La vittoria del Torino a Lecce dimostra che dalle difficoltà si esce quando in campo ci sono giocatori come Buongiorno
Umiltà, determinazione, spirito di sacrificio e voglia di non mollare mai- Così il Torino si è presentato a Lecce e così è tornato a vincere trascinato da Alessandro Buongiorno che rientrava da un mese di stop per infortunio e che ci ha messo tutte le qualità tecniche che ha, impeccabile in fase difensiva che è il suo mestiere e la capacità di fare incursioni in avanti, e il suo cuore Toro che gli hanno permesso di segnare il gol che ha fatto conquistare i tre punti. Il resto lo ha fatto mister Ivan Juric che ha adattato la squadra derogando dai suoi principi di gioco, passando dal 3-4-2-1 al 3-5-2 con Linetty a fare il play davanti alla difesa e Ricci a supportare le due punte Sanabria e Pellegri, per sopperire alle assenze di chi è infortunato, Schuurs, Djidji e Soppy più Vlasic (dopo lo svenimento al termine della gara con l’Inter e l’aver battuto la testa deve far passare una settimana prima di fare la nuova tac di controllo per vedere se può riprendere a giocare e comunque ultimamente rendeva meno delle sue possibilità), o acciaccato, Zima, Tameze e Zapata, e a quei giocatori che non stanno rendendo per quello che potrebbero lasciandoli in panchina, Ilic (entrato solo all’81 per sostituire il giovane Gineitis) e Radonjic, ed invece ha puntato su calciatori che magari hanno minori doti, ma quelle che hanno le mettono tutte in campo senza lesinare l’impegno.
Il Torino a Lecce non ha fatto una di quelle partite che restano impresse nella mente, ma è stato concreto e cinico sbloccando il risultato alla prima occasione veramente utile e poi aggrappandosi al vantaggio lo ha difeso e cercato di chiudere la partita senza riuscirci, ma comunque non mollando mai per portare a casa la vittoria. Vittoria che mancava dal 18 settembre in casa della Salernitana, da allora solo i pareggi con Roma e Verona e le sconfitte con Lazio, Juventus e Inter. Il problema del fare gol rimane e se non era per Buongiorno, che si è fatto trovare nel punto giusto e ha raccolto il tentativo di tiro non preciso di Ricci e di potenza con il sinistro ha scaraventato in porta la palla, chissà se il Torino avrebbe segnato, però in momenti di difficoltà va bene anche così. Era fondamentale che il Torino vincesse e lo ha fatto.
Le scelte tecniche differenti di cui parla Juric hanno pagato. In campo la differenza la fanno sempre i giocatori. Vojvoda si è adattato a fare il braccetto a destra perché Sazonov, arrivato a Torino il 30 agosto, non è ancora così addentro agli ingranaggi difensivi granata e soprattutto non ha ancora preso del tutto le misure del calcio italiano però ha voglia di apprendere e fra un po’ sarà pronto, Zima anche se sta meglio deve convivere con il dolore al ginocchio operato lo scorso febbraio e Tameze, che si era adattato in precedenza anche lui a fare il difensore, non aveva ancora del tutto superato i crampi che aveva avuto nel finale della gara con l’Inter. Di Buongiorno si è detto e non si avevano dubbi su quello che poteva fare al rientro dopo l’infortunio perché da tempo dimostra di essere imprescindibile. Rodriguez mette a disposizione l’esperienza che ha ponendo sempre grande attenzione in quello che fa e risultando sempre utile. Bellanova sulla fascia destra la presidia, duella con gli avversari, non sempre confeziona cross perfetti e non è abbastanza cinico sotto porta, ieri ha avuto l’occasione di segnare però ha perso l’attimo buono per il tiro indugiando un po’ troppo sul da farsi, ma è uno che non lesina l’impegno. Lazaro sull’altra fascia può anche come ieri sbagliare qualche cross di troppo e anche lui non essere preciso nell’inquadrare lo specchio della porta, però se anche pecca in qualche cosa fa di tutto per dare il suo contributo. Linetty in mezzo al campo ha contribuito a dare alla squadra l’equilibrio tattico piazzandosi davanti alla difesa e agendo bene a fare da filtro e quando a potuto si è spinto anche in avanti. Ricci sa gestire la palla nelle due fasi, difensiva e offensiva, non mancandogli l’intelligenza tattica e a Lecce ha supportato le due punte, magari ha svirgolato il tiro in porta che però è diventato un assist per Buongiorno. Gineitis è un giovane di prospettiva che sta crescendo e lo si è visto perché ha messo tanto impegno nell’andare al raddoppio sugli avversari e nel far girare la palla. Sanabria ha uno spirito di sacrificio encomiabile e se occorre arretra in difesa per dare una mano ai compagni perde così un po’ in lucidità sotto porta, ma il lavoro che svolge in campo è prezioso perché gioca per la squadra anche quando non segna. Pellegri ha nel dna il saper tener alta la squadra e se ha l’occasione prova a scatenare il suo istinto per il gol, poi magari il portiere avversario respinge come ha fatto ieri Falcone, ma quando sta bene fisicamente costringe comunque gli avversari a tenerlo d’occhio. E non ultimo Milinkovic-Savic che ieri a parte un rilancio non preciso non ha sbagliato niente ed è stato sempre attento a non farsi sorprendere dagli avversari, di lacune ne ha però ci prova a superarle.
Le difficoltà del Torino non sono ancora superate, ma la strada imboccata sembra quella giusta per risollevarsi. E’ evidente che servirà un po’ di fortuna affinché chi è acciaccato, Zima, Tameze e Zapata, ritrovi la migliore condizione fisica, che gli infortunati, Soppy e Djidji, tornino a disposizione il prima possibile e che non accadano altri infortuni. E poi per puntare a qualche cosa di più del galleggiare a centro classifica bisognerà fare ancora qualche tentativo per vedere se Ilic, Radonjic e anche Vlasic prendono esempio, soprattutto i primi due, dai compagni e si mettono in carreggiata in modo da limare i difetti e sfruttare appieno le qualità che hanno altrimenti occorrerà prendere decisioni drastiche e cederli poiché il talento non messo al servizio della squadra non è utile, nemmeno agli stessi giocatori.


