INTERVISTA TC - Caira: "La C così com'è non ha senso di esistere"
Stefano Caira, ex dirigente della Lupa Roma e della Maceratese, ha affrontato ai microfoni di TuttoC.com gli argomenti caldi della Serie C:
Cosa pensa della riforma della Serie C?
"Anni fa scrissi una tesi nella quale teorizzavo una Serie A a 18/20 squadre, una B con due gironi da 16/18 squadre e una Serie C di "servizio" alle categorie superiori. Con uno o due gironi. Categoria che sia fatta da ragazzi Under 23. A quell'età se sei un giocatore valido sali di categoria, altrimenti ci sono i Dilettanti, campionati bellissimi e organizzati benissimo e vai a giocare lì. Questo è il concetto, poi ci sono le eccezioni, ma generalmente un ragazzo di categoria a 23 anni sta già in un giro di prima squadra di A o B. Statisticamente è così. Le eccezioni sono poche, per esempio Torricelli, pescato dai Dilettanti a 25 anni. Se si fa una statistica su mille giocatori è la regola. Chiedendo delle sponsorizzazioni ai club di categoria superiore, si possono finanziare quelli di C, farci giocare i ragazzi e creare quindi un vaso comunicante continuo con le squadre di A e di B. La Serie C ormai al di là di qualche eccezione è un mondo dove succede di tutto. Se si vuole dare un senso a questa categoria, che non ha motivo di esistere così come è fatta, e non mi vergogno a dirlo... perché ci sono presidenti costretti a tirare fuori non meno di due milioni l'anno, e parlo di una squadra di media classifica, per stare appena sopra ai playout e cercare di entrare nei playoff. Dopo tutto quello che è successo i presidenti metteranno i soldi delle loro aziende nel calcio, non avendo un campionato che possa dare loro soddisfazioni? O che possa crescere un ragazzo che poi andrà in Serie A? Quanti giocatori di C sono arrivati in A?".
Quindi la proposta dei due gironi di B è una soluzione auspicabile?
"Sì, per inserire in B quelle sette, otto squadre di C di capoluoghi importanti. La cernita andrebbe fatta per bilanci seri. Perché un club di C che spende 10 o 15 milioni per vincere è giusto che vada in B".
E l'esperienza di Rieti come la valuta nell'ottica di questa di Serie C?
"Ho avuto diverse esperie di C, Lupa Roma, Maceratese. Conoscendo tanti addetti ai lavori, presidenti e situazioni. Alla Lupa Roma ho lavorato due anni con un presidente serio, che voleva fare le cose per bene, cercando in tutti i modi di restare nei parametri richiesti. E ci ha rimesso l'azienda, ha portato i libri in tribunale. A Macerata è successo di tutto e di più. Non dico il pregresso, ma quando è subentrato questo presidente italo-svizzero che ci ha preso per i fondelli a tutti, a me per primo. A Rieti non ho neanche iniziato perché ho litigato subito col presidente e con l'amministratore delegato. Mi hanno mandato avanti per fare un certo tipo di lavoro, avevo contattato un allenatore e club di Serie A per mettere in pratica un progetto serio per fare le cose per bene. Arrivo a Rieti dopo due giorni e trovo un allenatore portoghese, al che la mattina stessa ho salutato e me ne sono andato a casa".


