INTERVISTA TC - Maurizi: "Allenatori ultima ruota del carro nel calcio"
Dopo oltre un decennio sulle panchine delle squadre di Serie C, Agenore Maurizi ha accettato lo scorso ottobre di scendere in D per guidare il Latina, al posto di Raffaele Di Napoli. Il tecnico di Colleferro ha analizzato la difficile situazione del calcio italiano ai microfoni di TuttoC.com.
Riprendere a giocare è possibile oppure è un'utopia?
"La cosa più importante in questo momento è uscire dall'emergenza e mi sembra che ancora siamo lontani dalla normalità. Parlare di ripresa in questa fase mi sembra un po'avventato. Da allenatore dico che è giusto riprendere e far finire i campionati sul campo, ma la decisione è difficile perché si rischia di accavallare due stagioni. La situazione lascia tutti pieni di dubbi perché non siamo né politici né medici e possiamo soltanto attenerci alle decisioni di chi sta più in alto."
Da allenatore, che cosa ne pensi del taglio degli stipendi?
"Non credo sia giusto tagliare gli stipendi. Il problema è alla base, Serie C e D devono essere riformate e si deve tagliare il costo del lavoro. Quest'anno, da quando alleno, ho visto che per la prima volta in C non ci sono stati problemi con gli adempimenti contrattuali ai giocatori e anche in Serie D la situazione è stata meno problematica che in passato grazie al lavoro che hanno svolto Ghirelli e Barbiero. Ribadisco, però, che la riforma principale deve essere quella che abbatte il costo del lavoro per far sì che i tesserati non vadano a gravare troppo sulle casse della società. Vedremo se sulla questione dei tagli si troverà un accordo collettivo, io credo che se si dovesse finire la stagione sarebbe giusto pagare, in caso contrario bisogna trovare una soluzione. L'unico modo per far sì che non ci rimettano né le società che i tesserati è far finire i campionati sul campo".
Se dovesse finire il campionato, sarebbe giusto promuovere Monza, Reggina e Vicenza?
"Per quello che hanno fatto vedere fino ad ora, direi di sì, soprattutto Monza e Reggina. Il girone B è ancora aperto e la Reggiana non è troppo distante dal Vicenza. Non è facile mettersi nei panni di chi deve decidere perché qualsiasi scelta scontenterà qualcuno."
Quali riforme si devono attuare in Serie C?
"In questi anni da allenatore in Serie C io non mi sono mai sentito tutelato come allenatore. Ho visto tante cose che non vanno bene, per i tecnici è una vera e propria giungla, siamo tantissimi e rappresentiamo l'anello debole del calcio e come tale veniamo trattati a meno che non arriviamo in Serie A. Io credo che la riforma debba garantire soprattutto che ci siano più posti di lavoro con una contribuzione certa e lo stesso vale anche per la D perché è un campionato ben gestito ma l'aspetto contributivo va riformato. Non si può allenare o giocare tanti anni e poi non avere una pensione".
Chi ti ha impressionato di più tra i giocatori di Serie C e non solo quest'anno?
"L'elenco è molto lungo, tra quelli che ho allenato quest'anno dico Teraschi, un centrocampista del 2001, Tinti che è un terzino del '99 e Cardella, un attaccante del '94. Sono sicuro che di loro si parlerà anche in futuro. In Serie C ci sono tanti giocatori che mi hanno impressionato positivamente, tra i giovani cito Gori dell'Arezzo, Volpe della Viterbese e Piacentini del Teramo. Tra quelli non più giovanissimo meritano sicuramente una menzione Celli e Partipilo della Ternana, Ioime e Ricci del Potenza ma anche Barbuti del Fano, Di Paolantonio dell'Avellino, Infantino della Carrarese e De Grazia del Modena, solo per citarne alcuni."


