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INTERVISTA TC - Pergolettese, Lucchini: "Essere stato calciatore aiuta"TUTTOmercatoWEB
Mister Lucchini
© foto di Luca Marchesini/TuttoLegaPro.com
giovedì 16 dicembre 2021, 07:30Interviste TC
di Stefano Scarpetti
per Tuttoc.com

INTERVISTA TC - Pergolettese, Lucchini: "Essere stato calciatore aiuta"

Alla sua prima esperienza su una panchina professionistica dopo una trafila nel settore giovanile della Cremonese, Stefano Lucchini sta guidando la Pergolettese, formazione impegnata nel girone A di serie C. Dopo un inizio tra alti e bassi la squadra sta trovando la sua quadratura, domenica ha superato tra le mura amiche - a sorpresa il Renate- il tecnico ne ha parlato ai microfoni di Tuttoc.com.

Mister domenica avete fermato una delle Big del campionato, il Renate solo in due occasioni non aveva segnato nel girone d'andata: quali sono stati gli ingredienti per sconfiggere la compagine nerazzurra?

"Abbiamo fatto una ottima partita al cospetto di una squadra forte, la migliore in fase realizzativa nel nostro girone. Abbiamo cambiato qualcosa a livello difensivo, sorprendendo probabilmente i nostri avversari. Reattivi quando il Renate ha cambiato rimettendoci nel nostro consueto sistema di gioco, siamo stati bravi a concretizzare l'occasione sfruttando un loro errore, credo si sia trattato di un successo meritato per come i ragazzi hanno interpretato la gara".

Nella prima parte del campionato avete incontrato delle difficoltà, più volte la sua permenenza sulla panchina è stata in bilico ma ogni volta la squadra ha sempre risposto in maniera egregia. Possiamo dire che il gruppo è dalla sua parte?

"Abbiamo iniziato il campionato giocando molto bene al calcio, purtroppo la prestazione non ha coinciso con risultati positivi facendo perdere fiducia ad un gruppo come il nostro. Quindi siamo andati incontro a prestazioni altalenanti, da brutte sconfitte siamo passati a successi per certi versi sorprendenti contro Pro Vercelli, AlbinoLeffe e Lecco squadre costruite per centrare i playoff. E' normale nel nostro mondo che quando le cose non vanno benissimo il maggiore responsabile è l'allenatore, ho la fortuna di avere dei ragazzi che hanno dimostrato di essere dalla mia parte anche sotto il punto di vista degli allenamenti. Questa è la miglior risposta, quando i giocatori si legano al suo allenatore e lo seguono credo sia l'arma per uscire da situazioni complicate e delicate".

Lei viene dal settore giovanile della Cremonese, quali sono le principali differenze a suo avviso tra allenare i giovani e una prima squadra in serie C?

"Ho avuto questa fortuna avendo la possibilità di crescere lentamente, con i giovani devi lavorare a 360°. Tutti hanno bisogno di crescere mentalmente, a livello caratteriale, fisica, tattica. Per quanto riguarda la prima squadra devi relazionarti in maniera diversa: il giovane deve crescere, quello più esperto deve migliorare a livello caratteriale, devi lavorare singolarmente oltre al gruppo cercando di limitare le lacune. Altra cosa, nel settore giovanile si guarda alla crescita del calciatore, nella prima squadra l'obiettivo è avere giocatore pronto per ottenere i risultati".

E' un vantaggio o meno allenare per chi ha fatto il calciatore?

"Spesso vedo situazioni vissute da calciatore, quindi riesco ad entrare rapidamente.perchè l'allenatore che ho avuto quando ero da giocatore era entrato in un certo modo. Da dentro lo spogliatoio avevo delle risposte e le ripropongo all'interno del mio lavoro, credo sia una fortuna. Poi ci sono anche allenatori molto preparati in grado di risolvere la situazioni pur non avendo giocato ad alti livelli".

Il girone A è caratterizzato da molto equilibrio, c'è poca differenza di punti tra la zona playoff e playout, questo vi induce ad affrontare tutte le partite con una attenzione particolare?

"La classifica a parte le prime quattro o cinque è sicuramente molto corta, questo deve convincerci a tenere altissima la tensione. Con un successo ti ritrovi nella zona playoff mentre con una sconfitta ti ritrovi in zona playout, quindi siamo chiamati ad affrontare tutte le partite con la massima attenzione".

Siete stati i primi in Lombardia a vivere in prima persona l'esperienza della pandemia, questo porta a vivere adesso il calcio in maniera diversa?

"Sicuramente la pandemia ci ha segnato e ce la porteremo dentro per tutta la vita. Il calcio fa parte di uno sport dà la possibilità di divertirsi, facendolo come lavoro non riesco a prenderlo alla leggera, sono uno che ci tiene do il massimo per ottenere i risultati".

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