano, un drammatico miracolo sportivo senza precedenti che ha lasciato un segno indelebile nel ragazzo partenopeo. Il presente si chiama Carrarese, una società solida e ambiziosa che vuole la Prima Divisione, missione impossibile senza i gol di Antonio Gaeta, 12 in 13 partite, che in esclusiva per TuttoLegaPro.com si racconta tutto d'un fiato prima della volata finale col Carpi per la promozione diretta.

Voi e il Carpi avete fatto il vuoto. Quale sarà l’x factor che deciderà il campionato?
“Al 70% ci giocheremo il campionato nello scontro diretto. Poi nelle restanti partite dobbiamo cercare di proseguire sulla buona strada intrapresa nel 2011 e approfittare di ogni minimo errore del Carpi".

Anno nuovo, nuova Carrarese. Nel 2011 siete ancora a punteggio pieno. Usando il gergo ciclistico avete lanciato la volata lunga?
“Non è che prima della sosta natalizia avessimo fatto male, abbiamo perso solo una volta in questa stagione. Sono stati i tre pareggi consecutivi a farci perdere terreno prezioso sulla prima, ma stiamo lavorando per arrivare primi perché è questo il nostro vero obiettivo”.

Antonio, siamo ancora a febbraio ma possiamo già affermare con certezza che questa è stata la tua miglior stagione da professionista. Sei d’accordo oppure pensi di aver reso di più l’anno scorso a Legnano?
“Sicuramente questa. In 13 partite ho segnato 12 gol e direi che è una media abbastanza buona (ride, ndr). Gran parte del merito va comunque ad una squadra forte e affiatata, che può contare su giovani di ottime prospettive e su un mix con i giocatori esperti davvero ben assortito. Ho fatto bene anche l'anno scorso a Legnano, ma purtroppo di quell'esperienze mi porto dietro anche ricordi brutti. Già a metà campionato la società ci disse che non avrebbe pagato gli stipendi. Abbiamo compiuto un vero e proprio miracolo con mister Scienza”.

Dopo l’addio al calcio di Zampagna, era scattato l’allarme attacco. C’è da dire invece che tu, Cori e il neo arrivato Merini state tirando bene la carretta.
“L’addio di Riccardo ci è molto dispiaciuto, non solo per le sue doti tecniche ma anche e soprattutto per il suo ruolo all’interno dello spogliatoio. Era una figura di responsabilità che ci aiutava e dava molti consigli ai più giovani”.

Nel tuo curriculum ci sono sia l’Ascoli che l’Ancona. Conoscendo la rivalità tra le due piazze, c’è voluto un bel coraggio a vestire entrambe le maglie. Quale esperienze ti ha lasciato i ricordi più belli?
“Credo che l’Ascoli mi abbia dato qualcosa di più perché mi hanno preso a 14 anni e mi hanno cresciuto sotto tutti i punti di vista. Ad Ancona ho giocato un anno in prestito e comunque conservo degli ottimi ricordi della piazza dorica”.

Per un giocatore stare fuori per infortunio è già una sofferenza. Immagino che la squalifica di 6 giornate che ti hanno inflitto quando giocavi nel Legnano sia stato un vero e proprio incubo. Cosa successe?
“E’ un periodo della mia carriera di cui non vorrei parlare tanto. Dico solo che non avevo fatto niente per meritare una squalifica di questa portata. Io ho la coscienza pulita perché prima di essere un calciatore, sono un uomo. La squalifica è stata un incubo perché dopo un ottimo campionato col Legnano (12 gol complessivi, ndr), ho fatto fatica a trovare squadra perché sarei dovuto stare fuori per le prime cinque giornate. Non ho mai pensato di dire basta col calcio, ma è stata un’estate bruttissima. Allenarmi tutta la settimana per poi non poter giocare la domenica per un mese e mezzo, è stata una sofferenza che ora, per fortuna, è passata”.

In C2 hai disputato le tue annate migliori, ma in C1 hai dimostrato di poterci stare tranquillamente. Pensi che qualcosa in particolare abbia bloccato la tua esplosione nelle categorie superiori oppure non ti senti ancora maturo per la Prima Divisione o la B? E’ pur vero che i grandi attaccanti escono fuori a 27-28 anni…
“Ai tempi di Ascoli sono stato fermo per due anni. Ho avuto qualche problema a livello burocratico con la società e forse non andavo bene a qualcuno. Un po’ di colpe sono anche mie perché a 20 anni avevo una testa diversa e forse uscivo un po’ troppo la sera (sorride, ndr). Col senno di poi penso che molti di quegli sbagli li paghi in futuro, però sono sempre stato un giocatore che ha lavorato sodo e spero di essere ripagato. Devo continuare su questa strada e non mollare mai”.

Domenica giocate col Chieti. Una squadra costruita per centrare i playoff e che col mercato di gennaio ha rilanciato le proprie ambizioni di alta classifica con l’acquisto di un ottimo attaccante come Miani.
“Sarà dura. Il Chieti è una squadra ostica che si difende bene ma offende altrettanto bene”.

Il Carpi sarà impegnato nella difficile trasferta di L’Aquila. Pensi che sarà un turno favorevole alla Carrarese?
“Noi pensiamo solo a noi stessi. Se giochiamo come sappiamo, possiamo battere tutte le squadre. L’Aquila è la squadra che è uscita più rafforzata dal mercato di gennaio e in un ipotetico playoff sarebbe quella più temibile”.

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