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Per il bene del Toro giochi chi ne ha le capacità, per gli altri c’è la panchina

Le gerarchie all’interno di una squadra sono sempre cosa delicata, ma per raggiungere risultati e obiettivi servono giocatori di qualità e carattere.
18.09.2019 17:30 di Elena Rossin    per torinogranata.it   articolo letto 314 volte
Fonte: Elena Rossin
Per il bene del Toro giochi chi ne ha le capacità, per gli altri c’è la panchina
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

La sconfitta con il Lecce anche a distanza di due giorni continua a far   arrabbiare chi ha veramente a cuore il Toro perché è un déjà vu che come un incubo puntualmente fa naufragare i sogni di gloria. Infatti, tutte le volte che il Torino vincendo potrebbe raggiungere una posizione di classifica vantaggiosa perde e per di più lo fa con squadre alla portata. E il Lecce era eccome alla portata: neo promosso, con un buon numero di nuovi giocatori alcuni arrivati a ridosso della chiusura del mercato, con calciatori anche importanti infortunati o non ancora in ottimali condizioni di forma. La rabbia è giustificata perché il Torino se avesse vinto si sarebbe trovato al primo posto insieme all’Inter e, soprattutto, non avrebbe lasciato tre punti per strada.

La partita sarà anche stata influenzata da episodi che lasciano dubbi sulle interpretazioni e conseguenti decisioni dell’arbitro anche dopo averli visti e rivisti - il gol annullato per fuorigioco a Belotti smarcato da Zaza e con il pallone che era arrivato al “Gallo” dopo che era stato toccato da un giocatore del Lecce e il rigore negato nei minuti di recupero a Belotti trattenuto in area da Rigoni -, ma resta il fatto che i granata abbiano disputato una delle più brutte partite degli ultimi mesi. Ed è qui che sorgono gli interrogativi sul reale valore di alcuni giocatori che hanno alle volte la capacità di effettuare giocare anche pregevoli, ma che commettono troppo spesso errori sia di gioco, passaggi sbagliati, tempi d’intervento scorretti, sia sull’interpretazione della partita, sottovalutazione dell’avversario, presunzione che porta a pensare che tanto qualcuno impedirà che il gol lo si subisca e che prima o poi una rete la si riuscirà a segnare. Immaturità e qualche deficit d’ambizione.

Mazzarri, come ogni allenatore, ha il suo metodo per gestire lo spogliatoio. Le gerarchie dipendono da chi dimostra impegno e ha capacità prima in allenamento e poi in partita e dal tempo che è nel gruppo, oltre ovviamente alla forma fisica. Tutto condivisibile. Però, questo non sempre porta ad ottenere i risultati sperati. L’allenatore deve fare i conti con il materiale umano che ha a disposizione, ma alle volte una scossa la si potrebbe dare anche optando per scelte che rompono la consuetudine. Le doti tecniche se di buon livello possono produrre giocate vincenti, anche se un giocatore non ha un totale spirito di sacrificio in ogni momento della patita o in allenamento di tanto in tanto si prende una pausetta. Aver uno stato di forma non al cento per cento non impedisce a un bravo giocatore di poter fare la differenza soprattutto al cospetto di un avversario meno forte. L’essere arrivati nel gruppo da poco per un giocatore di livello non implica che non possa interagire con i compagni pur avendo una relativa conoscenza degli schemi di gioco e dei movimenti abituali della squadra.

Con il Lecce, ma già anche con l’Atalanta Djidji ha palesato difficoltà a giocare al centro della difesa e soprattutto a dirigerla, Bremer prima di lui anche tanto più che è giovane e ha poca esperienza, e questo ha comportato maggiori difficoltà anche per i compagni di reparto. Infatti, Izzo è apparso meno brillante. Bonifazi ha faticato oltre il normale dovuto al fatto di essere giovane. Persino Sirigu, in alcuni frangenti, ha respinto non bene o ha effettuato uscite precipitose segno che non era tranquillo della copertura che potevano dargli i compagni tanto più che li vedeva non ben piazzati in campo. Si sanno i motivi per cui Nkoulou è fuori, ma se lui c’è con la testa è meglio che torni al più presto, a prescindere da periodo di espiazione che dovrebbe fare. In alternativa se Lyanco sta bene come sembra potrebbe essere una soluzione da utilizzare con la Sampdoria.
Aina continua a palesare discontinuità così come Meïté. Baselli è sempre sul punto di consacrarsi, ma non lo ha ancora fatto. Berenguer, come detto da Mazzarri, è un jolly, però, non ha un ruolo del tutto definito: non è una punta, non è un esterno e neppure un terzino seppur all’occorrenza possa giocare in tutti questi modi. Lukic l’anno scorso aveva iniziato a far vedere che era in grado di dare geometria al gioco in mezzo al campo ed è da vedere se continuerà su questa strada. Rincon ci dà l’anima, ma non può tutto ricadere sulle sue spalle in mediana altrimenti finisce che qualche errore lo commette anche lui. Stesso discorso vale de De Silvestri sulla fascia destra.
Falque è guarito e ha solo bisogno di tornare in forma in modo da essere utile alla causa così come lo sarà Ansaldi appena avrà messo l’infortunio alle spalle. Verdi e Laxalt sono due nuove risorse è si spera che al più presto si integrino e che siano capaci di dare quell’apporto anche caratteriale che serve al Torino. Le gerarchie che danno coerenza ai discorsi e al lavoro che porta avanti l’allenatore sono importanti, ma possono essere cambiate per il bene del Toro e se a qualche giocatore la panchina non garba a gennaio può chiedere di essere ceduto, ma anche l’allenatore può chiedere alla società di dare via qualche giocatore che nel tempo non ha fatto i progressi sperati.

Con la Sampdoria Mazzarri cambierà alcuni giocatori rispetto a quelli che ha utilizzato nell’undici iniziale con il Lecce e dopo le lavate di capo che ha fatto e continuerà a fare in questi giorni c’è una buona probabilità che domenica pomeriggio al Ferraris si vedrà un altro Torino rispetto alla squadra molle, sconclusionata e pasticciona di lunedì sera. L’importante, però, è che non la si debba più rivedere nel corso del campionato.


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