INTERVISTA TC - Benassi: "Taglio stipendi? La Serie C non è la A"
Tornato in campo a quasi due anni di distanza dall'ultima esperienza, a Caserta nella prima metà della stagione 2017-18, Massimiliano Benassi veste i colori dell'Aquila Montevarchi dallo scorso ottobre. L'estremo difensore ha parlato ai microfoni di TuttoC.com per raccontare come si vive il calcio nelle diverse categorie.
Dalla Serie A alla Serie D, hai giocato in tutte le categorie. Quali sono le principali differenze che si riscontrano?
"Ho giocato in tutte le categorie, la differenza c'è sia a livello tecnico che di organizzazione. In Serie A trovi giocatori forti tecnicamente e fisicamente, chi arriva in quella categoria significa che è arrivato quasi al top. Escludendo i fenomeni, che sono pochi, gli altri devono essere soprattutto dei grandi atleti. In categorie più basse ci sono ottimi giocatori a livello tecnico, se non riescono ad arrivare in Serie A forse è perché gli manca qualche dote a livello caratteriale o perché hanno perso il treno giusto, però anche al di sotto della massima serie si possono trovare calciatori di qualità."
Sei d'accordo sul taglio degli stipendi dei calciatori?
"Bisogna fare una distinzione tra le categorie perché chi gioca in Serie A non prende le stesse cifre di chi gioca più in basso. La Serie A è un mondo a parte e deve esserlo anche in questa situazione, anzi, soprattutto ora deve aiutare le categorie inferiori perché altrimenti il calcio finirà. Ovviamente non si può pretendere che sia la stessa cosa tagliare del 40% lo stipendio ad un giocatore di A e ad uno di C."
Come stai affrontando questo periodo di quarantena?
"Io continuo ad allenarmi, non ho mai smesso di farlo e diventa anche uno sfogo. Negli anni ho sempre comprato qualche attrezzo e ora ho praticamente una palestra a casa. Ho i miei dubbi che si possa ricominciare a giocare nella categoria dove sto giocando ora, però bisogna farsi trovare pronti a livello fisico. Naturalmente non è la stessa cosa lavorare da solo e farlo in gruppo, inoltre manca la partita domenicale e la vita nello spogliatoio ma purtroppo questa pandemia ha tolto la libertà a tutti, non soltanto ai calciatori."
Quali sono stati i momenti più importanti della tua carriera?
"Sono abituato a pensare e riflettere molto quando sono da solo e ho pensato a tutto ciò che ho fatto in carriera e ciò che dovrò fare in futuro. Se ripenso ad una cosa bella da calciatore, dico la partita Lecce-Inter che vincemmo 1-0. La cosa brutta che mi ha segnato, invece, è stata la finale playoff persa con il Carpi, sempre quando giocavo a Lecce. Anche le sconfitte fanno parte della vita di un giocatore e sono quelle che mi hanno aiutato a crescere. Sono rimasto fermo due anni e ho ricominciato a giocare pochi mesi fa, ora non nascondo di essere ad un bivio e sto valutando se continuare a giocare o intraprendere la carriera di allenatore."
Cosa ne pensi della stagione dell'Arezzo, tua ex squadra?
"L'Arezzo ha fatto un campionato altalenante ma penso che sia normale, avendo cambiato allenatore e tanti giocatori. È una cosa naturale perché tutte le stagioni non sono uguali e comunque credo che il rendimento sia in linea con il valore della squadra. Peccato che non abbiano avuto la possibilità di dimostrare il proprio valore perché mancano tantissime partite e l'Arezzo ne ha giocate anche meno rispetto ad altre."


