Addio a Gabriele “Lele” Andena, il grintoso signore dell'area che non prese mai un cartellino
Redazione TMW
Ci sono storie che i numeri da soli non sanno spiegare, ma ce n'è uno, nella carriera di Gabriele “Lele” Andena, che fotografa l'uomo prima ancora del calciatore: zero cartellini.
In un calcio romantico e spietato come quello a cavallo tra gli anni '60 e '70, dove i difensori d'area erano autorizzati a usare le maniere forti e le marcature a uomo somigliavano a duelli rusticani, lui riusciva a essere insuperabile senza mai ricorrere alla scorrettezza.
Una dote d'altri tempi per un atleta straordinario, dentro e fuori dal rettangolo verde, che si è spento improvvisamente sabato 17 ottobre 2026 all'età di 79 anni, colto da un malore mentre faceva ciò che amava, fare sport, su un campo da tennis.
Nato a Milano il 26 settembre 1947, Andena era cresciuto calcisticamente nella Gallaratese prima di legare il proprio nome in modo indissolubile al grande Varese della Città Giardino.
Arrivato in biancorosso nel 1968, ha difeso quei colori per sei stagioni memorabili, collezionando oltre 100 presenze e centrando ben due storiche promozioni in Serie A (nei campionati 1969-70 e 1973-74). In campo era un difensore roccioso, generoso, una colonna d'area insuperabile per tempismo e senso della posizione, doti che gli valsero la stima eterna dei tifosi e l'affetto dei compagni.
Proprio con i suoi vecchi amici e compagni si era riabbracciato soltanto due giorni prima del decesso, giovedì scorso, quando era voluto essere in prima linea davanti allo stadio "Franco Ossola" per l'intitolazione della piazzetta a un altro mito di quel Varese, Pietro Anastasi.
Il destino lo ha strappato alla vita poco dopo, lasciando un vuoto immenso in tutta la comunità calcistica varesina, dove era rimasto a vivere e a lavorare con successo nel settore dell'impiantistica sportiva.
Nel 1974 la sua grinta pulita si era trasferita a Bergamo, sponda Atalanta. In nerazzurro Andena ha disputato cinque stagioni da assoluto pilastro difensivo, totalizzando 167 presenze complessive e risultando fondamentale per la promozione nella massima serie della stagione 1976-77. Anche all'ombra di Città Alta aveva saputo farsi amare subito per la sua serietà d'atleta e la sua grande signorilità, chiudendo proprio a Bergamo la sua carriera ad alti livelli nel 1979.
Oggi, nel giorno dell'ultimo commosso saluto a Varese, sia il club biancorosso che l'Atalanta si sono stretti intorno alla famiglia in un abbraccio unanime.
Se ne va un difensore carismatico, un atleta leale che ha dimostrato al calcio italiano come si possa bloccare i più grandi campioni della Serie A mantenendo sempre la schiena dritta, il sorriso sulle labbra e il massimo rispetto per le regole del gioco.
La cerimonia funebre si è tenuta questa mattina nella Chiesa Parrocchiale di Galliate Lombardo, il comune in provincia di Varese in cui l'ex calciatore viveva. La chiesa era gremita di persone per l'ultimo saluto, con una larghissima ed emozionata partecipazione da parte del popolo biancorosso e del mondo del calcio locale






