La domenica di Play off & Play out Lega Pro: uno schiaffo al calcio scommesse
Domeniche come queste riconciliano con il calcio. E' stata una di quelle giornate che rimarrà alla storia degli appassionati in generale. Nessuno si è risparmiato, tutti hanno dato tutto e chi ha deciso, nonostante lo scandalo scommesse, di entrare in uno stadio, ha fatto la scelta migliore. La "zona cesarini" ha sconvolto certezze ormai acquisite. C'è chi ha gioito e chi ora piange perchè ha visto tutto naufragare quando sembrava che il più era fatto. Noi ci sentiamo di ringraziare tutte le squadre che hanno dato vita a questa domenica appassionante. Grazie di cuore da chi vuole solo il bene del calcio.
Girone A:
Le semifinali di ritorno vedevano il Sorrento e la Salernitana partire svantaggiate dopo la sconfitta in quel di Verona per i rossoneri e il pari interno della truppa di Breda contro l'Alessandria.
In settimana avevamo pungolato ben bene Carrus e il fantasista di Cagliari ha risposto da par suo sul campo. Breda ha cercato di non forzarlo troppo durante gli allenamenti in settimana a causa di un infortunio al piede che gli provocava fastidio anche nei movimenti basilari. Nelle ultime ore era girata la voce che Carrus dovesse dare forfait. Breda non lo rischia dall'inizio e la manovra ne risente; la Salernitana ad doveva solo vincere se voleva andare in finale, tutti gli altri risultati avrebbero condannato i granata all'eliminazione.
Grigi che partivano forte mettendo la Salernitana all'angolo. La difesa ospite, più attenta che all'andata, ha sempre trovato il bandolo della matassa. Gli ospiti cercavano in tutti i modi di partire di rimessa per sfruttare la velocità di Ragusa e Fabinho, innescati da Carcuro. Quando la velocità non sortiva gli effetti sperati, si provava a lanciare in area palloni invitanti per la testa di Fava. Le squadre in campo sentivano l'importanza della posta in palio che poteva anche essere un salvacondotto per il futuro prossimo in caso di promozione in B. I primi 45 minuti si chiudevano sullo 0-0. Lo spettro di un altro anno di Prima Divisione negli occhi dei tifosi granata era vissuto come un incubo da esorcizzare tifando ancora di più i propri beniamini.
La cosa diveniva ancora più reale quando Martini insaccava alle spalle di Caglioni la palla del vantaggio grigio che mandava la curva alessandrina in visibilio. Ma è proprio nei momenti di difficoltà che esce fuori il talento che nei momenti positivi quasi rimane sopito. Carrus, entrato in campo da poco al posto di Carcuro, decide di prendersi in spalla la squadra e prima con un rigore (molto contestato) poi con un diagonale, ribaltava il risultato mandando in delirio i circa 2000 tifosi arrivati da Salerno. L'Alessandria, nel frattempo rimasto in 10 per l'espulsione di Romeo, perde lo smalto e l'incisività e nel recupero il brasiliano Fabinho regala alla Salernitana la certezza della finale. Per l'Alessandria la sconfitta è un brutto segno e dispiace che un uomo di sport come Sarri inputi la sconfitta a delle decisioni arbitrali. L'Alessandria lascia i play off a testa alta e la città intera deve essere orgogliosa di un gruppo che dinanzi a mille e più difficoltà non si è mai disunito, anzi ha triplicato le forze e ha raggiunto un play off contro tutto e tutti, arrivando terzo. Nessuno avrebbe scommesso un soldo bucato a Dicembre, conoscendo la situazione dei grigi, che a Giugno si sarebbero giocati la finale per andare in B. Questo deve essere un primo mattone per costruire l'Alessandria del domani. Sempre se un domani ci sarà.
I granata di Breda se la vedranno in finale contro il Verona. Una finale che promette scintille e spettacolo. Non si poteva chiedere di meglio.
Un bel Verona ha saputo tenere botta ad un Sorrento volitivo. Rossoneri che avevano bisogno di due reti, senza subirne, per arrivare in finale. Per farlo dovevano aggredire fin dall'inizio le fonti di gioco degli scaligeri. Questo aveva chiesto Simonelli alla sua squadre. E l'inizio era anche ottimo, perchè De Giosa, dopo neanche dieci minuti di gioco, faceva secco Rafael e dava l'impressione che l'impresa fosse più semplice di quel che potesse sembrare. Il Sorrento però non faceva i conti con un Verona schierato in campo da Mandorlini in maniera impeccabile. Salivano in cattedra Hallfredsson e Russo che davano geometrie giuste alla manovra ospite.
