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ESCLUSIVA TLP - Vi raccontiamo il dramma del Savona, visto dagli occhi di CavaliereTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca
domenica 4 dicembre 2011, 21:30Interviste TC
di Daniele Mosconi
per Tuttoc.com

ESCLUSIVA TLP - Vi raccontiamo il dramma del Savona, visto dagli occhi di Cavaliere

Abbiamo avuto modo di parlare a lungo con Salvatore Cavaliere, Team Manager del Savona. Uomini come lui nel mondo del calcio ne sono rimasti pochi. Ed anche per questo che questo sistema va a rotoli.

A Savona ormai si vive alla giornata. Dai progetti di campionati di vertice, si è passati ad un molto probabile arrivo dei libri in tribunale. Nei giorni scorsi abbiamo avuto modo di parlare a lungo con uno dei pochi riferimenti rimasti della società ligure, Salvatore Cavaliere. Prima di raccontarvi cosa ci siamo detti, vogliamo dirvi una cosa che ci ha colpito delle sue parole. In lui abbiamo rivisto il calcio di una volta; la dignità con cui stanno vivendo lui e la squadra, questa situazione, lo fa diventare ancora più umano rispetto alle frasi retoriche che si sentono ogni giorno nelle tv italiane, criptate e non. Spesso ci si sofferma a vedere i giocatori e chi gli gira intorno come se fossero quasi dei semidei. Invece nell'uomo Salvatore Cavaliere, all'infuori quindi dal suo ruolo, abbiamo trovato gentilezza e soprattutto una dignità che ci ha fatto quasi commuovere.

Salvatore Cavaliere, nasce "professionalmente" nella Loanese, squadra di Loano a circa 40 km da Savona. Lui di mestiere si occupa di navi, ha un'azienda che lavora nel porto di Genova, quindi lui al Savona ci lavora "per puro diletto, senza intascare un solo centesimo". Ci tiene a precisarlo questo. 54 anni, interista di cuore, savonese di adozione. Ha dato tanto al Savona. Sono più di dieci anni che ci lavora. La prima partita di calcio che ha visto era  proprio del Savona, accompagnato dal padre, aveva sei anni. Gli si spezza un po la voce quando parla di questa esperienza.

Dopo i convenevoli, non per niente banali, si passa a parlare del Savona. La sua voce si fa seria. L'uomo lascia spazio al cuore e alla passione. Ci racconta di come la tifoseria sta finanziando la squadra, aiutandola ad andare avanti, nonostante le tantissime difficoltà. Un'esperienza che hanno vissuto anche la scorsa stagione i giocatori della Pro Patria. A Savona il Savona è più della squadra della città. E' qualcosa di inspiegabile per chi non lo vive.

Parlando, le sue parole si fanno sempre più gelide, specie quando ci dice: "speriamo che entro mercoledì si portino i libri in tribunale, perchè altrimenti credo che la storia del Savona finisce qui". Sentiamo che gli manca il fiato quando pronuncia queste ultime parole.

Il loro dramma si amplifica sempre più, quando ci dice "noi lavoriamo senza punti di riferimento. Tutto ciò che ci accade, avviene sopra le nostre teste. Siamo spaesati, perchè una società che si rispetti non dovrebbe far accadere queste cose". Il suo è un grido di dolore in cerca di persone che possano mettere mano, non tanto al portafogli, ma al cuore. Continuando la chiacchierata, l'eldorado del calcio che ci raccontano le tv, svanisce come d'incanto e lascia spazio alle sensazioni di delusione e rabbia.

Stati d'animo che diventano quasi sconforto, quando ci racconta i momenti terribili che stanno vivendo i giocatori. Tutti, dai più giovani ai più vecchi, ancora non hanno percepito un solo stipendio. Da Maggio ad oggi lavorano quasi come se fosse un hobby la loro professione. Lui ci tiene a difendere a spada tratta questi uomini, che ormai sono quasi come dei figli adottivi. Con la stessa indignazione che sale, ci parla di come si sostengono i "suoi" ragazzi (li chiama così ndr): "purtroppo non percependo stipendi, hanno anche difficoltà nelle cose più elementari, come pagare bollette e da mangiare. Per fortuna a pranzo riescono a mangiare in un dopo lavoro ferroviario gestito da due ex giocatori del Savona che ci danno una grande mano. La sera si arrangiano alla meglio".

Una sensazione di smarrimento ci assale. Non ci sembra quasi vero ascoltare queste parole. Lui si accorge del nostro, come chiamarlo, imbarazzo. Ci sentiamo quasi inadeguati. Lui ci tranquillizza dicendo che purtroppo è tutto vero, la situazione è quella che ci sta raccontando. La sensazione rimane, ma le sue parole ci aiutano a salutarlo. Salvatore Cavaliere, persona straordinaria che non farà parte del calcio come tanti, ma ha un cuore come pochi.

P.S. -  In settimana, prima di contattarlo, abbiamo parlato con Enrico Chiarini, che ora milita nel Fondi calcio, nel girone B di seconda divisione. Questi ha giocato nel Savona. Ci ha raccontato la sua esperienza nella città ligure. L'amore folle della tifoseria nei confronti della squadra. Ci ha raccontato di quando sono andati a giocare a Sacile, contro la Sacilese. Quasi 7 ore di viaggio. A seguirli c'erano qualcosa come 200 tifosi. Cose che lui non dimenticherà mai. Gli parliamo di Salvatore Cavaliere. Al ragazzo brillano gli occhi come mai gli era capitato durante la chiacchierata fatta. Ci chiede di salutarlo se lo sentiamo.

Con Cavaliere riusciamo a trovare uno spiraglio per dargli i saluti di Chiarini. In quel momento Salvatore Cavaliere rompe la voce, l'emozione mista a commozione lo assale "Oh Enrico (qui quasi si commuove ndr). Ragazzo straordinario come pochi".

Siamo stati in silenzio per vivere quel momento di felicità che quel saluto gli ha dato. Lo abbiamo condiviso come la sua dignità con cui ci ha parlato del dramma del Savona. Con la stessa emozione e serenità con cui abbiamo scritto questo pezzo, vogliamo gridare che Savona potrà morire come squadra, ma il cuore del Savona non morirà mai.

Ed una tantum, fateci essere un po di parte: Forza vecchio cuore biancoblù.

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