INTERVISTA TC - Pres Olbia: "Sorteggio? Proposta preliminare, nulla più"
Alessandro Marino, presidente dell’Olbia e membro del consiglio direttivo della Lega Pro, in un’intervista esclusiva concessa a TuttoC.com ha commentato le ultime novità inerenti alla terza serie tra riforme e una prosecuzione, ormai sempre più difficile, del torneo.
Alla luce delle ultime novità e del parere espresso dai medici, a suo modo di vedere in Serie C c’è possibilità di proseguire il campionato?
“Dopo aver visto le bozze del protocollo sanitario, credo che il blocco debba arrivare da una presa di coscienza: la Serie C non ha la possibilità di ottemperare a questo tipo di protocollo. Questo è un elemento cardine che deve farci riflettere, al di là dell’eticità di bloccare tutto in un periodo così difficile del Paese. Stiamo parlando di ricominciare con uno sport, il che, in confronto con le altre priorità del Paese, fa ridere. Detto questo, se anche ci fosse una linea per riprendere il calcio in generale bisognerebbe capire chi può rispettare questo tipo di protocolli e chi no. La Serie C per motivi logistici, organizzativi ed economici non potrebbe garantire la sicurezza sanitaria. Anche per rispetto dei calciatori qualcuno deve dirci di fermarci, dal canto nostro prendiamo coscienza del fatto che il protocollo sia inapplicabile”.
Hanno fatto discutere le proposte venute fuori dal consiglio direttivo, specie in merito alla quarta promozione…
“Come consiglio direttivo abbiamo cercato di fare una proposta all’assemblea, in quanto c’è un iter ben preciso da seguire. Qualora l’assemblea fosse d’accordo con la proposta, a quel punto presidente e consiglieri federali ne discuterebbero con le altre leghe. Non era intenzione di nessuno mettere sul tavolo mediatico una proposta da discutere, la nostra è solo una proposta preliminare che dovrà essere poi vagliata dall’assemblea e dal consiglio federale. Quello che posso dire è che la proposta è stata fatta cercando di capire cosa possa significare interrompere un campionato a dodici giornate dalla fine, quando ci sono ancora tantissimi punti da assegnare ed è difficile prendere delle decisioni rispetto a chi aveva tutto il tempo per raggiungere i propri obiettivi. L’unico modo in una situazione così eccezionale per buon senso deve essere provare a non ledere gli interessi di chi ha investito per raggiungere i propri scopi. La nostra è solo una proposta che andrà in assemblea, nulla di più. In questo momento non volevamo aprire un dibattito con le altre leghe”.
E sulle riforme?
“Ritengo siano ancora più importanti del destino del campionato in corso, sul quale comunque deciderà il consiglio federale. Le riforme sono qualcosa che dipende esclusivamente da noi che, se non altro il consiglio direttivo, abbiamo la ferma intenzione di proporre dei cambiamenti radicali rispetto al passato. Cercheremo di creare una discontinuità per fare in modo che i costi in Serie C vengano tenuti sotto controllo rispetto alla potenzialità dei ricavi dei club per i quali l’unica fonte sono i portafogli dei proprietari. Vista la grave crisi pensiamo che bisogni prendere consapevolezza del fatto che i club in terza serie dovranno avere spese ridotte. L’altro aspetto forte è quello di diventare ancora più identitari nella formazione dei giovani, in Serie C già lo fanno in tanti ma non tutti. L’idea che ci siamo dati è quella di fare in modo che questa mission sia più riconoscibile all’esterno e all’interno, diventando in tutto e per tutto la lega dove giocano e non fanno panchina i giovani italiani che si avviano al professionismo e che possono aspirare ad andare in categorie superiori e in Nazionale”.
Propone quindi di investire maggiormente nei giovani dei nostri vivai?
“Esatto. Investire di più nei settori giovanili e soprattutto nelle competenze formative e nelle infrastrutture per fare in modo che non lo facciano solo alcuni club ma un po' tutti, creando attraverso norme e regolamenti una mission che coinvolga tutte le squadre”.