Generoso Rossi era chiamato a fare gli straordinari dinanzi ad un Ferrari che questa volta lo ha graziato parecchie volte. Non subiva lo stesso trattamento da Berrettoni, servito da Ferrari, molto più utile nel ruolo di assist man, con un tiro preciso beffava Rossi e il Sorrento tutto. Nella ripresa la squadra di Simonelli le provava tutte ma ormai mancava la lucidità per segnare ancora. Bonvissuto ha avuto un paio di occasioni per riaprire il discorso qualificazione ma anche stavolta ha mancato all'appuntamento con il gol. L'assenza di Paulinho, inutile dirlo, si è sentita parecchio ed è un vero peccato che il brasiliano, autentico protagonista della stagione del Sorrento, abbia dovuto soffrire in tribuna. Nella città dei limoni ora è il momento della riflessione. La squadra c'è, l'allenatore è ottimo, con un paio di innesti mirati, anche in preparazione di un probabile addio di Paulinho (le sirene della B sono molto forti), la squadra può togliersi molte soddisfazioni anche nella prossima stagione.
Il Monza e il Sud Tirol abbandonano la Prima Divisione. I brianzoli ce la mettono tutta ma il Pergocrema, forte del vantaggio di essere arrivato sopra di loro in classifica, ha avuto ragione e adesso la società gialloblù può preparare al meglio la prossima stagione, partendo proprio dalla panchina, visto che Maurizi è diretto, a detta di molti, sulla panchina del Frosinone. Decide la partita, bella nonostante la tensione altissima, un gol di Galli nel primo tempo. Motta ha provato a fare il miracolo, ma già che è arrivato ai play out ha fatto davvero qualcosa di insperato. Se fosse arrivato prima le cose sarebbero andate diversamente. Forse. C'è da ripartire da subito, leccandosi le ferite e facendo tesoro dei tanti errori che la squadra e la dirigenza hanno compiuto.
Il Sud Tirol dopo essere andato sotto con il gol di Sabato, trova subito il pareggio con Albanese. Quando ormai tutto lasciava presagire una retrocessione quasi certa del Ravenna, il portiere del Sud Tirol, Zomer, non trovava di meglio che spintonare Lapadula. Rigore ed espulsione, con gli altoatesini che avevano già effettuato le tre sostituzioni regolamentari. Dal dischetto Vincenzo Chianese si trovava davanti a lui Cascone. Nulla da fare, con il bomber romagnolo che festeggiava con il gruppo una salvezza a cui ormai credevano davvero in pochi. Salutiamo con simpatia il SudTirol e auguriamo loro una pronta risalita in Prima Divisione. L'errore madornale di licenziare Sebastiani è stato pagato molto caro.
Girone B:
Protagonista assoluta della giornata in questo girone è stata la zona cesarini. Quello che non è successo in un intero campionato è avvenuto nei minuti finali. Questo, lasciatecelo dire, è uno "schiaffo" morale enorme a chi ha cercato di infangare questo sistema, che avrà mille pecche, ma quando capitano domeniche in cui tutto si decide in pochi secondi, dimostra che è sano e solo pochi elementi vorrebbero rovinarlo. Gli anticorpi ci sono e basta non vivere di omertà per sconfiggerli sul nascere.
A Benevento i sanniti erano impegnati contro i cugini della Juve Stabia. La sconfitta dell'andata andava rimediata con una vittoria con qualsiasi risultato. La partenza dei padroni di casa faceva ben sperare anche se le occasioni erano più confusionarie che altro. Corona aveva sul piede la palla del ko ma la sprecava malamente calciando fuori, solo davanti a Baican.
I locali si scrollavano di dosso la tensione e con Evacuo, di testa, passavano in vantaggio. Bello davvero il gol della punta giallorossa che faceva impazzire di gioia lo stadio. Adesso c'era da cercare il gol del 2-0, così da tramortire sul nascere la reazione delle vespe. Pacciardi nella ripresa sugli sviluppi di un calcio piazzato commette un evidente fallo da rigore. Espulsione per lui. Dal dischetto Tarantino fa secco Baican. Da quel momento è un assedio, molto sconclusionato dei padroni di casa, che hanno sui piedi di Bueno al 95° il pallone della vittoria, ma il giocatore sannita spreca in maniera clamorosa. Per il Benevento è l'ennesima delusione nei play off. E' un tabù che non riescono a sconfiggere. Nelle ultime tre stagioni ogni volta partivano con i favori del pronostico, ogni volta quando erano sul più bello, ecco che gli altri, sempre al "Santa Colomba" festeggiavano la promozione, il Crotone, la finale la Juve Stabia.
