Diego Foresti: “Abate un predestinato. La Serie C? Se la snobbi ti fa male”
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Intervenuto ai microfoni della radio di TuttoMercatoWeb.com, il direttore sportivo Diego Foresti ha analizzato i temi più caldi tra Serie B e Serie C: dai playoff cadetti agli allenatori emergenti, fino alle difficoltà che attendono le grandi piazze retrocesse in terza serie. Spazio anche al futuro personale e a una riflessione su Lorenzo Insigne in Serie C.
Direttore, partiamo dalla Serie B: il Monza è approdato in finale playoff dopo il successo in extremis contro la Juve Stabia. È andata secondo pronostico?
“Direi di sì. Il Monza si è giocato la promozione diretta fino all’ultima gara con la sorpresa Frosinone ed è giusto che si giochi la finale per il terzo posto in Serie A. È stata una partita equilibrata, anche se il Monza ha creato qualcosa in più. Poi nel finale è successo di tutto, ma credo sia giusto così”.
La Juve Stabia di Ignazio Abate esce a testa alta. È uno dei tecnici emergenti più interessanti del panorama italiano?
“Sì, assolutamente. Ho avuto il piacere di conoscerlo e lavorarci insieme e si è capito subito che era un predestinato. È un allenatore preparatissimo, un grande lavoratore, uno che esprime il proprio calcio. Lo aveva già dimostrato l’anno scorso a Terni e quest’anno ancora di più, perché con una squadra modesta rispetto alle big della Serie B è arrivato a giocarsi fino all’ultimo secondo una finale per la Serie A”.
Stasera invece, toccherà al Catanzaro di Alberto Aquilani, altro profilo in rampa di lancio.
“Anche Aquilani ha fatto un campionato straordinario. Era già un allenatore che seguivamo ai tempi di Catanzaro, quando lavorava nella Primavera della Fiorentina. Ha un’impronta di gioco molto importante e personalizzata. Quest’anno ha migliorato la fase difensiva rispetto all’esperienza di Pisa e si è visto subito: con le sue idee di gioco aveva una squadra che poteva stare a ridosso delle grandi e infatti è rimasta quinta per mesi. Stasera si gioca una semifinale e nel calcio le partite vanno sempre giocate”.
Spazio ai playoff di Serie C. Il Brescia sembra già in semifinale dopo il 3-0 dell’andata a Casarano.
“Il Brescia ha sicuramente un piede in semifinale. È vero che il Casarano ci ha abituato a imprese incredibili in questi playoff, però ribaltare uno 0-3 a Brescia mi sembra molto difficile”.
Come vede invece le altre sfide?
“Il Catania dovrà sfruttare il fattore campo, perché come squadra e come pubblico è superiore a tutti. Bellissima poi Ravenna-Salernitana: all’andata è stata una grande partita e la Salernitana ha qualcosa in più grazie anche al secondo gol segnato, ma ricordiamoci che a parità di punteggio passa il Ravenna. Sarà apertissima. Anche Potenza-Ascoli sarà dura: l’Ascoli ha sbagliato un rigore all’andata che poteva indirizzare la qualificazione, però il Potenza è una squadra tosta, gagliarda, che gioca bene a calcio. Sarà una grande partita”.
A proposito di allenatori emergenti, l’Ascoli ha valorizzato tantissimo Francesco Tomei.
“È un ottimo allenatore. L’ho conosciuto ai tempi del Catanzaro perché era amico di Vincenzo Vivarini e veniva spesso a vedere gli allenamenti. Ha idee molto chiare. Magari non ha le caratteristiche di Abate o Aquilani, ma l’Ascoli è stata una delle squadre che ha giocato meglio in assoluto. Poi è stato bravo anche il club a ricompattarsi dopo l’addio di Pulcinelli. Hanno costruito una grande squadra e l’entusiasmo della piazza li ha trascinati fino a sfiorare la promozione diretta”.
Tre piazze importanti sono retrocesse in Serie C: Pescara, Reggiana e Spezia. Quale sarà la difficoltà principale?
“La retrocessione dalla B alla C è sempre una brutta gatta da pelare. Scendi con contratti pesanti a livello economico e finanziario e le società soffrono. Penso soprattutto allo Spezia, che era la più strutturata delle tre e dopo quattordici anni consecutivi di Serie B dovrà affrontare una realtà completamente diversa.
La Serie C cambia tutto: organizzazione, dinamiche, mentalità. Se la snobbi ti fa male e rischi di restarci per anni. Basta guardare realtà come Lecce, Benevento o Catanzaro: società solidissime che però hanno impiegato tempo per tornare in B”.
Quale errore non bisogna commettere quando si riparte?
“Bisogna riorganizzarsi subito e capire se tenere uno zoccolo duro o cambiare tanto. Io, fortunatamente, non ho mai vissuto una retrocessione ma diverse promozioni e posso dire che mantenere una base vincente è importantissimo. L’entusiasmo di una squadra che ha vinto ti aiuta anche nella categoria superiore”.
Una curiosità tecnica: Lorenzo Insigne potrebbe fare la differenza anche in Serie C qualora rimanesse a Pescara?
“Un giocatore come Insigne farebbe la differenza ovunque, anche in Serie A, perché è straordinario. Però il passaggio dalla B alla C sarebbe un salto nel buio per uno come lui. In Serie C ci sono meno spazi, ti lasciano giocare meno e il calcio è completamente diverso. Poi conta tantissimo la testa: dipende da come un campione del genere si adatta a una categoria che non ha mai vissuto”.
In chiusura: quando la rivedremo all’opera?
“Ci sono state chiacchierate con alcune società importanti e sto valutando diverse situazioni. Cerco una proprietà sana, seria e con voglia di programmare il futuro nei prossimi due o tre anni. Per me il calcio è soprattutto programmazione: non ci si inventa niente. Se lavori bene, con equilibrio e rispetto dei budget, puoi costruire qualcosa di importante. Spero nel giro di cinque o sei giorni di prendere una decisione definitiva”.
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