Se la società dei Vigorito vorrà ancora continuare a investire nel calcio, su questo non abbiamo dubbi, dovrà farlo partendo da un punto fermo: Galderisi. Il suo arrivo (in sostituzione di Cuttone) ha dato quella stabilità che serve per poter costruire una squadra che sia capace di battersi, non per arrivare ogni volta dietro la prima della classe, per vincere il campionato.
La Juve Stabia si coccola questo gruppo eccezionale che dinanzi alle tante difficoltà di una stagione logorante, ha saputo trovare la forza per issarsi fino a 180 minuti dalla B. Giusto premio anche per un tecnico navigato come Braglia, conoscitore come pochi di queste categorie.
Sarà l'Atletico Roma a contendere alla Juve Stabia il posto per la B. Comunque vada sarà una sorpresa ad andare in B.
I romani devono ringraziare Padella, un difensore, se ora sono in finale. Il Taranto, dopo aver perso 1-0 allo "Iacovone" si giocava tutta la stagione in una sola partita. Dentro o fuori, così ha caricato i suoi Dionigi. Ed il Taranto ha interpretato al meglio la partita. Conduzione di gara perfetta, giocando in maniera diametralmente opposta a otto giorni fa. Il gol di Prosperi faceva sognare i circa quattromila tifosi rossoblù che hanno invaso in maniera pacifica la capitale per accarezzare un sogno. I pugliesi menavano le danze e arrivava anche il gol del 2-0 con Di Deo. Tutto lasciava presagire che il Taranto avesse la partita in pugno, però mentre Dionigi si muoveva nella sua area di competenza come un tarantolato, sull'altra sponda, Chiappara rimaneva inflessibile e sostituiva Babù con Mazzeo. La mossa sortiva i frutti sperati e la punta segnava il gol che capovolgeva il discorso qualificazione verso i romani. Il Taranto non poteva accettare una beffa simile e con un gran gol di Guazzo si riportava avanti di 2 gol, quelli necessari per arrivare in finale. Ormai si aspettava solo il recupero con i tifosi tarantini che sentivano la finale come una cosa certa. Da un cross dalla sinistra, un liscio della difesa jonica permetteva a Padella di inserirsi e di colpire al volo battendo Bremec. Una delusione cocente per il Taranto, arrivata quando ormai si stava per arrivare al 90°. Nei rimanenti cinque minuti non accade più nulla di particolare e l'Atletico Roma festeggiava una finale insperata. In pochi istanti si è consumato il doppio volto del calcio. Bellissimo per chi ormai non ci credeva più. Drammatico e crudele come sa essere un pallone calciato nella porta della squadra che tu ami.
Sul versante play out, il tutto si può riassumere con la lotta sempre avvincente tra Davide e Golia. I responsi di Cosenza e Terni ci fanno dire che Davide ha battuto Golia 2-0.
Anche in queste partite hanno la meglio i minuti di recupero. La Ternana con Sinigaglia aveva segnato il gol che gli avrebbe permesso di rimanere in Prima Divisione. Qui come sugli altri campi si giocavano i minuti di recupero e La Mantia mandava in paradiso il Foligno e faceva retrocedere le fere. Per la Ternana una retrocessione troppo brutta per essere vera. Partita con ben altre ambizioni, nessuno avrebbe pensato che ad un certo punto si sarebbe ritrovata a giocarsi la permanenza in Prima Divisione. La società ha cercato, in maniera confusa, di rimediare agli errori acquistando attaccanti che potessero sopperire al dramma del gol che ha attanagliato la Ternana per tutta la stagione. Non sono serviti a nulla. La prossima stagione si riparte dalla Seconda Divisione. In prospettiva c'è un altro derby, quello più sentito: contro il Perugia.
Al "San Vito" Scienza compie il capolavoro della sua carriera di allenatore. Contro ogni pronostico l'allenatore riesce a salvare il Viareggio. Non solo i toscani si salvano, ma si prendono anche la briga di vincere nel recupero, giusto per non andare contro corrente in una domenica simile, con Pizza, che batte Marino e condanna il Cosenza alla retrocessione. Per i silani vale lo stesso discorso fatto per la Ternana. Addirittura il Cosenza era dato tra le favorite per la vittoria finale del campionato. La partenza, con Stringara in panchina, lasciava presagire una stagione degna del blasone dei calabresi. Man mano che le domeniche passavano, in società succedeva di tutto, il Cosenza si è trovato a combattere sul campo per rimanere in Prima Divisione senza passare dai play out e fuori contro un ambiente che non perdonava la scelta dei giocatori di non ridursi gli ingaggi per evitare un altro fallimento. Giocare in queste condizioni diventava sempre più difficile e a lungo andare i risultati sul campo hanno iniziato a venire meno. Ora si dovrebbe, il condizionale è d'obbligo, ripartire dalla Seconda Divisione. Una città come Cosenza merita rispetto. Chi ha intenzioni serie, si faccia avanti.
2^ Divisione: le Finali:
Due derby su tre, nelle finali dei gironi di Seconda Divisione. Nel girone A si incontravano allo "Speroni" la Pro Patria, uscita vincitrice dalla semifinale contro la Pro Vercelli (5-2 interno e sconfitta per 2-0 al ritorno), contro la Feralpi Salò, vincente contro il Renate (1-1 a Meda e vittoria con gol di Quarenghi in casa).
Rastelli ha studiato a fondo la squadra bustocca, soprattutto per evitare di commettere gli errori della Pro Vercelli. Partita giudiziosa dei bresciani, giocando un calcio meritevole di considerazione. La calma dei forti si dice in questi casi. I bresciani non sentono il peso della partita e il merito va dato ad un allenatore, Rastelli appunto, che ha saputo plasmare un gruppo a sua immagine e somiglianza. La Pro Patria sbatte contro un muro di gomma e l'assenza di Pacilli (oltre ad Anania e Calzi) si sente in maniera particolare. La squadra di Novelli va anche in vantaggio con un gran tiro di Benedetti, appena deviato da Bracaletti, ma non ha neanche il tempo di gioire che subito subisce il gol del pareggio ad opera dell'esperto giocatore della squadra ospite. Il tiro di Bracaletti batte Andreoletti e permette alla Feralpi di tornare a giocare in modo tale da non permettere alla Pro Patria di sciorinare il suo gioco fatto di azioni veloci. I bustocchi sapevano di giocarsi moltissimo già da questa partita di andata, ma nonostante ci provi, non le riesce di espugnare il bunker ospite. L'occasione ci sarebbe, ma Serafini, a circa un quarto d'ora dalla fine, dal dischetto colpisce la traversa. Le finali vivono anche di episodi e questo nell'ottica dei 180 minuti può essere l'errore decisivo. La Feralpi adesso non deve commettere l'errore di sentirsi già promossa. Per chi non è abituato a certi palcoscenici, un po panico è più che normale.
Il Prato, reduce dalla sfida contro L'Aquila vinta al 97° grazie a Varutti, ospitava la favorita del girone, la Carrarese. Quest'ultima in semifinale ha eliminato, non senza patemi d'animo, il San Marino. Questo era il dilemma che ci siamo posti in sede di presentazione della partita contro i cugini del Prato.
Gli apuani hanno dimostrato contro la squadra dei titani, di sentire quasi come un peso il ruolo di super favorita per i play off. Monaco si rende conto che la sua squadra non sta giocando come vorrebbe e la sconfitta in questa finale di andata è un'altra sirena che suona nell'ambiente gialloblù. L'autorete di Benassi è la conferma di un malessere che deve scomparire domenica se si vuole puntare alla promozione in Prima. La rete di vantaggio permetterà al Prato di giocare di rimessa e la Carrarese, che riavrà Gaeta dopo aver scontato il turno di squalifica, dovrà giocare in maniera opposta. Sono novanta minuti e sono quelli più importanti.
L'Avellino, in un "Partenio" sempre più affamato di grande calcio batte il Trapani. Vittoria cercata e tenacemente voluta dagli irpini. Avellino in vantaggio con Millesi a fine primo tempo. Nella ripresa Filippi (mancherà domenica per squalifica) pareggiava dagli 11 metri. Il pareggio più che demoralizzare l'Avellino, lo rendeva ancora più cattivo, fino al punto di trovare nuovamente il gol del definitivo vantaggio con Acoglanis. Abbiamo visto un bel Trapani che non ha saputo sfruttare appieno un paio di occasioni quando ancora si era fermi sul punteggio di parità. L'Avellino ha peccato di troppa sicurezza in fase difensiva, questa, una pecca che si porta dietro da parecchio tempo. Giocare domenica in Sicilia in questo modo significa concedere al Trapani l'opportunità di fare la partita.


